Accadde oggi: la mitica promozione in A del Pescara di Zeman

Zeman e il Pescara. Una favola che ebbe il proprio lieto fine proprio il 20 Maggio. Una cavalcata favolosa di una squadra giovane e ricca di qualità, capace di vincere il campionato di B 2011-2012 divertendo tutti.

ZEMAN AL PESCARA

E’ il 21 Giugno del 2011 quando Zdenek Zeman diventa il nuovo allenatore del Pescara. E’ una mossa un pò a sorpresa e nella piazza abruzzese c’è molto scetticismo. Il boemo, dopo un lungo periodo di stop dal calcio italiano (con una breve parentesi in Serbia) è reduce dall’esperienza bis a Foggia. Con i satanelli ha vissuto una stagione particolare, valorizzando tanti giovani, giocando un gran calcio ma non riuscendo nel miracolo promozione. Il trinomio formato da Zeman, Casillo e Pavone ha provato a ripetere il miracolo di inizio anni 90. Un precampionato iniziato tardissimo, una squadra assemblata in fretta e furia a pochi giorni dall’inizio della serie C e tanti giovani. Ci sono Romagnoli, Sau, Insigne, Konè, Salomon. Il Foggia ingrana presto, gioca ottime partite, si trova stabilmente in zona playoff ma subisce troppi gol. Paga il solito inverno zemaniano e tenta una disperata rincorsa nel finale di stagione. Quando la squadra gira, riesce a rifilare goleade a chiunque, anche alle prime della classe. Nelle giornata buie, però, il suo Foggia può perdere malamente con qualunque team. A fine anno la squadra è sesta. C’è la sensazione che, con qualche innesto, si possa puntare ad un campionato di vertice. Ma c’è un piccolo problema: tutti i gioiellini sono in prestito secco, hanno offerte da categorie superiori e nessuna voglia di restare a Foggia.

Zeman fiuta subito la situazione, capisce che c’è da ricominciare da zero e si tira indietro. Nella sua carriera ha sempre e solo firmato annuali, è libero da ogni vincolo contrattuale e saluta tutti. Qui arriva in soccorso un vecchio amico: Eusebio Di Francesco. Suo grande scudiero ai tempi della Roma e ormai allenatore, Di Fra si è da poco accordato col Lecce, lasciando libera la panchina del suo Pescara. Durante una riunione con la dirigenza abruzzese, Eusebio fa un nome: Zdenek Zeman. In fretta e furia, la società convoca il boemo in città. C’è una cena a base di arrosticini e buon vino, a cui presenzia anche Di Francesco. Alla fine c’è l’accordo su tutto: Zeman è il nuovo allenatore del Pescara. Ovviamente, anche in questo caso, firma un annuale e chiede le solite garanzie: una squadra giovane e affamata, nonchè piena autonomia nelle decisioni e sull’aspetto comportamentale.

UNA SQUADRA DI QUALITA’

In città non c’è un particolare entusiasmo. I giorni passano e, oltre allo scetticismo su Zeman, anche il mercato non viene in soccorso. Arrivano tanti giovani, molti dei quali reduci al massimo da un campionato di serie C. Anche lo stesso Zeman non viene sempre accontentato. Fa un nome su tutti: Marco Sau. A Foggia lo ha valorizzato come centravanti, ma nella sua testa può essere ancora più devastante come esterno. Lo immagina già sulla destra, con il giovane scugnizzo napoletano Insigne a sinistra. Ma Sau prende altre strade e Zeman si ritrova con un pugno di mosche. Poco male, il boemo non si scoraggia e continua la costruzione del suo Pescara. Come centravanti arriva un giovanotto, Ciro Immobile. E’ di proprietà della Juventus ma ha girato sempre in prestito. Nella stagione precedente ha fatto flop assoluto, siglando soltanto due reti in 20 presenze divise tra Siena e Grossetto. Il suo arrivo fa storcere la bocca a tutti ma ci vorrà ben poco a smentire gli scettici. Quel ragazzo dal passo dinoccolato siglerà qualcosa come 28 gol in campionato. Si racconta di uno Zeman che lo pungola di continua, che lo definisce “la rovina di questa squadra”. Immobile mastica amaro, i compagni ridono. Sul campo, poi, cerca di smentire continuamente il suo allenatore. Alla fine comprende che aveva ragione lui, Zeman. Il boemo, capendo la fragilità di Immobile e la sua tendenza a sedersi sugli allori, cerca continuamente di stimolarlo. Proprio grazie al suo lavoro, Immobile diventa il centravanti che è adesso.

