Bergomi: “Inter? Conte ha dato una propria impronta alla squadra”

L’ex difensore dell’Inter ed attuale commentatore Sky, Giuseppe Bergomi, ha rilasciato un’intervista a Tuttomercatoweb dove ha parlato dell’Inter e della Juventus:

Derby di ieri? Anche prima che si giocasse la consideravo una partita Scudetto. Per entrambe. Il Milan non deve guardare indietro ma in avanti, per quel che ha fatto. L’Inter, però, ha vinto con merito. Dà la sensazione di essere matura e consapevole: determinati giocatori sono cresciuti, passando da sconfitte e gare non buone, adesso c’è una squadra unita e con senso di appartenenza forte. Continuo a pensare che Conte sia quello che, in questi due anni, è stato il valore aggiunto.

Conte? Ogni allenatore dà una propria identità. Juventus, Chelsea, ho commentato l’Europeo in Francia ed era una squadra dal cuore grande, con una grande attenzione tecnica. Caratterizza molto le proprie squadre.

Conte crede tanto nel lavoro, nella ripetitività del gesto. Inizialmente ha provato un certo tipo di calcio, col trequartista, poi ogni linea difensiva con tanto campo alle spalle, può andare in difficoltà. Alterna una fase difensiva dove attende e un’altra dove pressa più alto: Lazio e Milan si sono esposte a questo tipo di gioco, dal punto di vista gestionale. Società, rapporti, poi può piacere o meno. E’ uno divisivo ma all’Inter, quando hai uno così, dal carattere forte, arrivano i risultati.

Hakimi e Lukaku sono i due equilibratori del gioco. Sapete da cosa si vede? Da un dato. Lukaku ha fatto zero gol di testa: Ibra trasforma sempre in un appoggio di testa, Romelu no. Devi dargli palla addosso sui piedi o in profondità, poi è un uomo squadra per atteggiamento o senso di appartenenza. Ci tiene tanto, si vede a ogni azione ed esultanza.

In Italia, chi è sopra al metro e novanta, fa la differenza. Vedo lui, Ibra, Lukaku, Dzeko. Ci sono giocatori così, contro le nostre difese e fanno sempre cose importanti, non avevo dubbi sull’impatto.

Ibrahimovic? L’ho messo tra i migliori del Milan insieme a Hernandez. I colpi di testa li fa lui e Handanovic fa due grandi parate. Ibra ha bisogno del supporto della squadra, ieri il Milan ha pagato l’impatto. Ha dei giocatori che non stanno benissimo, vedi Calhanoglu. Sei costretto a farlo giocare, deve tornare a quei livelli. Quando i tuoi migliori non sono al massimo, anche i meno validi, subiscono questo calo. Ne risente tutta la squadra, ma è un momento. Nella partita stessa ci sono alti e bassi, il Milan deve saperlo gestire, continuo a pensare che Ibra sia fondamentale. Quando le cose vanno bene, l’atteggiamento verso i ragazzi, nessuno lo subisce. Deve capire il momento e aiutare i ragazzi.

Pioli? Lo ammiro, è un’amico. Ha instaurato questo rapporto ma ha lo spogliatoio in mano. Deve lottare con le etichette, toglierle nel calcio non è mai facile: Pioli è quello che nell’ultimo decennio ha portato la Lazio al terzo posto. Per lui è importante tener salda la barra, la gara sbagliata è con lo Spezia.

Futuro leader? Barella è pronto, è un ragazzo maturo. La forza dell’Inter, vado controcorrente, è la difesa. Sta cominciando a difendere meglio: lui che è un’istintivo, che si faceva saltare, prendeva gialli per irruenza, adesso sta crescendo da quel punto di vista. E’ maturo, in campo e fuori. Lo conosco dai tempi di Como, ho vissuto l’ambiente e so quel che mi hanno detto.

Barella come dopo-Handanovic? Non mi allineo a chi critica Handanovic, però, attenzione. Samir è intelligente, le parole dopo il derby e dopo l’eliminazione di Champions, sono importanti. Ha sempre trovato le parole giuste, tutto passa attraverso sconfitte. Non metterei Handanovic da parte così facilmente, quel che dice e che ha detto anche ieri su Spalletti, su come l’Inter è diventata quel che è ora, non è banale.

Pirlo? Se stiamo solo sui risultati, che dire? Ha vinto la Supercoppa, è in finale di Coppa Italia, sarebbe vicina all’Inter in caso di successo odierno e in Champions ha 90′ per ribaltare la questione. Poi andiamo sul gioco, su quel che propone e vediamo troppi alti e bassi. E’ condizionato dagli infortuni? Dal fatto che mancano dei giocatori? Certo è che penso si possa fare di più e meglio. Però sulla Juventus, conoscendo le qualità caratteriali e il dna sulla squadra, serve sospendere il giudizio. Idea di gioco? Credo che Pirlo ce l’abbia in testa, però manca Cuadrado che è quello che gli permette di fare le rotazioni che vuole. Sono anche io per una squadra che abbia un undici base, perché ho avuto un maestro come Trapattoni, e dunque per una squadra con gerarchie. Poi è un campionato anomalo, il turnover ci sta, però avere in testa un undici base è fondamentale. Però la Juventus mi mette in difficoltà… Ha preso determinati giocatori, cerca di metterli dentro, prova ancora e ancora.

Kulusevski? Mi piace ma se lo fai giocare spalle alla porta, perde il valore. Fa bene Chiesa perché gioca nel suo ruolo. La Juventus è tutta da scoprire, però è un punto di domanda.

E’ l’unica squadra che mi manda in confusione. Hanno cambiato Allegri che è tra i migliori in assoluto, Pirlo ora ha le sue idee, è andato avanti, e nelle difficoltà prosegue. Però sotto l’aspetto del gioco è stata altalenante e quando ha fatto le cose migliori l’ha fatto.

E della Roma che ne pensa? A parte ieri che ha trovato una squadra che si difende benissimo, non trovando gli uomini tra le linee, ha sempre vinto con le piccole. La squadra c’è, ma per fare il salto, per vincere con le grandi, serve più personalità. Gli servirebbe carisma in alcuni elementi e prima o poi arriverà, non ho dubbi“.

FONTE: www.tuttojuve.com

 

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