La Serie A si trova davanti a una delle scadenze più delicate degli ultimi anni. Il 1° giugno non è una data come le altre: rappresenta il punto di svolta per capire quali club potranno muoversi liberamente sul mercato estivo e quali invece rischiano di ritrovarsi con le mani legate. Il nuovo sistema di controllo economico-finanziario, introdotto dalla FIGC e basato sull’indicatore del Costo del Lavoro Allargato (CLA), sta ridisegnando le regole del gioco, imponendo criteri più rigidi e una gestione più sostenibile.
La stagione 2025/26 si è appena conclusa, ma per le società non c’è tempo per respirare. Prima ancora di pensare a trattative, colpi di mercato e strategie tecniche, i club devono presentare la loro situazione patrimoniale intermedia al 31 marzo e il prospetto completo del CLA. Un passaggio obbligato che determinerà la loro libertà d’azione nella sessione estiva dei trasferimenti.
Il nuovo sistema, voluto per garantire maggiore stabilità economica e allineare la Serie A agli standard internazionali, ha già iniziato a far discutere. Alcune società rischiano di trovarsi in difficoltà, altre dovranno ricorrere a interventi straordinari dei soci per evitare sanzioni pesanti. Il mercato, insomma, potrebbe essere condizionato come mai prima d’ora.
Il nuovo scenario economico della Serie A
Prima di entrare nel vivo delle possibili conseguenze, è fondamentale capire cosa rappresenta l’indicatore del Costo del Lavoro Allargato. Si tratta di un parametro che mette in relazione il costo complessivo del lavoro sportivo con i ricavi della società. Un rapporto che deve rimanere entro una soglia prestabilita: superarla significa rischiare il blocco del mercato.
Il CLA include:
- stipendi dei calciatori e dell’allenatore della prima squadra;
- ammortamenti e svalutazioni dei cartellini;
- costi degli agenti sportivi non inclusi nel valore del cartellino.
Dall’altra parte, i ricavi comprendono:
- proventi commerciali, sponsorizzazioni e diritti TV;
- ricavi da prestiti dei calciatori;
- plusvalenze e proventi da trasferimenti, calcolati come media degli ultimi 36 mesi.
Il nuovo sistema è stato introdotto per sostituire l’indice di liquidità, ritenuto ormai superato e poco rappresentativo della reale sostenibilità dei club. Il CLA, invece, offre una fotografia più precisa della capacità di una società di sostenere i propri costi sportivi.
A partire dall’estate 2026, la soglia scenderà ulteriormente a 0,7, rendendo il sistema ancora più selettivo. Una scelta che punta a favorire investimenti sui giovani italiani e a incentivare una gestione più virtuosa.
Le conseguenze per i club: cosa succede se si supera la soglia
Il mancato rispetto dell’indicatore comporta conseguenze immediate e pesanti. Il club che supera la soglia non può operare liberamente sul mercato nella sessione successiva. Questo significa:
- divieto di acquistare nuovi giocatori, salvo operazioni a saldo zero;
- impossibilità di aumentare gli stipendi dei calciatori già in rosa;
- necessità di generare risparmi tramite cessioni, risoluzioni o riduzioni salariali.
Il blocco può estendersi anche alla sessione successiva se la situazione non migliora. Inoltre, la mancata presentazione del prospetto richiesto comporta automaticamente lo stop al mercato.
Per evitare queste sanzioni, i club possono ricorrere a interventi diretti dei soci, come:
- aumenti di capitale;
- versamenti in conto copertura perdite;
- finanziamenti postergati e infruttiferi;
- utilizzo delle riserve di utili, una delle novità più discusse.
Le riserve di utili: la novità che cambia tutto
Tra le novità introdotte dal nuovo sistema c’è la possibilità di utilizzare le riserve di utili per coprire eventuali eccedenze di costo. Una misura che ha fatto discutere, soprattutto dopo il caso Napoli nella sessione invernale.
Le riserve possono essere utilizzate solo se:
- sono distribuibili ai soci;
- risultano contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie;
- l’assemblea dei soci ha deliberato un vincolo di indisponibilità;
- viene quantificato l’importo destinato alla copertura.
Si tratta di una misura che permette ai club di utilizzare parte del proprio patrimonio netto per rientrare nei parametri, ma con vincoli stringenti. Le riserve utilizzate non possono essere distribuite finché gli indicatori non tornano sotto le soglie previste.
Quali club rischiano davvero il blocco del mercato?
Il nuovo sistema mette sotto pressione soprattutto le società con costi elevati e ricavi non proporzionati. Le squadre che hanno investito molto negli ultimi anni, senza ottenere risultati economici adeguati, sono le più esposte.
Tra i club potenzialmente a rischio ci sono:
- società con ingaggi molto alti;
- club che hanno fatto ricorso a numerosi prestiti onerosi;
- realtà che hanno registrato poche plusvalenze negli ultimi tre anni;
- squadre che hanno cambiato spesso allenatore, accumulando stipendi di tecnici esonerati.
Il 1° giugno diventa quindi una data cruciale per capire chi potrà muoversi liberamente sul mercato e chi invece dovrà fare i conti con limitazioni pesanti.
Come i club possono evitare il blocco
Le società hanno diverse strade per evitare il blocco del mercato, ma tutte richiedono interventi concreti e immediati. Tra le soluzioni più utilizzate ci sono:
- cessioni strategiche per generare plusvalenze;
- risoluzioni contrattuali con giocatori fuori dal progetto;
- riduzione del monte ingaggi;
- interventi diretti dei soci;
- utilizzo delle riserve di utili.
Ogni club dovrà trovare la propria strada, in base alla situazione economica e agli obiettivi sportivi.
Un’estate che può cambiare il futuro della Serie A
Il nuovo sistema di controllo economico-finanziario rappresenta una svolta per la Serie A. L’obiettivo è chiaro: rendere il campionato più sostenibile, competitivo e allineato agli standard internazionali. Ma la transizione non sarà semplice.
Il mercato estivo 2026 potrebbe essere uno dei più particolari degli ultimi anni. Alcune società potrebbero essere costrette a vendere prima di comprare, altre potrebbero trovarsi bloccate, altre ancora potrebbero sfruttare la situazione per fare affari.
La scadenza del 1° giugno è solo il primo passo di un percorso che cambierà profondamente il modo di fare mercato in Italia. I club dovranno adattarsi, pianificare con attenzione e trovare nuove strategie per rimanere competitivi.
La Serie A entra in una nuova era, fatta di regole più rigide, controlli più severi e una maggiore attenzione alla sostenibilità. Un cambiamento necessario, ma che richiederà tempo, equilibrio e capacità di innovare. Il futuro del calcio italiano passa anche da qui.