Ma la squadra non è solo questa. I due centrali di difesa sono giovanissimi: uno è Simone Romagnoli, al Foggia con Zeman l’anno prima. L’altro è un prodotto del settore giovanile, Marco Capuano. Con Di Francesco giocava terzino, Zeman lo sposta al centro con risultati entusiastici. I due giovani crescono partita dopo partita, sono veloci, intelligenti, forti nella marcatura, bravi a impostare. Tra i pali inizia un giovane Pinsoglio, arrivato dalla Juventus. Ma con Zeman e l’ambiente non scatta mai il feeling e, quasi subito, viene scalzato nelle gerarchie da Luca Anania. Uno che Zeman lo conosce bene, essendo stato il fedele secondo di Sicignano ai tempi del Lecce. Anania non ha giocato spesso da titolare in carriera. E’ un onesto gregario ma è bravissimo con i piedi e nelle uscite avventurose. Giocherà la miglior stagione della sua carriera. Pinsoglio, invece, si siede in panchina tutt’altro che felice e a Gennaio saluta la compagnia, tra le polemiche. Al suo posto, Zeman riporta a Pescara il giovane Riccardo Ragni, abruzzese doc in prestito all’Andria. Anche lui, nel finale di stagione, saprà rendersi molto utile.

E infine il centrocampo, dove si cambia di più nel corso del campionato, alla ricerca dei giusti equilibri. Il regista di inizio stagione è Togni, italo-brasiliano voluto da Zeman. Ma è lento, molto lento, a volte compassato, tanto da non dare i tempi giusti alla squadra. Alle sue spalle, intanto, studia da regista un giovanotto del posto, tale Marco Verratti. Fino a quel momento, ha giocato soprattutto da trequartista. E’ innamorato della palla, fin troppo. Dribbling e tanti tocchi. Sembra totalmente distante dal giocatore che piace a Zeman ma si sbagliano tutti. Marco Verratti si conquista presto la maglia da titolare, prima da mezzala e poi al posto di Togni come regista. Impara ad allargare le vedute di gioco, fa meno tocchi, cresce tantissimo in interdizione. E’ semplicemente determinante, fa assist a iosa e fa giocare alla grande la squadra. Ai suoi lati Emmanuel Cascione vive una stagione fantastica, alla faccia di chi lo riteneva inadeguato a un certo tipo di gioco. Segna 6 gol e fornisce prestazioni di alto livello. Dall’altra parte si alternano in tanti: Gessa, Konè, lo stesso Verratti, poi addirittura Togni. In soccorso arriva il mercato invernale, che porta in auge uno scandinavo come Nielsen. Il danese si inserisce a meraviglia negli schemi zemaniani, segnando gol molto pesanti e dando un apporto notevole.

UN CAMPIONATO STREPITOSO

L’inizio non è dei migliori. I carichi di lavoro zemaniani si fanno sentire e oltretutto ci sono dei problemi organizzativi. In ritiro ci sono oltre 40 giocatori, uno sproposito. Zeman fa buon viso a cattivo gioco e tenta di plasmare il suo Pescara. Le amichevoli scivolano via, nel tentativo di far ruotare tutti gli elementi e capire chi può essere utile e chi no. Proprio grazie al ritiro, il capitano Marco Sansovini convince Zeman ma, ancor di più se stesso. Il boemo, infatti, lo vuole esterno destro di attacco, per sfruttare il suo notevole mancino. Sansovini è scettico, è avanti con gli anni e quella posizione non l’ha mai ricoperta. Si adatta, per amore della maglia, e i risultati sono notevoli. Avrà un piccolo calo nella seconda parte di stagione, ma resta il suo contributo. Intanto, il Pescara di Zeman viene estromesso subito dalla Coppa Italia, a domicilio dalla Triestina, formazione di serie C. Non basta una rimonta firmata Insigne, perchè ai calci di rigore Pinsoglio non ne prende una mentre il portiere ospite è ben più performante. In tribuna si rumoreggia, si parla di un esonero rapido di Zeman e di una squadra che vivrà nella mediocrità. Si sbagliano tutti.

