L’Argentina, Messi e l’ombra ingombrante di Maradona

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Il 22 giugno 1986 Diego Armando Maradona scriveva una pagina memorabile nella storia del calcio inventandosi la celebre “Mano de Dios” e il “Goal del Secolo” nella partita dei mondiali di Messico ’86 contro l’Inghilterra che avrebbe trascinato poi la  Selección al suo secondo titolo mondiale, dopo aver battuto la Germania Ovest in finale.

A distanza di trentadue anni da quell’incredibile partita, si parla tanto dell’Argentina attuale e del suo uomo simbolo Lionel Messi, da tutti ritenuto l’erede del “Pibe de Oro“, ma che con la maglia della sua Nazionale non riesce ad essere decisivo come nel Barcellona. Dopo il pareggio deludente contro l’Islanda (con tanto di rigore malamente sbagliato proprio da Messi) e la pesante sconfitta per 3-0 due giorni fa contro la Croazia si è scatenato, infatti, un dibattito tra i tifosi argentini (e non solo) sulla squadra e sul suo fuoriclasse. In realtà i problemi dell’Argentina nascono non in questi mondiali, ma si trascinano ormai da anni.

La rappresentativa albiceleste, infatti, dalla fine dell’era di Maradona, pur avendo avuto tantissimi campioni nel corso degli anni, ha raccolto tantissime delusioni, riuscendo a vincere soltanto due Copa América nel 1991 e nel 1993 e una Confederations Cup nel 1992, dopodiché è cominciata una lunga serie di risultati negativi che ha avuto il suo culmine negli quattro anni con due finali di Copa América consecutive perse contro il Cile (2015 e 2016) e soprattutto la finale dei mondiali 2014 in Brasile persa contro la Germania 1-0. Risultati che hanno fortemente condizionato il rendimento di molti giocatori con la maglia bianco-celeste e che avevano indotto Messi a ritirarsi dalla Nazionale. Una decisione annullata dal campione di Rosario nel 2016, quando il nuovo Commissario Tecnico Edgardo Bauza  lo convince a ritornare; tuttavia il cammino nella qualificazione per Russia 2018, nonostante il rientro di Messi (che aveva segnato un goal decisivo nella prima partita contro l’Uruguay), si complica talmente tanto che Bauza viene esonerato dopo 3 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, venendo sostituito da Jorge Sampaoli che riuscirà ad agguantare la qualificazione diretta nell’ultimo scontro decisivo contro l’Ecuador (tripletta del tanto discusso Messi). Le polemiche però, non hanno risparmiato nemmeno Sampaoli, in particolare per alcune sue scelte nella convocazioni per i mondiali, come per esempio l’ennesima esclusione di Mauro Icardi (capocannoniere della nostra Serie A con 29 goal) oppure lo scarso utilizzo di Dybala Higuaín.

A prescindere però dalle scelte discutibili di Sampaoli (di cui pare che gli stessi giocatori abbiano chiesto l’esonero immediato dopo la sconfitta contro la Croazia), i problemi della Selección sembrano essere molto più profondi, forse anche di natura mentale o di spogliatoio, visto che il rendimento della “Pulce” e dei suoi compagni di squadra è decisamente  più positivo nei rispettivi club di appartenenza: come se ci fosse in quei giocatori una sorta di complesso d’inferiorità nei confronti di Maradona che vinse quel mondiale in Messico praticamente da solo. Lo stesso Maradona, nella sua esperienza da selezionatore ai mondiali del 2010, si è dovuto confrontare con le problematiche di cui sopra, e alla fine quel mondiale si concluse con una pesante sconfitta ai quarti di finale 4-0 contro la Germania. Al di là di quello che succederà nell’ultima partita decisiva del girone contro la Nigeria, resta il fatto che con l’abbondanza di talenti di cui dispone in attacco (anche se non negli altri reparti, ad onor del vero) e soprattutto con uno dei giocatori più forti di tutti i tempi, un altro flop per l’Argentina sarebbe a dir poco incredibile.

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