Stefano Fiore: “Il Milan di oggi non è quello di una volta. Malesani un insegnante di calcio”

Fonte foto: Logo Milan

L’ex calciatore Stefano Fiore, ha parlato a Stadio Aperto dei diversi temi proposti: dall’Italia Under 21 alle dimissioni di Prandelli. Ecco le sue parole:

Sulla nazionale di Nicolato?

 “Qualche giovane che potrà essere utile alla causa c’è, ma va fatta una riflessione più ampia, sulla qualità di gioco, e quella latita”.

La squadra di Mancini, invece, sembra andare in controtendenza rispetto alla Serie A:

“Noto un impoverimento tecnico evidente dei club, pur con tutto il rispetto per le cose che stanno facendo, ma per esempio il Milan di oggi non è neanche lontano parente di quello di una volta, e questo vale anche per la Juventus. La Nazionale però sta invertendo questo trend, forse anche perché ci sono molti titolari di squadre non di primissima fascia”.

Prima le medio-piccole avevano italiani più forti?

“Non vorrei parlar male di chi c’è adesso, ma mediamente quelle squadre erano nettamente superiori”.

Il calcio ha abbandonato Malesani troppo presto?

“Era un insegnante vero di calcio, avrebbe meritato un altro tipo di percorso ma il suo carattere l’ha un po’ limitato e alcune porte si sono chiuse troppo presto. Ce ne sono anche altri, ma lui veramente ebbe un’escalation incredibile, e poteva fare qualche altro anno”.

Ci racconta di Cosenza e di Glerean?

“Per quanto riguarda Glerean purtroppo posso dire poco, arrivò in un momento veramente complicato, stavamo retrocedendo anche perché la società ci aveva abbandonati, eravamo pieni di debiti e punti di penalizzazione. Nella partita prima del suo arrivo tra l’altro mi infortunai, e non ho potuto dargli una mano, anche se per il poco che ho visto mi aveva fatto una splendida impressione. Proponeva un calcio diverso, spregiudicato. Peccato non averne potuto trarre giovamento. Ho sempre voluto concludere nella squadra in cui ho mosso i primi calci, anche se è successo piangendo, allenandomi con la Beretti nel fuggi fuggi generale della società. Però ero comunque di fronte alla gente che mi ha visto sin da quando ero ragazzino, sono emozioni molto belle”.

Sul rinnovo di Inzaghi?

“Ritengo che Simone abbia fatto un bellissimo lavoro a Roma in questi anni ed è normale che possa rappresentare un profilo da tenere in considerazione per altri club italiani e non sono. Il modus operandi di Lotito è quello di considerarlo figlioccio, è lui che gli ha dato l’opportunità di allenare una squadra forte da subito: penso faccia leva su questo, sul sentimento di riconoscenza. Credo che Inzaghi voglia così bene alla Lazio e voglia stare a Roma, che il matrimonio si farà. Ma starei attento”.

Sulle dimissioni di Prandelli?

“Chi lo conosce e ci ha lavorato è sorpreso fino a un certo punto. Ha fatto un determinato calcio nel suo percorso, i giovani sono sempre stati il suo biglietto da visita, è un insegnante che sa di calcio come pochi. Guardando il mondo del calcio di oggi, la sua figura stride. Per entrare nelle sfumature bisognerebbe sapere a cosa si riferisce: possiamo solo immaginarlo, ma a vederlo da fuori e nelle interviste, anche nel linguaggio del corpo, era come una persona diversa. Alla lunga ha finito per disamorarsi di questo mondo e sfogarsi in questo modo, direi comunque elegante e da apprezzare”.

Convinto dal podio della Panchina d’Oro?

“Sì, giusto, stanno tutti facendo cose importanti. Se vogliamo entrare nello specifico, poi, a mio parere Juric è anche merito di Gasperini. De Zerbi è poi un altro emergente che fa giocare molto bene le sue squadre: ancora non con continuità, ma è tra i più bravi”.

Fonte: TuttoMercatoWeb

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