Già all’inizio del campionato, il Pescara dimostra il suo valore. Batte il fortissimo Verona grazie a un grande Immobile e si innalza, fin da subito, nelle posizioni di vertice del campionato. Le giornate passano e zemanlandia sembra davvero tornata. Gol, spettacolo e vittorie. Questo Pescara inizia a essere temuto da tutti. Il tripudio arriva a fine Dicembre. All’Adriatico arriva la forte Sampdoria, che tra le sue fila ha anche un certo Mauro Icardi. Il Pescara domina, sciupa un’infinità di palle gol ma a 20 minuti dalla fine ci pensa Sansovini a risolvere il match. Poi, puntuale come un orologio, ecco il solito inverno zemaniano. Il boemo ha sempre smentito che ci fossero problemi legati al richiamo di preparazione, dando piuttosto la colpa ai campi pesanti per via di pioggia o neve. Ma sta di fatto che le sue squadre, spesso e volentieri, tra Gennaio e Febbraio hanno dilapidato tanti punti e macchiato stagioni che potevano essere ben più importanti. Ma non finisce qui, perchè il destino si abbatte inesorabile su Zeman e il suo Pescara.

LA MORTE DI FRANCO MANCINI

Nello staff di Zeman c’è un preparatore dei portieri che è stato un grande protagonista del suo Foggia dei miracoli. E’ Franco Mancini, uno che interpretò il ruolo, in Italia, in modo totalmente unico. Un vero innovatore, non eccezionale tra i pali, ma spericolato come pochi in uscita. Da molti considerato l’Higuita italiano, Mancini è stato con Zeman sia al Foggia che alla Lazio. Una volta appesi i guanti al chiodo, il buon Franco è chiamato dal vecchio Maestro. C’è bisogno di un preparatore dei portieri, uno che insegni ai suoi numeri 1 che la posizione di partenza non è il limite dell’area piccola, bensì dell’area grande. Uno che faccia capire loro che uscire a 40 metri può essere pericoloso ma può esserlo molto di più rimanere tra i pali ad attendere lo sviluppo. E chi meglio di Mancini?

Franco si cala nel ruolo con entusiasmo, ha in Anania un valido allievo e anche gli altri portieri della rosa lo seguono con applicazione. E’ benvoluto da tutti ma la favola di spezza il 30 Marzo, quando Mancini è colto da infarto e muore, prematuramente. E’ una mazzata incredibile per Zeman. Lo stesso boemo ha dovuto vivere, in prima persona, anche la morte in campo del giovane Morosini. Per un attimo, Zeman pensa di mollare tutto. Non lo farà, decidendo di onorare il ricordo del suo amico sul campo. Da quel momento, il Pescara sarà inarrestabile, una vera e propria macchina da guerra, capace di stritolare chiunque.

IL TRIONFO DI ZEMAN E DEL PESCARA

Uno schiacciasassi. Questo diventa il Pescara. Sommerge il Padova per 6-0 a domicilio, stritola il Vicenza. Abbatte il Grosseto e il Gubbio. Poi all’Adriatico arriva il Torino capolista. E’ una sfida fondamentale, perchè alle loro spalle il Sassuolo e il Verona spingono forte, c’è anche la Samp in attesa. Un passo falso potrebbe riaprire totalmente il campionato e far scappare il Torino verso la A. Zeman deve rinunciare ad Anania, espulso nel finale di gara di Grosseto. Tra i pali gioca Riccardo Ragni, all’esordio dal primo minuto: sarà uno dei migliori in campo. Il Pescara gioca una grande partita, disintegra il Torino di Ventura, dominando in lungo e in largo. Alla fine del primo tempo, la gara è già segnata: le reti di Insigne e Immobile spingono il Delfino verso la A. Il risultato non cambia più, nonostante le miriadi di palle gol fallite dai biancoazzurri.

