Storie Mondiali – Belgio: genesi di una aspirante potenza mondiale del calcio.

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Il Belgio, dopo aver eliminato il favorito Brasile di Neymar nei quarti di finale, è approdato alle semifinali di Russia 2018 dove affronterà la Francia. Un risultato che la piccola nazione nel cuore dell’Europa non raggiungeva dai Mondiali dell’86, quando fu eliminata proprio in semifinale dall’Argentina di Maradona, che vincerà quel torneo. Una nazione formata da due anime: quella fiamminga e quella vallone  (francofona, con l’1% della popolazione di lingua e cultura tedesca) divise non solo dalla lingua, ma anche da differenze culturali.

Quel mondiale segnò una sorta di spartiacque nella storia della Nazionale di calcio belga, che fino ad allora aveva ottenuto risultati alquanto modesti nelle precedenti partecipazioni alla Coppa del Mondo, ma che aveva ottenuto un terzo posto agli Europei del 1972 e una finale persa agli Europei del 1980. Protagonisti dei buoni risultati ottenuti tra gli anni ’70 e ’80 furono due allenatori: il vallone Raymond Goethals e il fiammingo Guy Thys. Due allenatori che diedero un’identità al calcio belga, attraverso un gioco fatto di fraseggi continui con un utilizzo frequente della “trappola del fuorigioco”, ma al tempo stesso un gioco brillante, veloce ed offensivo, come si può riscontrare in due partite dell’era Thys, ovvero il quarto di finale  di Messico ’86 contro la rocciosa URSS vinto 4-3 dai belgi e un Belgio-Uruguay 3-1 a Italia ’90, che ricordano molto la partita vista venerdì scorso contro il Brasile.

Guy Thys.

Dopo gli esaltanti Mondiali del 1986, conclusi al 4° posto dopo la sconfitta 4-2 contro la Francia nella finale di consolazione, per i Diavoli Rossi cominciò una fase di declino culminata all’alba del terzo millennio con il fallimento degli Europei giocati in casa nel 2000 (eliminazione al primo turno)  seguito da tre mancate qualificazioni nelle tre edizioni successive e dalla cocente eliminazione agli ottavi di finale della Coppa del Mondo 2002 in Corea e Giappone: in quell’occasione la selezione belga perse 2-0 contro il Brasile (poi vincitore della coppa) in una partita ricordata dai belgi per il goal ingiustamente annullato  sullo 0-0 a Marc Wilmots (futuro CT della nazionale). Un’eliminazione seguita da due mancate qualificazioni a Germania 2006 e a Sudafrica 2010.

Proprio da quel “trauma” nacque, forse, il Belgio di oggi. Una squadra ricca di talenti come il velocissimo Eden Hazard, il portiere Thibaut Courtois o il centrocampista Kevin De Bruyne, tutti forgiati dall’accademia del Genk. Una squadra che dopo il buon piazzamento ai quarti di finale di Brasile 2014 e agli Europei di due anni dopo, sotto la guida di Marc Wilmots, vuole continuare a stupire in questi Mondiali russi grazie al successore di Wilmots, ovvero lo spagnolo Roberto Martinez (coadiuvato niente po’ po’ di meno che dall’ex fuoriclasse francese Thierry Henry come assistente), il quale è riuscito a plasmare una squadra forte, nonostante l’assenza del potente centrocampista Radja Nainggolan, neo-acquisto dell’Inter prelevato dalla Roma, escluso dal CT della sua nazionale per “ragioni tecniche” (e forse anche comportamentali). Un Belgio, insomma, che vuole scrivere la storia. Francia permettendo.

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