Storie mondiali – Argentina ’78: il calcio ai tempi della dittatura

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Il “Mundial” di Argentina ’78 è da considerarsi uno dei più particolari e controversi della storia. Come dichiarato in un’intervista dal giornalista britannico Simon Kuper “il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale. Quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso cessa di essere solo un gioco” e, a rifletterci, questa frase fa proprio il caso per ciò che accadde esattamente quarant’anni fa per i mondiali di Argentina.

Se il calcio è un fenomeno sociale, è automaticamente un fenomeno che viene guardato con molto interesse dalla politica (così come lo sport in genere). Ed è ciò che accadde in quel “Mundial”. Si giocava infatti in un Paese oppresso da una dittatura militare instauratasi nel 1976 con la “benedizione” degli Stati Uniti e guidato in quel momento dal Generale Jorge Videla. Fin da subito la giunta militare colse l’occasione della Coppa del Mondo nella nazione sudamericana per mostrare al mondo che la loro patria fosse “más fuerte” e “más grande” con una accoglienza festosa per i tifosi e per gli “addetti ai lavori” provenienti da tutto il mondo. Ma la realtà era tutt’altro che festosa: sin dal loro avvento al potere, infatti, i militari avevano creato un micidiale sistema di repressione volto a combattere ed eliminare tutti coloro che in qualsiasi modo si opponevano al regime, un sistema che non si fermò nemmeno con l’inizio del mondiale quando aumentarono notevolmente i sequestri, le uccisioni nelle carceri e i cosiddetti “Voli della morte” che venivano sospesi solo quando giocava la Selección argentina.

Nonostante l’estrema segretezza delle torture, le terribili notizie su quello che accadeva si diffusero in tutto il mondo, causando molte polemiche e persino iniziative di boicottaggio del “Mundial”, ma alla fine la manifestazione iniziò regolarmente. La nazionale Albiceleste venne inserita, al contrario di quel che si pensava prima del sorteggio, in un girone piuttosto difficile con la Francia, l’Italia guidata da Enzo Bearzot, e la temibile Ungheria. Fu proprio la gara tra Argentina e Italia a suscitare maggiore interesse, vista la forte presenza di immigrati italiani nella popolazione argentina e proprio per questo la nostra Nazionale fu accolta con grande entusiasmo dai tifosi argentini. Alla fine gli uomini guidati da Cesar Luis Menotti si qualificarono (non senza qualche episodio dubbio) come secondi nel girone dopo la sconfitta proprio contro gli azzurri nell’ultima delle tre partite e nel turno successivo capitarono con il Brasile, la Polonia e il Perù; e proprio l’incontro con i peruviani fu uno degli episodi più controversi della competizione. Infatti, l’Argentina doveva vincere contro il Perù con almeno quattro goal di scarto e la partita finì con un 6-0 per i padroni di casa  che creò molti sospetti di combine, dovuti soprattutto al fatto che il portiere dei peruviani in realtà era argentino di Rosario dove si giocò la partita (ribattezzata da alcuni “mermelada peruana“) e che prima della gara i giocatori della Blanquirroja furono oggetto di comportamenti intimidatori da parte dei sostenitori dell’ Albiceleste.

Alla fine la nazione ospitante riuscì a qualificarsi anche per la finale, dove se la dovette vedere con la formidabile Olanda del “calcio totale” ma che era priva del suo fuoriclasse Johan Cruijff che non partecipò a quel mondiale per motivi di “sicurezza personale”. La gara fu molto nervosa e combattuta, tanto che l’arbitro italiano Sergio Gonnella (scomparso pochi giorni fa) fu oggetto di molte critiche per il suo arbitraggio ritenuto in particolare dagli olandesi troppo permissivo nei confronti dei loro avversari. Alla fine la gara si concluderà con la vittoria argentina per 3-1 nei tempi supplementari: è il 25 giugno 1978 e allo Stadio Monumental di Buenos Aires, l’Argentina alza la sua prima Coppa del Mondo, dinanzi al Generale Jorge Videla e ad un popolo in visibilio, ancora ignaro, però, di quello che stava accadendo a tanti suoi connazionali.

 

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