Mihajlovic: “Con la malattia ho unito tutti. Anche quelli che mi urlavano zingaro”

Sinisa Mihajlovic racconta della leucemia
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Ai microfoni di Radio 105, Mihajlovic ha raccontato nuovamente la sua malattia: “Dopo la leucemia ho unito tutti, anche quello che mi davano dello zingaro”

“Io sono sempre stato uno che divideva, non sono mai stato uno che univa e me ne prendo tutte le responsabilità. Con questa malattia praticamente sono riuscito a riunire tutti, anche quelli che mi urlavano zingaro”. Ospite di Radio 105, all’interno del programma 105 Friends, l’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic ha ripercorso nuovamente le tappe della sua malattia.

Sulla scoperta di avere la leucemia: “Quando sei un’atleta o comunque sei sempre stato uno sportivo pensi che in realtà non succederà mai nulla. Poi così all’improvviso da un giorno all’altro senti che c’è qualcosa che non va. Nel libro racconto che sono andato a fare la risonanza magnetica e c’era questo dottore che mi guardava e capivo che c’era qualcosa che non andava.

Poi continua: “Il dottore mi ha detto che quando ha visto la mia risonanza magnetica aveva pensato che fosse rotta, l’ha spenta e l’ha riaccesa perché non credeva che con quella risonanza io potessi stare in piedi. Con questa risonanza lei non potrebbe neanche camminare, deve avere una soglia del dolore molto alta. Queste sono state le sue parole”.

Sul Coronavirus: “Ho avuto il Covid e il mio parere è che non va sottovalutato. Ero fortunatamente asintomatico, sono stato 16 giorni chiuso in isolamento. Io con la leucemia ho perso il gusto e di tutto quello che mangiavo non sentivo nulla, sembrava che mangiassi un pezzo di cartone. Dopo 2 giorni che ho preso covid mi è tornato il gusto io. Per 16 giorni ho mangiato tantissimo, colazione, pranzo e cena perché non mi sembrava vero di sentire i gusti. Sono aumentato di 4 kg e dopo mi sono dovuto mettere a dieta perché non mi piace non essere in forma. Si deve prestare attenzione a questa malattia”

Sulla nuova esperienza da allenatore: “Essere calciatore ed essere allenatore sono due cose completamente diverse: da calciatore pensi solo a te stesso, vai in campo, ti alleni e torni a casa; da allenatore devi pensare a 25, 30 giocatori, devi trovare la formula giusta. Anche durante la malattia sono sempre stato presente, non c’è mai stato un distacco e anche questo mi ha aiutato molto nelle giornate interminabili in ospedale: seguivo tutti gli allenamenti, ero collegato e mi serviva anche per arrabbiarmi con lo staff, con i giocatori, mi tenevano in vita”. 

Foto: Profilo Twitter Bologna Fc 1909

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