Mondiale 2018: Sampaoli e la crisi dell’Albiceleste

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L’Argentina è stata, senz’altro, la grande delusione di questa prima parte del Mondiale e l’Albiceleste è sotto l’assedio da parte della critica locale, una delle più dure e spietate al Mondo. Soprattutto il CT Sampaoli è nel mirino di tutti per le sue scelte, ma è davvero tutta colpa sua?

Innanzitutto occorre fare una premessa, scontata ma necessaria: l’Argentina, pur in grande difficoltà, non è ancora stata eliminata dal Mondiale e, vincendo contro la Nigeria, potrebbe comunque qualificarsi agli Ottavi e magari sorprendere tutti arrivando fino in fondo. Allo stato attuale, però, la squadra di Sampaoli è senz’altro la più in difficoltà in assoluto e quella che ha palesato più limiti dal punto di vista tattico e atletico. Proprio il tecnico di Casilda è il principale bersaglio della critica. Indiscrezioni sempre più forti parlano di uno spogliatoio in rivolta con i giocatori che sembra abbiano addirittura chiesto la testa del selezionatore, finito anche nelle mire di Diego Simeone. Il Cholo, tecnico dell’Atletico , uno che è stato spesso accostato alla panchina argentina, ha aspramente criticato l’operato del collega in un audio inviato al suo fido vice Burgos. In che modo il file sia diventato di dominio pubblico resta un mistero ma le critiche alla condizione atletica della squadra, alle scelte di Sampaoli e al rendimento di Messi sono diventate subito virali sul web.

Eduardo Salvio, uno dei tanti equivoci tattici della cervellotica gestione Sampaoli

Sampaoli, come allenatore, gode di una fama probabilmente fin troppo grande, considerando quella che è stata finora la sua carriera. Chi ha allenato sa bene che la fortuna di un tecnico si valuta anche in base ad altri fattori: la buona sorte, gli sponsor, le scelte fatte, gli ambienti in cui capiti, eccetera. Sicuramente, da questo punto di vista, non può essere una colpa di Sampaoli quella di aver allenato quasi sempre club di caratura molto bassa e non è questo che ne costruisce il personaggio. Dopo una lunga militanza in categorie inferiori argentine, il tecnico di Casilda si è dovuto trasferire in Perù per poter finalmente allenare a livello professionistico. Qui si è costruito una discreta nomea e a svolto un buon lavoro nelle 5 stagioni trascorse. Poi ha avuto un’esperienza in Ecuador ed è giunto in Cile, allenando nel campionato locale fino al 2012, quando un pò a sorpresa è stato scelto sulla panchina della Nazionale cilena in sostituzione di Marcelo Bielsa. Proprio il Loco è sempre stato il modello di riferimento, dal punto di vista tattico, di Sampaoli. Facendo leva sul buon lavoro svolto dal suo precedessore, Sampaoli ha ottenuto ottimi risultati sulla panchina cilena ma è evidente come avesse trovato un gruppo già molto vezzo alle idee tattiche da lui volute. Successivamente ha avuto una normale esperienza sulla panchina del Siviglia, senza mostrare mai il calcio visto col Cile, per poi approdare su quella dell’Argentina, quasi a furor di popolo. E qui sono iniziati i dolori.

Seppur a fatica, soffrendo molto più del dovuto e raccogliendo magre figure, l’Argentina si è riuscita a qualificare per il Mondiale russo. Nella gestione Sampaoli, in 13 partite disputate, sono state schierate ben 13 formazioni totalmente differenti, sia dal punto di vista degli uomini che della scelta del sistema di gioco e dei principi. Finchè si trattava di amichevoli di preparazione poteva sembrare anche fisiologico sperimentare diverse soluzioni al fine di trovare la giusta quadratura. Quello che fa riflettere e che sembra essere il vero e proprio tallone d’achille dell’allenatore argentino, è l’ostinazione nel cambiare e cercare vie cervellotiche anche in una competizione breve come il Mondiale, dove si hanno solo 3 partite nel girone per non rischiare di tornare subito a casa. Già un allenatore che, in conferenza stampa, parla di un fantomatico 2-3-3-2 dimostra di volersi mettere al centro dell’attenzione e voler fare indubbiamente il rivoluzionare e l’alternativo in luogo di scelte più tradizionaliste e che meglio si rapportano ad una selezione nazionale . Se la maggior parte dei tecnici rifiuta di parlare di numeri e racchiudere le proprio idee in un sistema di gioco, preferendo parlare di principi e concetti, Sampaoli è sembrato molto legato alla teoria filosofica senza però riuscire a mettere in pratica ciò sul campo. L’Argentina vista finora in questo Mondiale è una squadra senza nè capo e nè coda: lunga, non coordinata nel pressing, inefficiente nella fase di non possesso, quasi priva del concetto di marcature preventive ma allo stesso tempo anche maledettamente brutta e confusionaria in fase d’attacco. Nemmeno il grande talento di molti suoi interpreti ha permesso a Sampaoli di trovare il bandolo della matassa, anzi la confusione che regna sta inevitabilmente offuscando anche le stelle dei vari Messi, Di Maria, Aguero e compagnia.

