Storie Mondiali – 1994: la Colombia e quel maledetto autogol.

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La Colombia, negli ultimi anni, è tornata ad affermarsi come una delle realtà calcistiche più importanti del calcio sudamericano, tanto che la si paragona spesso alla fortissima squadra che tra gli anni Ottanta e Novanta veniva considerata addirittura una delle squadre più forti al mondo, tanto da essere indicata come una delle favorite per la vittoria dei mondiali del 1994 negli Usa.

La spedizione americana, però, per quella squadra piena di talenti si concluse in modo tutt’altro che trionfale e verrà ricordata per un avvenimento tragico legato ad una partita giocata in quel mondiale. Quella Colombia, infatti si era presentata ad USA ’94 con una squadra di grandi giocatori talentuosi come il centrocampista Carlos Valderrama (famoso anche per i suoi capelli ricci e biondi e il baffetto nero), il giovane attaccante del Parma Faustino Asprilla e l’estroso portiere René Higuita (che però saltò il mondiale essendo stato arrestato alcuni mesi prima per aver mediato in un tentato sequestro di persona). Oltre a questi, c’era un difensore, meno appariscente rispetto ai giocatori appena citati, ma il cui nome non verrà dimenticato facilmente: ovvero il difensore (nonché capitano) Andrés Escobar. Un cognome che nella Colombia di quegli anni si associava ad un altro Escobar, ovvero il famigerato “re della cocaina“, catturato e ucciso dalla polizia l’anno precedente dopo una lunga caccia all’uomo.

Proprio lo spaccio della droga aveva avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del calcio, in quanto i narcotrafficanti  investivano i ricavi della droga nelle squadre di calcio, costruendo anche diversi campi da calcio e in questo contesto nacquero i successi della nazionale colombiana nei primi anni Novanta e alla qualificazione ad Usa ’94 dopo aver battuto, tra le altre, l’Argentina per 5-0 a Buenos Aires nelle qualificazioni. I Cafeteros esordirono così nel mondiale americano, il 18 giugno 1994 al “Rose Bowl” di Pasadena contro la Romania  con una clamorosa sconfitta per 3-1Nella seconda gara arrivò un’altra sconfitta contro gli Stati Uniti padroni di casa; e fu in questa partita che cominciò il dramma della Selección di Francisco Maturrana e soprattutto di Andrés Escobar che in quella partita fece l’autogol che aprì le marcature nel 2-1 finale per gli Usa  e che condannò i colombiani all’eliminazione matematica dai mondiali nella fase a gironi, conclusa dai Cafeteros con l’inutile vittoria contro la Svizzera per 2-0. Al ritorno in patria, il clima era molto teso, con i giocatori della rappresentativa colombiana minacciata di morte già durante la manifestazione iridata, e che fecero da preambolo alla tragedia che si consumò di lì a poco. La sera del 2 luglio 1994, il difensore Andres Escobar ritenuto da molti “colpevole” per l’eliminazione della sua squadra, sta trascorrendo la serata in un ristorante di Medellín con la sua fidanzata, quando dopo un’accesa discussione con i fratelli a capo di un cartello rivale di Pablo Escobar a causa di quell’autorete, viene raggiunto da alcuni colpi di mitraglietta sparati da un’ex guardia del corpo Humberto Muñoz Castro, tornato in libertà nel 2005, dopo solo 11 anni di carcere. Andrés aveva 27 anni ed era seguito in quell’estate da molti club europei, tra questi pare ci fosse anche il Milan. Invece una sfortunata autorete e l’ira di personaggi poco raccomandabili

che per quel suo autogol persero montagne di soldi scommettendo probabilmente sulla Colombia campione del mondo, spezzarono i sogni e la vita di un ragazzo di 27 anni.

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