Danzante ed elegante: Tanti auguri a “O Maestro” Rui Costa

Manuel Cesar Rui Costa

Quando il calcio si trasforma in poesia fatta di assist al bacio, palloni accarezzati e dribbling eccelsi ci si può ricordare di uno dei giocatori forse più sottovalutati dell’ultimo decennio, ovvero Rui Costa. Testa alta e schiena dritta rappresentava il “leitmotiv” della sua carriera. Era umile, elegante, esuberante e danzante su quella sfera rotonda. E un “assist-man” come lui nel calcio ce ne sono davvero pochi. Oggi compie 48 anni.

I suoi inizi

Nacque in un paese che calcisticamente parlando divenne famoso, il Portogallo. Molti lo paragonarono a Luis Figo, altri al nuovo Cristiano Ronaldo. Ma la differenza era abbastanza evidente. Iniziò nel suo Benfica, quello del suo mentore Eusebio, da predestinato, per poi arrivare in Italia, a Firenze. Con la maglia viola vive momenti esaltanti nella sua carriera con una città letteralmente ai suoi piedi in cui l’affetto della piazza era qualcosa di eccezionale. E nel 1996 vinse la Coppa Italia segnando 2 reti all’Atalanta.”Quando andavo a fare l’allenamento, lasciavo la macchina davanti al Bar Marisa, fuori dal Franchi, per poter godere del calore dei tifosi una volta uscito dagli spogliatoi”. Un calore che durerà 7 anni, fino a quando il presidente Cecchi Gori non lo cedette  al Milan.

Parentesi Milano

Nell’estate 2001 la sua anima se la prende il diavolo rossonero. Quel diavolo pagò 85 miliardi di lire per acquistarlo e l’epopea milanese sarà ricca di trionfi. Con il Milan vince tutto quello che poteva vincere con la sua straordinaria classe. Una Champions League, una Coppa Italia, uno scudetto e una Supercoppa Italiana. Il palmares parla chiaro. Si dice che avrebbe rappresentato  l’eredità assoluta di Kakà, anche perchè con lui e Rivaldo formarono un trittico devastante. Le caratteristiche erano praticamente uguali a Kakà, veroniche su veroniche, tunnel su tunnel, destro-sinistro, tiri a giro, imbucate. Solo il numero era diverso: il portoghese 10, il brasiliano 22. Senza “O Maestro” probabilmente Pippo Inzaghi avrebbe qualche gol in meno in bacheca, ma sta di fatto che a 48 anni suonati ha interpretato la sua carriera come un “dieci” d’altri tempi.

Foto: Twitter Fiorentina