Tanti auguri Claudio Marchisio: il principino che tanto manca alla Juventus di Andrea Pirlo

Claudio Marchisio, ex centrocampista della Juventus
Fonte foto: Profilo Twitter JuventusFC

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Claudio Marchisio compie 35 anni. Gli auguri da tutto il mondo della Juventus per un talento sparito troppo presto dai radar del nostro calcio

L’essere umano è fatto per nascere, crescere, maturare e, infine, morire. Sono queste le quattro tappe che scandiscono l’esistenza dell’uomo sulla Terra. L’età forse più importante è quella adolescenziale, quella dove si apprendono i valori fondamentali che poi si porteranno dietro per tutta la vita.

Per quanto riguarda il genere maschile, questi si apprendono a scuola, in famiglia e, infine, negli sport di squadra. Tra questi, ovviamente, il calcio. È forse questo il motivo principale per cui Claudio Marchisio ha sempre rappresentato il DNA Juventus, club con cui è cresciuto dall’età di 7 anni.

Una vita in bianco e nero, quella del Principino. Da capitano della Primavera a capitano della Prima squadra. Senza stare a ripercorrere le tappe della sua brillante, seppur breve carriera da calciatore, proviamo a capire perché uno come lui manca tanto alla Juventus di Andrea Pirlo.

QUESTIONE TATTICA –Il gioco di Marchisio si potrebbe scomporre in tanti piccoli gesti, forse banali, ma che sottolineano un’intelligenza calcistica davvero fuori dal comune. La differenza tra Marchisio e quasi tutti gli avversari con cui si confronta sta però nelle letture difensive.

“La naturalezza con cui Marchisio legge il gioco in anticipo e intercetta i passaggi ha davvero pochi eguali ed è uno dei motivi che rendono così determinante la sua interpretazione del ruolo di vertice basso del centrocampo nella Juventus. Marchisio sembra leggere la mente dei suoi avversari e attrarre il pallone come un campo magnetico: una dote capace di dare ai bianconeri un vantaggio sensibile in diverse situazioni di gioco”.

Lo descriveva così, in un articolo di qualche anno fa per L’ultimo Uomo, Federico Aqué, giornalista di SportMediaset. Non che ci fosse il bisogno di rimarcare i problemi in cui versa la mediana bianconera da qualche anno a questa parte. Proprio da quando al centro del campo c’era chi oggi veste i panni del tecnico: il “Maestro”.

In quella squadra, oltre a Pirlo, Allegri poteva fare affidamento su giocatori come Vidal, Pogba e, appunto, Marchisio. Mica male. Ad oggi né Rabiot, Arthur né quantomeno Bentancur riescono a garantire la giusta continuità e qualità di cui questa squadra avrebbe tremendamente bisogno. Nessuno, Ramsey a parte (quando ha voglia e sta bene), è riuscito a colmare il vuoto che Marchisio ha lasciato nel centrocampo bianconero.

Qualità e quantità, per uno che in più di una stagione è riuscito ad andare in doppia cifra. Sapeva giocare la palla, così come era altrettanto bravo a capire il momento in cui far male agli avversari. Le sue letture, ovviamente, erano molto preziose anche per conquistare le seconde palle e permettere alla squadra di schiacciare gli avversari nella propria metà campo. Proprio quello che, fondamentalmente, Pirlo sta cercando di far capire agli attuali calciatori che allena.

QUESTIONE DI DNA JUVE – L’intervista di Chiellini dopo la sconfitta contro l’Inter è il manifesto più evidente che forse con il declino dei senatori (i vari Buffon, Barzagli, Del Piero e appunto Marchisio) questa Juventus si sta avvicinando alla fine di un ciclo.

Non che quello in avvenire sia meglio o peggio di quello precedente (anche se sarà un’impresa non da poco fare meglio di questi ultimi dieci anni) ma è sicuramente il segno che qualcosa dentro l’ambiente sta cambiando. Vedi l’arrivo di molti calciatori stranieri: da McKennie e Kulusesvky, da De Ligt a Demiral.

Giovani assolutamente interessanti ma tutti acquisti in antitesi a quello che era sempre stato lo stile bianconero e cioè quello di puntare sempre su un’ossatura importante di giocatori italiani. E la chiave per capire perché si perdono partite come quella con l’Inter oppure non si riesce ad avere la giusta solidità difensiva sta tutta qui.

A parte Buffon, Bonucci e Chiellini, che comunque sta giocando poco, ci sono tanti giovani che forse stanno faticando a capire e calarsi perfettamente nello stile Juve. Marchisio, che oggi compie appunto 35 anni, poteva rappresentare il condottiero di questa squadra. Il vero perno del centrocampo bianconero. Purtroppo, però, non è andata così.

L’infortunio al ginocchio contro il Palermo, nell’aprile 2016, ci ha forse tolto uno dei centrocampisti più forti che l’Italia abbia avuto negli ultimi 10 anni. E, sicuramente, hanno contribuito a far si che venisse meno il DNA Juve negli anni successivi al suo ritiro. Per capire meglio questo concetto, basta leggere la lettera d’addio che il Principino dedicò alla Vecchia Signora:

Mille pensieri e mille immagini mi hanno accompagnato per tutta la notte.

Non riesco a smettere di guardare questa fotografia e queste strisce su cui ho scritto la mia vita di uomo e di calciatore.

Amo questa maglia al punto che, nonostante tutto, sono convinto che il bene della squadra venga prima. Sempre.

In una giornata dura come questa, mi aggrappo forte a questo principio.

Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia, per questo motivo tra qualche giorno ci saluteremo in modo speciale.

D’altronde l’8 non è altro che un infinito che ha alzato lo sguardo”.

Ancora Tanti auguri Claudio!

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