Manca una vittoria, poi sarà serie A. Il turno successivo, il penultimo, si va a Marassi contro la Sampdoria di Iachini. C’è un seguito impressionante di tifosi pescaresi, la festa è pronta ma l’ostacolo è duro, almeno sulla carta. E’ una partita strana, perchè il Pescara appare contratto e la Samp crea molte palle gol nei primi minuti. Alcuni errori dei blucerchiati sono clamorosi, soprattutto da parte di Pozzi e Icardi. Quest’ultimo, addirittura, si divora un gol a porta praticamente vuota. Evidentemente il Dio del calcio aveva già deciso, oppure la manona di Franco Mancini aveva salvato la rete con uno strepitoso intervento, di quelli disperati a cui ci aveva abituato da portiere. Poco dopo il Pescara passa: classica azione di ripartenza zemaniana e il giovane Gianluca Caprari (arrivato dalla Roma a Gennaio) infila un maldestro Romero. Il portiere della Nazionale argentina, però, non ne ha abbastanza e commette un altro errore clamoroso.

E’ in possesso di palla ma si addormenta, facendosi aggredire da Immobile e non facendo di meglio che calciargli addosso. Il rimpallo è vincente, la palla carambola in rete e il Pescara di Zeman raddoppia. Poco dopo Pozzi sbaglia un calcio di rigore, per la Samp si spengono le luci. Il secondo tempo è a senso unico, il Delfino fallisce l’impossibile sotto porta ma trova comunque il tris ancora con Caprari. E’ ormai serie A, manca solo il fischio finale. Il gol della bandiera di Juan Antonio non conta nulla, al novantesimo è festa grande. Perfino Zeman è in lacrime, nel ricordo dell’amico Mancini, che non c’è più. Ma c’è ancora un piccolissimo passo da fare, nell’ultima di campionato.

IL PRIMO POSTO

Allo stato attuale, infatti, il Pescara è a pari punti col Torino ma è in vantaggio negli scontri diretti e nella differenza reti. La squadra di Zeman vuole mantenere il primo posto, per rendere unico il trionfo in una stagione pazzesca. L’ultimo ostacolo è la Nocerina. L’Adriatico è vestito a festa e la squadra risente del clima di gioia e dei lunghi festeggiamenti avvenuti in settimana in città, con tanto di sfilata. Ne esce fuori una partita brutta, inchiodata sullo 0-0. Il primo posto sembra una chimera ma il jolly arriva dalla panchina. Il centravanti di scorta, Riccardo Maniero, è stato un comprimario fino a questo momento. Doveva essere il titolare a inizio anno ma l’arrivo e l’esplosione di Immobile hanno rimescolato completamente le carte.

Maniero riceve palla a trenta metri dalla porta, è il 92′. Attorno a lui c’è poco movimenti, non ci crede più nessuno. Non c’è attacco della profondità, nessun taglio, nessun inserimento. Maniera capisce che non c’è molto da fare, carica un destro spaventoso e infila all’angolino alto. E’ il gol del tripudio: il Pescara di Zeman vince ufficialmente il campionato di serie B, segnando qualcosa come 90 reti. Per buona pace dei tanti detrattori e dei giornalisti di alcune trasmissioni che anche nei mesi successivi non fanno che sminuire l’impresa. Purtroppo l’anno seguente andrà male per entrambi: il Pescara retrocederà mestamente come ultimo in classifica, Zeman sarà esonerato a Febbraio nella sua avventura bis alla Roma. Ci sarà anche un’esperienza bis a Pescara, ma senza il fascino della prima volta.