Foto: PH Valentina Cristiani

Dopo le ultime – deludenti – prestazioni, da ieri la squadra e l’intero staff rossoblù sono rinchiusi nel bunker di Casteldebole, in ritiro.

Se è pur vero che la classifica ancora sorride al Bologna, è pur vero che i felsinei devono ritrovare la loro identità di gioco e la giusta mentalità. Il lavoro dell’area tecnica, orfana di Walter Sabatini, sarà quello di riportare Sinisa sulla via del suo primo Bologna.

 

Mondocalcionews ha raggiunto ed interpellato Giovanni Gabrielli, sport mental coach che collabora con calciatori professionisti italiani e inglesi, per capire il suo punto di vista:

 

Gabrielli, sono tutte di Sinisa le colpe, come ha affermato in conferenza stampa?

“Le conferenze stampa sono un po’ il gioco delle parti, se come si dice da sempre l’impatto di un allenatore sulla squadra va da un 25 fino ad un 40 %, le responsabilità di Sinisa sono all’interno di questa forbice. Ma io non parlerei di colpe, se ci sono colpe ci sono colpevoli. Sbagliato usare questo termine, che attiva un atteggiamento mentale nella squadra ed in tutto il team negativo.

Io parlerei di responsabilità sulla prestazione, che può essere individuale e di squadra. Ma mi lasci dire che le critiche in questo momento servono solo a creare un clima pesante. Insomma siamo alla sesta di campionato, la squadra ha 8 punti, naviga a metà classifica. Diamo tempo al tempo, che non significa negare alcune evidenze, ma la squadra ha bisogno di tranquillità non di un clima pessimista e negativo.

Guardiamo una squadra che per certi versi e per valori tecnici mi ricorda molto il Bologna, parliamo del Genoa, che ha avuto un inizio di campionato disastroso, a parte alcuni critici a prescindere la squadra non è stata attaccata, e piano piano le performance stanno crescendo in termini di prestazioni e risultati, le due rimonte quasi impossibili anche se non hanno dato gli stessi risultati ci fanno capire che questa squadra lavora con focalizzazione, concentrazione ed anche con leggerezza.

Invito tutti alla calma ed ad un atteggiamento proposito e non distruttivo verso la squadra, anche se so bene che sono le situazioni negativa e problematiche  a  fare notizia.

Cosa manca nell’atteggiamento e nella testa dei giocatori?

“Anche qua partiamo da un linguaggio non positivo, ci concentriamo su ciò che pensiamo manchi invece di concentrarci su ciò di cui ogni giocatore è in possesso. Dobbiamo evitare lo sviluppo di una reazione comportamentale disattivante che viene dalla paura di sbagliare, paura che blocca il prendersi anche dei rischi in partita. Ed è solo osando che si ottengono risultati significativi.

Non posso comunque rispondere con oggettività a questa domanda non conscendo gli assetti mentali dei singoli e del team nè il tipo  di lavoro fatto a livello mentale, sarei un presuntuoso se lo facessi. Il calcio è uno sport di contatto contrasto e fondamentalmente situazionale , la squadra è giovane, alcuni punti di riferimento non ci sono più e quindi anche l’atteggiamento mentale risente di ciò. Parlerei di insicurezza e di bassa autoefficacia (consapevolezza dei propri punti forti). E in questo le critiche  e la ricerca dei colpevoli non aiuta a lavorare con la testa leggera e con la consapevolezza di ciò che si ha. La ricerca dei punti deboli e non il concentrarsi sui punti di forza esistenti è un grave errore cognitivo.

Ripeto, leggerezza, focalizzazione sui punti forti personali e di squadra e concentrazione verso gli obiettivi sono la ricetta giusta  per il cammino della squadra”.

Il ritiro fa bene in questi casi? In caso contrario, Lei come avrebbe consigliato di procedere?

“Io sono assolutamente contrario a queste dinamiche che spesso sono lette come punitive. Se avessi dovuto decidere io avrei fatto un avvicinamento alla partita prossima anticipando solo di un giorno massimo due la partenza.

Un ritiro lungo, usufruendo degli stessi campi consueti di allenamento  e dello stesso hotel dove abitualmente la squadra si ritrova non cambia il contesto operativo ne agisce positivamente sul benessere mentale dei giocatori. Che come detto si allenano nei soliti spazi e che sono segregati a meno di 5 km dai loro affetti.

Serve solo questo ritiro ad intensificare lo stato di criticità anche mentale, ci si sofferma sulle problematicità  del momento che possono generare paura ed insicurezza, due cose che in questo momento andrebbero neutralizzate”.

Sinisa è sotto esame, rischia?

“In questo momento non esiste un razionale psicologico ne fattuale per procedere ad una sostituzione che avrebbe impatti negativi sulla squadra.

Ripeto siamo alla sesta di campionato in una posizione di classifica direi tranquilla. So che sostituire nel calcio è una prassi ben collaudata ma spesso nefasta ed è sempre la soluzione più comoda .

Diamo fiducia alla squadra e all’allenatore, la domanda che invece farei a Sinisa è:

“Ma Lei è ancora convinto del progetto, ha ancora voglia di mettersi in discussione?”

Credo che la risposta sarebbe un SI a lettere  maiuscole. Sinisa oltre che un condottiero è un combattente  e la sua storia  anche extracalcistica recente lo dimostra  lasciamolo lavorare come sa, come vuole e come si merita”.

Per alzare l’asticella cosa occorre?

“In questi momenti, per alzare l’asticella bisognerebbe abbassarla, ma questo è un altro discorso… comunque io sono convinto che il risultato di domenica ad Empoli è stato frutto di due momenti contingenti ma sinergici, l’autogoal iniziale e il rigore non segnato. Due situazioni che mentalmente hanno tagliato le gambe alla squadra. Sono anche convinto che il Bologna sia attrezzato per fare un buon campionato, per fare questo  ci si deve concentrare domenica dopo domenica sulle prestazioni e non come sento già dire sull’Europa E sull’ottavo posto  della classifica.

Chiudo con un grosso in bocca al lupo  al Bologna ricordando un pensiero che trovo sempre efficace:

Più dura è la lotta, più splendente sarà il trionfo”.

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