Quando il ciclone Montella si abbattè sulla Lazio

01 Marzo 2019 - 17:31 di

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E’ il 10 Marzo del 2002 ed in programma c’è un posticipo serale di grande richiamo e importanza: il Derby di Roma. Sarà una partita storica, soprattutto per i colori giallorossi e per il bomber Vincenzo Montella, che entrerà in maniera indelebile negli almanacchi di questa sfida!

 

LE SCELTE DEGLI ALLENATORI

La Roma è Campione D’Italia in carica, la Lazio lo è stata due stagioni prima. Facile pensare che in campo ci sia una parata di stelle. I biancocelesti sono però in difficoltà e la loro stagione è stata molto sottotono, complice anche un cambio di allenatore non particolarmente efficace, con l’avvento di Zaccheroni in panchina e la squadra che cerca un’improbabile rimonta per agganciare la zona Champions. La Roma di Fabio Capello, invece, è in piena lotta per il titolo e vede la sfida con la Lazio come l’occasione giusta per sfruttare il pareggio di giornata tra Inter e Juventus (uno spettacolare 2-2) e tornare in vetta alla classifica. E’ una squadra molto forte quella capitolina ma che in stagione ha spesso pareggiato gare alla portata e questo, alla fine dei conti, risulterà fatale nella corsa allo Scudetto. Rispetto all’anno precedente il team di Capello segna molto meno ma appare più solida: il mister friulano, da inizio anno, ha spesso rinunciato all’impiego della terza punta a favore di un centrocampista in più rispetto a quanto fatto nel campionato precedente, poi vinto. I problemi fisici di Montella, il declino improvviso di Batistuta, gli acciacchi di Marco Delvecchio, la poca fiducia nel veterano Balbo e l’inesperienza del giovane Cassano hanno spesso convinto il tecnico ad affidarsi quasi unicamente alla verve di Francesco Totti, in stato di grazia ma non ancora il goleador, in termini numerici, che impareremo ad apprezzare successivamente.

Vincenzino Montella è stato l’autentico mattatore della sfida

Per questa sfida Capello decide, però, di rispolverare il tridente ma la grande novità è l’esclusione dall’11 iniziale di Gabriel Batistuta, dato in formazione da tutti i quotidiani e le radio locali. L’argentino non la prende bene e addirittura rifiuta la panchina, pertanto davanti come centravanti c’è Vincenzino Montella. L’aeroplanino sta rientrando in forma dopo diversi infortuni che ne hanno frenato la prima parte di stagione ed è uno degli uomini più in forma: questo spiega la scelta dell’allenatore. Alle sue spalle gioca Francesco Totti mentre Delvecchio si occupa della corsia mancina con Cafù a destra. Seppure per molti in quegli anni la Roma è da catalogare secondo un 3-4-1-2, i giallorossi sono tra i primi a schierarsi con il 4-2-3-1 visto che Cafù è a tutti gli effetti l’ala destra della squadra e Vincent Candela opera da terzino fludificante, con Zebina che si allarga a destra. Dall’altra parte Zaccheroni sta tentando di imporre la sua idea di calcio alla Lazio e insiste su una difesa a 3 che finora ha dato poche soddisfazioni, con Nesta come perno principale della retroguardia e con il bomber Hernan Crespo affiancato dall’attuale tecnico bianco celeste Simone Inzaghi, preferito a Claudio Lopez nell’11 iniziale.

 

TABELLINO

LAZIO (3-5-2): Peruzzi; Fernando Couto, Nesta (46’Gottardi), Mihajlovic; D.Baggio (46’Poborsky), Fiore, Giannichedda, Stankovic, Pancaro; Crespo, S.Inzaghi (75’Liverani). A disposizione: Marchegiani, Comazzi, Mendieta, C.Lopez. All: Zaccheroni

ROMA (4-2-3-1): Antonioli; Zebina, Samuel, Panucci, Candela; Emerson (84’Assuncao), Lima; Cafù, Totti, Delvecchio (60’Tommasi); Montella (75’Cassano). A disposizione: Pelizzoli, Aldair, Cufrè, Guigou. All: Capello

Marcatori: 13′, 30′, 37′ Montella; 53’Stankovic, 64’Montella, 72’Totti.

