Storie Mondiali – 1990: Argentina-Jugoslavia e quel rigore che cambiò la storia.

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La Jugoslavia, esattamente 28 anni fa, si giocava quella che, di fatto, sarebbe stata la sua ultima partita nella Coppa del Mondo. Era il 30 giugno del 1990 e in quei mondiali che si disputavano in Italia, il “Brasile d’Europa” (come veniva soprannominata la Nazionale slava per il suo potenziale tecnico) giocava nello stadio “Artemio Franchi” di Firenze l’incontro valido per i quarti di finale contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. 

Nessuno quel giorno, però, sapeva che quella partita avrebbe involontariamente segnato la storia di una squadra e di una nazione. La Jugoslavia, infatti, partì per la spedizione in Italia in un momento molto delicato per le sorti del Paese: l’anno precedente era morto il maresciallo Josip Broz, meglio conosciuto come Tito, che era riuscito a mantenere unito un Paese formato da sei Stati, cinque nazioni, quattro lingue, due alfabeti e tre religioni, tenendo a bada, sotto la bandiera del socialismo, i forti nazionalismi che dopo la sua morte si sarebbero inevitabilmente riacutizzati. A ciò si aggiungeva anche una crisi economica che aggravava ancor di più la situazione. Eppure, quando  agli ottavi di finale gli slavi eliminarono la Spagna, da Belgrado a Sarajevo si diffuse un entusiasmo incredibile.

Dopo quella partita, i “Plavi” (i “Blu” in serbo-croato) avrebbero dovuto scontrarsi ai quarti contro l’Argentina di Diego Armando Maradona, campione del mondo in carica, per continuare il sogno di vincere il loro primo mondiale. Sono le 17 di sabato 30 giugno 1990 e le due squadre si affrontano sotto l’afa e il sole cocente di Firenze davanti a 38.971 spettatori, arbitra lo svizzero-tedesco Kurt Röthlisberger. I tempi regolamentari scorrono via senza molte emozioni, probabilmente a causa del caldo asfissiante, ed anche i tempi supplementari si consumano allo stesso modo, con i giocatori che alla fine cadono in mezzo al campo, stremati dal caldo e dalla sete; si va dunque ai calci di rigore con l’allenatore della Jugoslavia Ivica Osim che dice ai suoi ragazzi: “Io ho finito, adesso tocca a voi. Buona fortuna”. E in effetti, nei calci di rigore serve molta fortuna, come sa bene Osim e i 22 giocatori in campo. La serie comincia con gli jugoslavi già in svantaggio con il fuoriclasse Dragan Stojkovic che impatta il palo, dopo il primo rigore argentino segnato da Serrizuela. Burruchaga porta poi gli argentini sul 2-0, ma la Jugoslavia accorcia con il croato Robert Prosinecki mentre Maradona sbaglia il suo rigore facendosi ipnotizzare dal portiere Tomislav Ivkovic. Nel frattempo Dejan Savicevic porta la squadra di Osim sul 2-2, mentre sia Troglio per l’Argentina che Brnovic per la Jugoslavia falliscono il rigore del 3-2, che non viene sbagliato da Gustavo Dezotti per l’ Albiceleste. Si arriva così al rigore decisivo per la Jugoslavia che se sbaglia è fuori dal mondiale: sul dischetto si presenta con il numero 5 il difensore bosniaco musulmano Faruk Hadžibegic che tira alla destra del portiere argentino Sergio Goycoechea, il quale intuisce e respinge il tiro. La Jugoslavia viene così eliminata da Italia ’90 e quel giorno, nessuno sa che sarà l’inizio della fine per una nazione e per una squadra cancellata due anni dopo con un banale fax mentre è in ritiro per un’amichevole (per ironia della sorte proprio a Firenze). Da quel momento in poi, la domanda sarà sempre la stessa: e se Hadžibegic avesse segnato quel rigore..? Una domanda senza risposta.

http://https://www.youtube.com/watch?v=Up9sw_djHOw

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