Juve-Napoli: parla il presidente del Collegio di Garanzia

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La sentenza del caso Juve-Napoli continua a far discutere. Il presidente del Collegio di Garanzia del Coni, Franco Frattini, intervistato da Sky Sport 24, ha spiegato le motivazioni della sentenza in merito alla partita non disputata tra le due squadre in data 4 ottobre 2020.

Queste le parole di Frattini sulla sentenza di Juve-Napoli: “Il Collegio di Garanzia ha valutato gli atti dell’autorità sanitaria, che secondo la legge italiana è preposta a stabilire anche in casi come questo, se una squadra possa partire per una trasferta oppure no. Abbiamo ritenuto che, già il 3 ottobre 2020, la Asl competente aveva stabilito che c’era un obbligo di isolamento che avrebbe impedito la predisposizione a partire per Torino. Lo stesso protocollo federale della FIGC faceva richiamo alle deliberazioni dell’autorità sanitaria nazionale e regionale, quindi la Asl, che è l’unica autorità che deve stabilire se ci sono rischi per l’incolumità pubblica oppure no. Abbiamo ritenuto che la forza maggiore si fosse già realizzata il 3 ottobre e il 4 ottobre ci fosse stata solo la conferma che non era possibile derogare. I protocolli consentono infatti una deroga. Se la sentenza può mettere a rischio il protocollo? Credo ci sia un principio di gerarchia delle fonti. In molte sentenze ho stabilito l’autonomia assoluta dell’ordinamento sportivo che deve essere salvaguardato. Ma, in caso di pandemia in atto, è giusto che il protocollo accettato dagli organismi sportivi abbia riconosciuto il potere di decisione finale all’autorità sanitaria pubblica. La bolla? L’idea della bolla, cioè si può decidere, in deroga al divieto, di giocare in bolla, non può essere un obbligo ma una facoltà. La Asl ha valutato che questa facoltà non si poteva esercitare in quel caso specifico e neppure in bolla si poteva giocare. Napoli il malafede? Sono piani completamente diversi. C’è un’inchiesta della procura federale per valutare se quei comportamenti potessero o meno costituire violazione disciplinare. Noi dovevamo giudicare se ci fosse o meno la forza maggiore per trasferirsi a Torino. Abbiamo voluto sottolineare che, in questa fase, non si potevano mescolare le due questioni. Quello di un comportamento da valutare ai fini disciplinare, che non ci riguardava, è quello della impossibilità di prendere l’aereo e andare a Torino. Su questo abbiamo deciso“.

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Foto: profilo Twitter CONI

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