La Serie A si prepara a una delle estati più delicate degli ultimi anni. L’1 giugno rappresenta una data cruciale per la sostenibilità economica dei club, chiamati a presentare la situazione patrimoniale aggiornata e soprattutto il valore dell’Indicatore di Costo del Lavoro Allargato (CLA), il parametro che ha sostituito il vecchio indice di liquidità. Questa nuova metrica, introdotta per rendere il sistema più solido e allineato agli standard europei, sta però generando grande preoccupazione: diversi club rischiano di non rientrare nei parametri, con conseguenze pesantissime sul mercato estivo. Il timore più grande? Il blocco totale delle operazioni in entrata, una misura che potrebbe cambiare radicalmente la competitività del campionato e la programmazione tecnica delle società.
Il CLA mette in relazione il costo complessivo del lavoro sportivo — stipendi, ammortamenti dei cartellini, commissioni degli agenti — con i ricavi del club. Se il rapporto supera la soglia fissata dalla FIGC, scatta automaticamente la limitazione: niente acquisti, possibilità di operare solo a saldo zero e divieto di aumentare il monte ingaggi. Una prospettiva che spaventa soprattutto le società con bilanci fragili o reduci da stagioni complicate, dove la mancata qualificazione alle coppe europee ha ridotto drasticamente i ricavi.
Perché il CLA può bloccare il mercato: i club più esposti
Il nuovo indicatore scenderà a 0,7 già da questa estate, rendendo ancora più difficile per molti club rientrare nei parametri. Il problema principale è che il CLA considera un periodo di 36 mesi per calcolare i ricavi, mentre i costi del lavoro vengono aggiornati annualmente: questo crea squilibri soprattutto per chi ha investito molto negli ultimi anni senza ottenere ritorni immediati.
La FIGC ha introdotto alcune eccezioni per favorire la crescita dei giovani italiani, escludendo dal calcolo i costi relativi ai calciatori Under 23 selezionabili per la Nazionale, ma per molti club questo non basta. Il rischio concreto è che diverse società si ritrovino impossibilitate a muoversi sul mercato, con effetti a catena su trattative, valutazioni dei giocatori e strategie tecniche.
Le possibili soluzioni: aumenti di capitale, riserve di utili e manovre d’urgenza
Per evitare il blocco, i club possono ricorrere a diverse soluzioni: versamenti dei soci, aumenti di capitale, finanziamenti postergati e utilizzo delle riserve di utili, che diventeranno pienamente operative dal 2026. Quest’ultima opzione permette di coprire l’eccesso di costo utilizzando parte del patrimonio netto, ma richiede condizioni precise: riserve distribuibili, delibere assembleari e vincoli fino al pieno rispetto degli indicatori.
Se queste manovre non dovessero bastare, la Serie A rischia davvero un’estate di paralisi, con club costretti a vendere prima di comprare e altri impossibilitati a rinforzarsi nonostante le necessità tecniche. Una cosa è certa: la scadenza del 1° giugno è un crocevia decisivo per il futuro del campionato e per la competitività delle squadre italiane.