RIVER PADRONE AL BERNABEU. LA LIBERTADORES VA AI MILLONARIOS PER LA QUARTA VOLTA
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RIVER PADRONE AL BERNABEU. LA LIBERTADORES VA AI MILLONARIOS PER LA QUARTA VOLTA

10 Dicembre 2018 alle 00:32 di Redazione MCN

Nella finalissima – tanto discussa quanto attesa – che ha visto protagoniste le due squadre più celebri di Buenos Aires, piange il Boca Juniors, mentre festeggia il River Plate. Meravigliosa e suggestiva la cornice del Santiago Bernabeu che unisce due continenti opposti calcisticamente parlando, e non solo, e che dona in grande quantità pathos fino al 120′.

La partita inizia sulla falsa riga dell’andata: le due squadre si studiano e rischiano poco. Da segnalare un Boca più prudente, con la linea difensiva mai troppo alta e schermata sempre da Barrios, coadiuvato da Nandez e Perez. Proprio quest’ultimo, vittima degli scontri fuori dal Monumental di qualche settimana fa, ha la possibilità di vendicarsi per ben due volte ma sbatte contro Armani.

Se non che, allo scadere della prima frazione Benedetto coglie un filtrante preciso e mette a sedere l’ultimo baluardo della difesa Millonaria
prima di infilare col piattone il portiere avversario. Nella ripresa il River
cerca di rialzare la testa; Ponzio, ammonito, cede il suo posto ad un fresco Quintero. Il baricentro si alza e così, dopo una bella azione corale, Pratto si trova davanti alla porta spalancata realizzando il gol del pareggio.

Il match si scalda, cala la lucidità, le squadre si allungano. Pavòn e Pity Martinez non trovano mai gli spazi per dare vita a pericolose scorribande sulle corsie esterne e gli attaccanti non vengono ben forniti. Si va ai supplementari, ma gli Xeneizes decidono di andarci senza l’uomo della provvidenza, Benedetto, perchè al suo posto entra a sorpresa Abila. Non passano neanche 3 minuti e Barrios va sotto la doccia per somma di ammonizioni. Senza l’interditore il Boca perde sicurezza, barcolla, ma resiste fino all’intervallo. Nel secondo tempo supplementare però cede al missile di Quintero che dà un bacio alla traversa prima di insaccarsi in rete. Per gli uomini di Schelotto si mette male; il tecnico si vede costretto a ricorrere alla quarta ed ultima sostituzione che porta sulla cancha Carlitos Tevez. Negli ultimi dieci minuti si vede un River padrone delle sorti, a fronte di un Boca disordinato, esausto e col portiere Andrada più impegnato a fare il giocatore di movimento che il “numero 1”, come nei copioni più classici delle partite di Futsal quando si è agli sgoccioli di una gara. La magia del calcio sudamericano persiste anche in Europa quando Jara, comunemente terzino destro, ma nei supplementari trequartista e mezzala contemporaneamente, trova uno sfortunatissimo palo dopo essersi coordinato al volo da centro area. Armani tira un sospiro di sollievo.

All’ultimo minuto proprio il portierone argentino, già campione due anni fa con l’Atletico Nacional, smanaccia un pallone in uscita ed avvia il contropiede Millonario che fa involare el Pity a porta vuota. Il 3-1 è facile facile e consegna a capitan Ponzio la Copa Libertadores tre anni dopo l’ultima volta. Buenos Aires vive due umori diametralmente opposti, con le due facce della stessa medaglia segnate per sempre, ma pronte a vivere nuovi incandescenti capitoli del Superclasico.


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