La Sampdoria è chiamata a reperire urgentemente 9 milioni di euro entro la fine di luglio 2025 per evitare gravi conseguenze sportive e patrimoniali, tra cui il rischio concreto di penalizzazioni in classifica. Dopo la salvezza conquistata ai playout, il club blucerchiato si trova nuovamente sull’orlo del baratro, stretto tra obblighi contrattuali da onorare e un piano di ristrutturazione del debito che impone vincoli stringenti. Il presidente Matteo Manfredi è al lavoro per trovare risorse fresche, forse con il supporto dell’investitore asiatico Joseph Tey, per rispettare le scadenze imposte dal tribunale e garantire la continuità aziendale.
Il nodo principale riguarda gli obblighi di riscatto legati alle ultime due sessioni di mercato, in cui la Samp ha operato quasi esclusivamente con prestiti condizionati. Ora, però, quei contratti vanno saldati: entro il 31 luglio, il club deve versare 8,7 milioni di euro più bonus, pena la mancata acquisizione dei giocatori coinvolti e sanzioni sportive. Tra i casi più urgenti spiccano i 4,4 milioni dovuti al Como per Bellemo, Ghidotti e Ioannou, e i 2,5 milioni da corrispondere al Cosenza per Tutino.
Caos tecnico e monte ingaggi da ridurre: la Sampdoria lotta per la sopravvivenza
Oltre alle scadenze economiche, la Sampdoria deve affrontare una situazione tecnica caotica: manca ancora l’allenatore e il direttore sportivo Andrea Mancini dispone di un budget ridottissimo, appena 100mila euro, per costruire una rosa competitiva. Le ipotesi sul tavolo includono soluzioni interne come Lombardo e Gregucci, oppure un profilo emergente come Donati. Tuttavia, prima delle scelte tecniche, servono risposte finanziarie.
Il club punta a ridurre il monte ingaggi da 23 a 15 milioni di euro, liberandosi dei contratti più onerosi, molti dei quali ereditati dalla Serie A o sottoscritti in modo poco lungimirante. Alcuni giocatori in scadenza hanno già alleggerito il bilancio, ma restano nodi complessi da sciogliere. Per esempio, Ioannou potrebbe essere ceduto all’Empoli, ma prima va saldato l’obbligo di riscatto con il Como.
Il ritiro estivo è stato fissato a Ponte di Legno dal 22 luglio al 1° agosto, segnale di una minima pianificazione, ma il contesto resta critico. Il piano di ristrutturazione presentato al tribunale si basava sul ritorno in Serie A, obiettivo sfumato, e ora i mancati ricavi devono essere compensati con capitali certi. In questo scenario, parlare di ambizioni è fuori luogo: la priorità assoluta è evitare il collasso.