La reazione di Willy Caballero dopo il clamoroso gol che ha spianato la strada al successo della Croazia per 3-0

Assurde risultano anche le scelte degli uomini, a partire dalle convocazioni. Non si capisce come si possa affidare la maglia da titolare ad un portiere totalmente inadeguato per certi livelli come Caballero, uno che al Chelsea quest’anno ha giocato soltanto una partita in campionato e una manciata in Coppa. Nemmeno l’infortunato Romero era titolare al Manchester ma è un portiere di una caratura, di una personalità e di un’esperienza nettamente superiore rispetto al modesto collega. Perso Romero, Sampaoli avrebbe dovuto basarsi sul rendimento dell’ultima stagione o, comunque, su ciò che le ultime partite avevano messo in mostra: dare spazio al portiere del River Armani sembrava essere la soluzione più logica per tutti ma non per lui e ora non resta che coprirsi gli occhi dinanzi agli orrori dell’estremo difensore titolare. Anche in difesa si fatica a comprendere il perchè un giocatore come Eduardo Salvio, arrivato in Europa come seconda punta e poi inventato esterno offensivo, debba essere costretto a giocare da terzino nonostante gli evidenti limiti nel ruolo, specialmente quando si tratta di difendere o muoversi assieme al reparto. Nel corso della prima partita, Sampaoli aveva optato per una sorta di difesa a 4 e anche qui la scelta di affiancare Rojo a Otamendi è di quelle che fanno discutere: il difensore del Manchester United è finito nel dimenticatoio di Josè Mourinho, che lo ha impiegato soltanto in 7 occasioni nel corso dell’ultima Premier. Evidentemente quanto bastava per convincere Sampaoli a schierarlo peraltro da centrale, ruolo nel quale il giocatore ha sempre fatto fatica, e preferirlo a Federico Fazio, difensore titolare della Roma che ha disputato le semifinali di Champions e ha chiuso l’ultima serie A con la seconda miglior retroguardia in termini numerici. Nonostante tutto, anche nel corso della seconda partita contro la Croazia, anziché tentare di andare sul sicuro e agire per logica, Sampaoli ha pensato bene di sorprendere tutti e schierare una fantomatica difesa a 3 con un solo marcatore di ruolo, Otamendi, affiancato da due terzini come Mercado e Tagliafico, con risultati ancora più negativi.

Se la retroguardia è certamente uno dei talloni di achille, non sembra da meno il centrocampo. Mascherano fu avvisato che, in caso di trasferimento nel campionato cinese, avrebbe rischiato di giocarsi la possibilità di partecipare al Mondiale. Non solo ciò non è avvenuto e l’ex Barca è regolarmente tra i convocati ma, pur avendolo visto per anni e anni impiegato da difensore centrale, Sampaoli ha pensato bene di riportarlo a centrocampo. Si sa che il ritmo del calcio cinese non è paragonabile a quello di un Mondiale di calcio e che il giocatore può considerarsi in fase calante, per questo rende perplessi la decisione di affidare la mediana proprio a lui. Nella gara con l’Islanda è parso fuori luogo e fuori ruolo anche Biglia, schierato da mezzala sinistra e in grandissima difficoltà, così come Lo Celso e perfino Di Maria, uno dei maggiori talenti della squadra. Tutti e tre poi tagliati per la sfida con la Croazia in luogo di un centrocampo più muscolare (e meno tecnico) con l’impiego di Acuna e Perez, senza chiaramente trovare alcun beneficio.

Il grande talento di Messi è rimasto finora offuscato nel corso delle prime due partite

Confusione e poche idee anche in avanti, dopo la presenza di giocatori come Messi, Dybala, Aguero o Higuain avrebbe dovuto garantire, per lo meno, reti e occasioni a raffica. Niente di tutto questo, con la Pulce lontanissimo parente del giocatore quasi sempre ammirato a Barcellona: immalinconito, abulico, svogliato, poco ispirato. Il rigore sbagliato con l’Islanda è semplicemente la punta dell’Iceberg di un atteggiamento completamente sbagliato. Poche squadre al mondo, nel calcio attuale, possono permettersi un calciatore totalmente estraneo alla fase difensiva, che si prende lunghe pause e passeggia per il campo, accendendosi solo con il pallone tra i piedi: tra queste, sicuramente, non c’è l’Argentina. Il poco equilibrio e la scarsa conoscenza situazionale e tattica dei suoi compagni non facilita il compito di Messi. Se Higuain e Dybala sono stati utilizzati col contagocce finora, appare sbagliata anche la scelta di lasciare a casa Mauro Icardi. Impossibile ignorare il rendimento di un ragazzo che nell’ultima serie A l’ha buttata dentro 29 volte; e non parliamo di un campionato qualsiasi ma di uno dei più difficili, se non il più complicato, dal punto di vista tattico e difensivo. Capitolo Meza: il ragazzo è sembrato uno dei più volenterosi tra quelli visti in campo ma se un giocatore arriva a 26 anni e gioca ancora in patria, senza aver mai tentato l’esperienza europea e ha collezionato la prima presenza in Nazionale soltanto nel 2018 due sono le cose: o erano ciechi tutti coloro che sono stati prima sulla panchina dell’Albiceleste, compresi gli osservatori dei club più importanti al mondo, oppure il ragazzo si trova dentro ad una realtà probabilmente più grande di lui.

Come uscirne? Sicuramente il tempo è poco e sembra finito lo spazio per gli esperimenti e gli azzardi. L’unica via sembra essere quella di salvare il salvabile, mandando in campo la squadra più quadrata possibile e che permetta a Messi di esprimere almeno parte del suo smisurato talento. Ma la domanda è una: Sampaoli ne sarà in grado?

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