Alcune considerazioni sulla quarta giornata di Serie A

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IL PRIMO DERBY DI DIEGO GODIN

Il Derby di Milano. La partita perfetta per lasciare un segno indelebile, per presentarsi al meglio. Dev’essere questo il ragionamento fatto da Diego Godin prima di scendere in campo Sabato sera. D’altronde, lui che aveva promesso una dimostrazione pratica della sua Alma Uruguaya, è stato di parola. E quei pochi scettici che già storcevano il naso dinnanzi a qualche acciacco estivo forse si saranno ricreduti. Godin sembra a questo punto titolare inamovibile, elemento che si sposa benissimo sia col gioco che col carattere di Antonio Conte. La partita vinta contro il Milan rappresenta forse al meglio l’identità calcistica del Caudillo: giocatore duro, intelligente, dotato di grande tempismo e posizionamento in entrambe le fasi. Tutte caratteristiche diverse tra loro, a volte in completa antitesi, ma nel suo caso complementari ed utili a renderlo invalicabile ed elegante al tempo stesso. Solo osservando i suoi movimenti traspare la sua unicità: la particolarità di essere un difensore tanto sicuro e tanto roccioso, nonostante un fisico longilineo, asciutto, che gli conferisce quell’aria signorile, quasi nobile.

Leao, ala brasiliana all’esordio coi rossoneri, poteva essere una vera insidia. Con quella miscela di freschezza e sfacciataggine ha cercato in svariate occasioni di mettere in difficoltà il capitano della Celeste. Che però non si è scomposto. Poteva essere il racconto, l’esaltazione dell’estro del giovane Leao. E invece Godin, da vero sceriffo, ha in primo luogo preso le generalità dell’esterno, e poi ha evidenziato nel suo verbale quella sottile linea che separa il talento grezzo dal vero campione.

Nella sua partita, nel suo primo Derby milanese ha recuperato più palloni di tutti, ben 24. Ma è stato anche il secondo dell’Inter a giocarne di più (60, alle spalle del solo Brozovic), a dimostrazione di un’ottima capacità di transizione, di lettura della situazione. Il numero 2 nerazzurro non è stato eccellente soltanto nelle chiusure, ma anche nelle possibili ripartenze e in fase di impostazione; si veda il preciso e morbido lancio col quale ha tagliato il campo per servire sulla sinistra Barella, in occasione del gol di Lukaku.

LLORENTE SEMBRA PERFETTO PER IL GIOCO DI ANCELOTTI

L’acquisto di Llorente da parte del Napoli si sta rivelando azzeccatissimo. Non dovrebbe essere una sorpresa, tutti conoscono le qualità dell’attaccante basco. Il suo impatto però sta andando ben oltre le aspettative in termini di rendimento, se consideriamo l’ampiezza dell’attacco partenopeo. Tre reti ed un assist in 133 minuti non sono numeri da riserva, ed offrono ad Ancelotti un attaccante vero, in grado di coniugare senso del gol e fisicità al servizio di una squadra che ora ha davvero una molteplicità di opzioni per far male agli avversari. I gol segnati finora, uno in Champions e due al Lecce nell’ultima giornata, hanno un denominatore comune: l’opportunismo.

L’ex Tottenham infatti sembra collocarsi sempre nella giusta posizione per ribadire in gol tiri strozzati, rimpalli o respinte nel cuore dell’area di rigore. Dà la sensazione di essere dominante negli ultimi sedici metri e sembra in grado di coniugare le sue caratteristiche da punta reale con tutti i suoi compagni di reparto, decisamente più associativi e di manovra. Lo stesso Milik ha caratteristiche più da seconda punta, basti pensare che nella passata stagione è stato il giocatore a realizzare più gol da fuori area. Il Napoli cercava un “numero 9”. Sperava in Icardi, ma alla fine ha trovato un “vecchietto” ancora in forma, con esperienza internazionale e chimicamente adatto al suo gioco ed ai suoi interpreti. Da quest’anno, oltre ad un gioco armonioso, fatto di triangoli contestualizzati nell’ordine tattico di Ancelotti, i lanci lunghi avranno un altro senso; saranno una valida opzione a seconda dei momenti e delle letture della partita.

NAHITAN NANDEZ STA CONQUISTANDO IL CAGLIARI

6 punti in quattro partite. Tutti guadagnati nelle ultime due, contro Parma e Genoa. Il Cagliari sembra aver metabolizzato un mercato che ne ha cambiato la pelle rispetto alla scorsa stagione. Ma se i Sardi hanno invertito rotta dopo un avvio difficile, molto lo si deve a Nahitan Nàndez. L’ex Boca Juniors si è adattato in fretta alla Serie A, ed ha messo al servizio di Mister Maran la sua polivalenza. Nàndez di fatto può agire da esterno o da mezzala, garantendo sempre grinta e corsa nell’arco dei 90 minuti. Non è un caso che nell’anticipo della quarta giornata ha corso più di tutti (11,3 Km) senza però rinunciare ad una partita di grande qualità. Lo dimostrano i suoi numeri: 6 cross – arma che ha già fruttato due reti ai rossoblù -, 5 palloni recuperati, 2 passaggi chiave e 2 dribbling riusciti su due tentati. Senza considerare lo sfortunato autogol di C. Zapata propiziato proprio dal suo tentativo di raggiungere un pallone di testa nel cuore dell’area di rigore avversaria. Un pallone che è valso tre punti. La bassa statura (171 cm) non lo scoraggia ed anzi pare esortarlo ad essere ancora più aggressivo.

Il Cagliari aveva bisogno di un centrocampista così, che però dovrà continuare il suo processo di maturazione (Nàndez ha solo 23 anni). In particolare el Leòn dovrà cercare di tenere costante il suo livello di coinvolgimento nel gioco – senza però cadere nella trappola del cartellino giallo – e provare ad essere maggiormente preciso negli inserimenti che lo hanno reso tanto famoso in Argentina. L’eventuale crescita dal punto di vista della tecnica e della tattica individuale applicate al nuovo contesto saranno un punto cardine attorno al quale ruoteranno le ambizioni cagliaritane. A tal proposito Nahitan Nàndez sembra pronto a mettersi in gioco.

 

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