 

LA GARA

Pronti e via e si capisce presto che la Roma ha la partita in pugno e prende possesso della metà campo avversaria. La Lazio fatica oltremodo a trovare i giusti equilibri e soprattutto sulla destra non riesce mai a porre freno alle scorribande giallorossa. La speranza laziale di bloccare il cammino giallorosso verso il secondo scudetto non dura che 13′. Tanto basta alla Roma per sbloccare la contesa: grande scambio sulla sinistra tra Totti e Candela, cross di esterno destro del francese e anticipo imperioso di testa di di Vincenzo Montella, che sigla lo 0-1. La Lazio è frastornata e quasi incapace di reagire e al 30′ la partita prende una direzione ben definita: Totti parte in slalom neanche fosse Alberto Tomba, giunge al limite e incrocia con Peruzzi che respinge in modo non impeccabile. Il primo a giungere sulla palla vacante è Alessandro Nesta, il capitano laziale e probabilmente miglior difensore al mondo ma anche uno che soffriva in  maniera incredibile il Derby. Il centrale della Nazionale si incarta e pensa di proteggere il pallone e favorire l’uscita del suo portiere ma esita troppo e Montella si infila tra i due e col sinistro tocca quanto basta per far carambolare la sfera in rete: è 0-2 e delirio giallorosso. Passano solo 7 minuti e il Derby si chiude definitivamente ancora una volta con Vincenzo Montella, che nuovamente di testa anticipa un Nesta in totale confusione e fa tris, risultato col quale si va all’intervallo.

Montella anticipa nuovamente Nesta e sigla il terzo gol

Nella ripresa la Lazio si sistema secondo un più logico 4-4-2 con Nesta e Dino Baggio, forse i peggiori in campo, che restano nello spogliatoio in luogo di Gottardi e Poborsky. La mossa sembra dare ragione a Zac e infatti la Lazio, improvvisamente, torna in partita con un siluro di Dejan Stankovic dalla distanza, che coglie di sorpresa Antonioli e vale il momentaneo 1-3. Il gol è solo un fuoco di paglia perchè non fa che risvegliare la tigre, che in questo caso risponde al nome di Vincenzo Montella. L’aeroplanino è in serata di grazia totale e dai 30 metri si inventa un grande sinistro che termina la propria corsa sotto all’incrocio dei pali della porta difesa da Peruzzi: è 1-4 e il marcatore della Roma è ancora una volta lui, Montella. Un poker storico che lo rende parte indelebile di questa sfida. Nello stadio cala un clima di totale incredulità: i tifosi giallorossi sono in delirio, i laziali vivono un autentico incubo. Che diventa un inferno quando, al 72′, Francesco Totti decide che è il momento di mettere il definitivo punto esclamativo sul match. Il capitano della Roma avanza fino a trequarti di campo dopo essere andando via di forza all’avversario, sulla destra Cafù si sbraccia per richiamarne l’attenzione e ricevere palla in solitudine ma Totti ha una sola idea in quel momento per cui ignora i segnali del compagno e lascia partire un colpo a lui carissimo: quel cucchiaio che diventerà una delle sue giocate più identificative. Il pallone è perfetto, liftato, quasi baciato dalla dea del calcio e finisce dolcemente alle spalle di un attonito e incredulo Peruzzi. Esulta perfino il solitamente impassibile e burbero Capello e Totti, rivolgendosi verso la sua tifoseria mostra una maglia con scritto “6 Unica!”. Solo successivamente si scoprirà essere dedicata anche alla sua nuova compagnia, Ilary Blasi.

C’è gloria anche per Francesco Totti e il suo cucchiaio. Il capitano esibisce la sua personale maglietta

L’esito della stagione per le due squadre

Al triplice fischio del signor Rosetti si chiude uno dei derby più incredibili della storia con Vincenzo Montella autore di una partita sensazionale. A rincuorare parzialmente il popolo laziale ci penserà l’esito del campionato, visto che i giallorossi, frenati da alcuni incredibili pareggi (tra cui quello decisivo di Venezia, con i lagunari già retrocessi) perderanno lo scudetto per un solo punto a favore della Juventus. La squadra di Zaccheroni, invece, saprà ricompattarsi dopo quell’incredibile batosta e chiuderà dignitosamente il proprio campionato, arrivando a soli 2 punti dalla zona Champions ma, soprattutto, fermando la corsa dell’Inter nell’ultima giornata con quell’incredibile 5 Maggio ricordato per le lacrime di Ronaldo.