El Chucky Lozano

Napoli, il nuovo attaccante Hirving Lozano
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El Profe Meza, oltre ad essere stato CT del Messico due volte, lo ha visto crescere nel Pachuca. Un giorno, nel complicato rebus di uno 0-0 sul campo del Club América, al minuto 80, si girò verso la propria panchina ed incrociò il suo sguardo.  Lo chiamò e gli disse semplicemente: “Chucky, non essere ansioso. Entra e fai soltanto quello che sai fare“. La partita finì 1-0. E il gol, neanche a dirlo, lo segnò proprio quel Chucky, il cui soprannome è azzeccatissimo se si pensa al Killer Instinct daBambola Assassina” di questo ragazzo.

Da quel momento, per Hirving Lozano, segnare all’esordio è sempre stata una piacevole abitudine. Non importa se con le maglie di PSV, Messico o Napoli. Non importa se in un Mondiale, al primo tiro effettuato contro la Germania di Neuer, o in Champions League; il debutto è il terreno fertile del Messicano, è il biglietto da visita col quale ama presentarsi.

La Serie A ha iniziato a conoscerlo nell’emozionante partita dell’Allianz Stadium contro la Juventus; in poco meno di un quarto d’ora Lozano ha trovato il tempo per segnare il suo centesimo gol in carriera (a 24 anni!), mettere a sedere De Ligt e guadagnarsi il fallo da cui è scaturito il 3-3 del terzino Di Lorenzo, riaprendo di fatto una partita già persa. La sensazione è che il Napoli di Ancelotti abbia tra le mani un predestinato, un vero crack sia dal punto di vista tecnico che tattico. Il neo-acquisto infatti – oltre ad avere velocità, un’ottima conduzione del pallone (specie quando taglia internamente verso l’area), freddezza sotto porta e grande controllo nello stretto – è anche polivalente nei vari sistemi di gioco, riuscendo a ricoprire tutti i ruoli sul fronte offensivo; nei suoi due anni in Olanda il Chucky è stato collocato prima a sinistra, con propensione all’uno contro uno in un calcio dinamico che sovrabbonda di spazi aperti, e solo in un secondo momento sull’out di destra, sotto la guida di Van Bommel. Quest’ultimo però non ha vincolato il suo gioiello nel ruolo di ala, bensì gli ha dato massima libertà nella manovra, rendendolo di fatto più pericoloso nelle sue accelerazioni e nei suoi strappi al centro del campo.

Lozano ha risposto in maniera eccelsa all’enorme salto di qualità che era chiamato a fare nel trasferimento dal suo Pachuca al PSV. Basti pensare che nella sola Eredivisie il giovane talento ha impreziosito le sue 60 presenze con 34 gol e 22 assist. E, come se non bastasse, ha tenuto una media a partita di 2.2 dribbling riusciti, 2.1 passaggi chiave, 1.4 tiri in porta e 2.5 falli subiti. Un mostro parzialmente oscurato solamente dalla stagione oltre le aspettative di De Jong e De Ligt.

Ora sarà compito di Ancelotti continuare a plasmare il suo estro, a volte troppo frenetico ed impulsivo (anche caratterialmente). Ma se il buongiorno si vede dal mattino, allora sembrerebbe che il Napoli abbia con sè un valore aggiunto che sostanzialmente riduce il gap con la Juventus (come visto nel 4-4-2 del secondo tempo di Sabato sera nel quale el Chucky è stato la perfetta seconda punta degli Azzurri). La definitiva consacrazione sembra alla portata per caratteristiche del giocatore, allenatore ed ambiente. Napoli può ben sperare. A 24 anni, in Italia ed in Europa, può essere il momento di Hirving Lozano.

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