Storie Mondiali – L’Iran e il calcio oltre la religione

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L’Iran è stato eliminato nella fase a gironi di Russia 2018 dopo aver pareggiato 1-1 contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo sfiorando una storica qualificazione agli ottavi di finale in un girone a dir poco proibitivo, una qualificazione che sarebbe stata molto importante per un Paese il cui rapporto con il calcio è stato condizionato dalla politica e dalla religione.

Infatti, la nazionale iraniana con tre Coppe d’Asia vinte consecutivamente (1968, 1972, 1976) e cinque partecipazioni ai mondiali di calcio (1978, 1998, 2006, 2014 e 2018) è una delle più titolate del continente asiatico e il calcio rimane lo sport più seguito nel Paese, nonostante non sia visto di buon occhio dal regime degli Ayatollah che governa la nazione. Dal 1979, quando fu rovesciata la monarchia filo-statunitense dello scià Mohamed Reza Pahlavi, l’Iran è una Repubblica Islamica governata dalle autorità religiose sciite, ovvero dagli Ayatollah, a partire dall’Ayatollah Khomeini considerato il padre della “rivoluzione islamica”. L’anno precedente i persiani avevano ottenuto la loro prima qualificazione alla fase di un mondiale (Argentina ’78), quando ancora c’era lo scià: un mondiale che si concluse con l’eliminazione al primo turno dopo aver perso la prima e l’ultima partita contro l’Olanda e il Perù e pareggiando clamorosamente la seconda contro la Scozia 1-1.

Con la Rivoluzione Islamica dell’anno successivo, il calcio venne in qualche modo osteggiato dall’Ayatollah Khomeini, in quanto sport troppo “occidentale” e dunque contrario ai dogmi e alla morale dell’islam sciita. Si dovette aspettare quindi il 1998 per rivedere il Team melli alla fase finale di un mondiale. In quell’occasione la rappresentativa iraniana si qualificò alla Coppa del Mondo di Francia ’98 dopo aver superato in maniera rocambolesca l’Australia agli spareggi (1-1 a Teheran e 2-2 in Australia con tanto di invasione di campo da parte di un esagitato tifoso australiano che fece sospendere la gara per tre minuti). Nella fase a gironi l’Iran verrà eliminato ancora una volta dopo aver perso la prima partita contro la Jugoslavia e l’ultima partita contro la Germania; ma è la seconda partita di quel mondiale che passerà alla storia. Domenica 21 giugno 1998 a Lione l’Iran sfidò gli Stati Uniti d’America, loro acerrimi nemici dai tempi della rivoluzione del 1979. Una partita attesissima da un intero Paese che da anni vedeva gli americani come il “Grande Satana”, oltre all’aspetto meramente sportivo che avrebbe visto la squadra perdente uscire matematicamente dal mondiale. Nonostante il pre-partita veda le due squadre protagoniste di gesti distensivi come la stretta di mano tra i due capitani e la consegna da parte degli iraniani di una rosa bianca agli avversari (come segno di pace), il match è molto combattuto e alla fine viene vinto dall’Iran per 2-1, grazie ai gol di Mehdi Mahdavikia e Reza Estili.

Un risultato incredibile che generò un entusiasmo incontrollabile in tutta la nazione con la gente (donne comprese) che festeggiò come in occasione dello spareggio contro l’Australia, lasciandosi andare a comportamenti molto lontani dalla morale islamica, sotto gli occhi delle Guardie della Rivoluzione, che anche in quell’occasione non intervennero, tollerando alcol in quantità industriali, uomini e soprattutto donne che cantavano e ballavano anche canzoni occidentali.

L’esultanza di Mahdavikia al gol del 2-0 per l’Iran contro gli USA.

Dopo quel mondiale seguiranno altre tre partecipazioni alla massima competizione calcistica, che si concluderanno con altrettante eliminazioni al primo turno, compresa quella in questi mondiali di Russia dove l’Iran ha saputo tener testa a squadre come la Spagna e il Portogallo, vincendo però solo la prima partita contro il Marocco.

 

 

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