Ad un passo dal baratro.

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Quando tutto stava bruciando, quando si stavano per preparare i banchi degli imputati, quando il boia stava lucidando la ghigliottina che sarebbe calata su (molte!) teste, è arrivato l’idrante che ha spento l’incendio e ha allontanato, per ora, i giustizialisti.

Rojo, un terzino discreto ma non leggendario, che eppure abbiamo imparato a conoscere guardando Manchester United e la Seleccion, ha trovato all’ 87esimo minuto, a tre dal gong, il tiro della vita, peraltro con il suo piede debole, il destro, su un cross alla disperata di Mercado. Ne aveva già fatto uno quattro anni fa, alla medesima giornata contro la medesima avversaria, ma questo è infinitamente più importante perché scaccia un incubo e gli spettri di un nuovo “Mondiale 2002”, autentica tragedia nazionale in Argentina.

E pensare che la partita sembrava cominciata sul binario giusto per i sudamericani. Basta rivoluzioni e moduli strampalati, 4-4-2 con Higuain davanti, Di Maria sulla fascia sinistra e Banega a centrocampo. Proprio l’ex Inter al 14′ illumina una regia sontuosa con un lancio per Messi, che controlla con la coscia, se la aggiusta sul piede bruciando l’avversario e con il destro incrocia e la mette sul palo opposto. Si è sbloccata la Pulce, finalmente tirata a lucido, dopo il naufragio contro la Croazia e l’errore dal dischetto contro l’Islanda. Alla mezz’ora potrebbe anche raddoppiare su punizione, con un bel sinistro sul primo palo, ma il portiere nigeriano tocca con la punta delle dita la palla quel tanto che basta per mandarla sul palo.

Mascherano cerca di guidare la retroguardia con cuore ed esperienza, ma è spesso in affanno, preso in velocità dalle ripartenze africane. È ingenuo al 48′ nel trattenere un avversario in una mischia in area, nonostante fosse una di quelle trattenute che in una classica partita della domenica vediamo una trentina di volte, perché Moses punisce dal dischetto Armani, sostituto di un indecente Caballero che ha giocato le prime due partite in maniera agghiacciante.

È stato un secondo tempo d’ansia, di sudore, di tensione, di strappi (Pavon, inserito a partita in corso, ci ha provato), di errori (Higuain, con il sinistro sparato in curva da buona posizione), di preghiere. La Nigeria sembra buttarla sul fisico, l’Argentina torna la timida Cenerentola delle prime due partite. Fino a Rojo.

Ora sabato ci saranno gli ottavi contro la Francia di Griezzman, Mbappè e Pogba. I bonus sono finiti, il boia è pronto. Ma per chi?

 

 

 

 

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