Maldini: “Dobbiamo entrare stabilmente in Champions. Ibra? Al livello di Van Basten”

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Il direttore tecnico del Milan Paolo Maldini ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Ecco le sue parole.

Il nuovo ruolo: “Mi sono preparato staccandomi da quella che era la realtà del calcio, seguendo comunque il Milan. Magari non ero prontissimo perché è stata una cosa improvvisa: ero a Miami e mi ha chiamato Leonardo: ‘Devi essere qua tra 10 giorni, dobbiamo partire insieme, ti voglio con me’. E’ stato facile dire di sì. Nel recente passato c’è stata la possibilità di entrare nell’altro gruppo con Fassone e Mirabelli. C’era anche la possibilità di entrare con Barbara. La mia scelta è sempre stata legata ai colori rossoneri”.

La scelta di un giocatore: “Devi avere all’interno del club uno scout che lavori nella tua direzione. Parliamo ad esempio della difesa. Un difensore per me è abbastanza facile da leggere, ma prima veniva richiesto un giocatore che stava bene in un reparto, adesso andrei a prendere un giocatore che è forte nell’uno contro uno, poi gli insegni a stare bene nel reparto. La cosa difficile da insegnare è la forza nell’uno contro uno, la concentrazione, è una cosa che manca”.

Il ruolo dell’allenatore sul mercato: “L’allenatore ha un ruolo importante. Vede la squadra che ha e vede anche quelle che sono le necessità. Quello che chiediamo all’allenatore è darci dei profili. Credo che i nomi li debba scegliere il club, il quale deve incidere sotto tutti i punti di vista, sia da quello economico sia dall’età del giocatore stesso. Deve avere anche una visione che va al di là di quella che potrebbe essere l’anno dopo”.

Pioli: “E’ bravo nel trasmettere i suoi pensieri. Lo fa con un vigore che non ti aspetti. Vedendo la sua carriera magari non sempre ha confermato quello che ha fatto vedere all’inizio. A volte dobbiamo fermarlo noi. E’ una caratteristica che non gli riconoscevo”.

La presenza: “Dipende dal momento. Nel momento del mercato andare agli allenamenti diventa difficile. In una settimana io e Massara andiamo almeno 3/4 volte a Milanello. Col mister si parla quotidianamente. Sulle cose tattiche ci confrontiamo. Ci sono delle cose che riesci a vedere solo se sei lì. Sono piccole cose che si riconoscono in maniera immediata”.

Il rapporto con i giocatori: “Io cerco di capire il calciatore. Ci sono situazioni e situazioni. Dipende cosa vai a dire. Se devi andare a dire a uno che sta giocando male, vai lì con la comprensione cercando di aiutare quelle che sono le difficoltà del ragazzo stesso. Se uno invece si comporta male, allora devi essere duro. Cerco di avere un dialogo con tutti”.

L’acquisto di Ibra: “Ibra è un’idea del gennaio precedente, ne parlavamo con Leonardo. Avevamo parlato con Zlatan e con Raiola. Lui però aveva dato la parola ai Galaxy: se avesse raggiunto un certo risultato sportivo ed economico sarebbe rimasto. Secondo noi era l’uomo giusto per fare quel mix giusto tra gioventù e esperienza. Una volta preso è normale che l’idea sia condivisa. Non possiamo permetterci di prendere giocatori che non sono approvati dalla proprietà. Veniva da 2 anni di MLS, la Serie A è una cosa completamente diversa. Lui stesso, quando abbiamo proposto 18 mesi di contratto, ci ha detto: ‘Facciamo sei mesi perché non so cosa posso darvi'”.

Ibra e Van Basten: “Sono due super campioni. Fare una classifica è difficile. Baresi e Van Basten erano quelli che avevano qualcosa in più degli altri. Marco, purtroppo, ha dovuto smettere nel suo momento migliore. Ibra, per quello che ha fatto e che sta facendo, è senza dubbio a quel livello lì. Per fare certe cose devi essere un grande campione non solo in campo, ma anche fuori. Il campione riconosciuto da tutti è quello che è campione in tutto”.

L’apporto di Ibra: “Zlatan rompe le scatole in una maniera impressionante. Il nostro era già un gruppo competitivo, ma forse i ragazzi venivano un po’ frenati dalle responsabilità. Ibra è arrivato e si è preso tutte le responsabilità”.

I leader negli anni difficili: “Anche in questi anni difficili, l’ambiente a Milanello non era affatto male. Abbiamo avuto giocatori importanti, come Biglia e Reina che hanno fatto crescere questi ragazzi. Sia Lucas che Pepe giocavano poco e quindi hanno preferito andare a giocare”.

I giovani del Milan: “Difficile trovare uno che mi abbia deluso. Duarte è stato sfortunato, ha avuto tanti infortuni. Il talento di Leao è sotto gli occhi di tutti, può arrivare a livelli incredibili. Saelemaekers è stato frutto del nostro scouting, non conoscevo Alexis. Noi cercavamo un terzino destro in quel momento lì, o uno che in previsione un giorno potesse giocarci. Abbiamo visto questo ragazzo che giocava a destra, a sinistra, come terzino, da numero dieci, con un’intensità tale che dopo che gli dai la palla lui c’è. Bennacer ha grande personalità”.

La sua visione del Milan: “Il disegno cambia strada facendo, io sono legato ad un Milan vincente. Devo salvaguardare anche quello che la mia storia si porta dietro, quello che i tifosi si aspettano da me. E’ lì che spingo la proprietà a fare determinate cose invece che altre. I risultati hanno dato loro ragione per tante cose e a noi per tante altre, in questo momento c’è un’idea unica e questo aiuta quello che è il progetto. Abbiamo intrapreso un percorso che ci deve portare stabilmente in Champions League. Siamo partiti con un’idea di un progetto che potrà un giorno diventare autosostenibile, in un momento di grande crisi questo ha ancora più valore”.

Lavorare con il figlio: “Avere il papà tra le scatole non è piacevole, lo so bene anche io. So bene che il momento più brutto è quando torni da una partita in macchina con tuo papà e ti dice cosa dovevi fare. Anche mio figlio me l’ha detto più volte. La sua fortuna è che gioca in un altro ruolo rispetto al mio. Per Christian, che fa il difensore, è stata ancora peggio”.

Foto: Twitter Milan Reports.

 

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