Protagonisti Mondiali: Ronaldo, un fenomeno rivoluzionario
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Protagonisti Mondiali: Ronaldo, un fenomeno rivoluzionario

09 Luglio 2018 alle 13:10 di Pierfrancesco Vecchiotti

Nel terzo articolo di “Protagonisti Mondiali” parliamo di Ronaldo. Proviamo a ripercorrere insieme i momenti chiave della sua carriera e spiegare cosa è stato O’ Fenomeno per il calcio.

All’origine di tutto..

Era il 1993. La diffusione su scala mondiale di Internet da lì a breve avrebbe sconvolto la vita sociale, economica e politica degli esseri umani. In Brasile nel frattempo cresceva un ragazzo che la rivoluzione stava per farla a modo suo, con il pallone tra i piedi. Il suo nome è Ronaldo Luis Nazario de Lima, conosciuto da tutti come Ronaldo.

Il Fenomeno nasce a Bento Ribeiro, una favela nei pressi di Rio de Janeiro. A cinque anni inizia a giocare con una squadra di futsal sognando un giorno di vestire la maglia del Flamengo. Nel frattempo il suo nome inizia a circolare tra gli addetti ai lavori e qualche anno più tardi è proprio coi “rubonegri” che Ronnie sostiene il primo provino. Il ragazzo viene preso ma non ha i soldi per pagare il biglietto dell’auto che ogni giorno lo porterebbe al campo d’allenamento e così il sogno sfuma.

Poi però la svolta: Ronaldo conosce Alexandre Martins (che diventerà il suo agente) e viene acquistato dal Cruzeiro. Dopo un breve periodo di ambientamento nel quale gioca con i pari età, esordisce in prima squadra. L’anno successivo parte come centravanti titolare e segna 12 gol in 14 partite. Si, avete letto bene. A 17 anni e al suo primo campionato da professionista Ronaldo segna quasi un gol a partita. E’ qui che inizia la sua personalissima rivoluzione: O Fenomeno vuole trasformare lo straordinario in ordinario e partita dopo partita cerca di rendere sempre più piccola quella linea che separa i sogni dalla realtà.

1994-1996: L’arrivo in Europa

Nell’estate del 1994, pur non scendendo mai in campo, Ronaldo diventa campione del mondo col Brasile a 17 anni. E’ il primo grande successo nella carriera del piccolo fenomeno brasiliano e i grandi club europei cominciano a seguirlo.

Ronnie alla fine sceglie l’Olanda e si trasferisce al Psv Eindhoven. Inizialmente  fa fatica ad ambientarsi soprattutto a causa di un clima non ottimale per un sudamericano. Quando però inizia la stagione tutti i problemi sembrano scomparire. Ronaldo inizia ad incantare con giocate che si erano viste anche prima della sua ascesa ma da giocatori che poi si rivelavano inutili nell’economia di squadra. E qui che sta una parte della sua rivoluzione“: Il Fenomeno quando deve ancora compiere 20 anni unisce all’istinto puro una capacità innata di fare gol. Ronaldo gioca due stagioni con la maglia del Psv e mette a segno 54 gol in 57 apparizioni. Non male per un calciatore di 19 anni appena arrivato in Europa.

Ormai è pronto per il grande salto: tutti le big sembrano disposte a fare follie per avere in squadra l’astro nascente del calcio mondiale. Dopo una lunga trattativa a spuntarla è il Barcellona con il brasiliano che finalmente ha la possibilità di mettersi alla prova in uno dei campionati più competitivi d’Europa.

 

1996-1998: ‘O Fenomeno

La prima volta che vidi giocare Ronaldo, passai tutta la partita a criticarlo invano. Si stringeva nelle spalle per decollare e si lanciava nell’avventura solitaria di fronteggiare i difensori. Ogni volta che toccava il pallone lo allontanava parecchio, troppo, dai suoi piedi, e io, che come ogni spettatore giocavo la mia partita per interposta persona, puntualmente mi lamentavo: «Porca miseria, se l’è allungata troppo». Sembrava che finisse fuori, e invece la raggiungeva; il difensore sembrava essere in vantaggio, invece arrivava prima lui; sembrava che fosse del portiere, invece era gol. Il problema è che io misuravo la sua velocità in termini umani ma Ronaldo è un portento fisico che fa saltare tutte le previsioni di tempo e distanza. (Jorge Valdano)

La frase di Jorge Valdano sembra essere la migliore per spiegare cosa è stato Ronaldo tra il 1996 ed il 1998. Quando arriva a Barcellona il fuoriclasse brasiliano evolve anche dal punto di vista fisico semmai ce ne fosse bisogno. Il risultato è straordinario: Luis Nazario de Lima si trasforma in una macchina di cui non si riesce a trovare il difetto. Le sue capacità sembrano paranormali, inspiegabili. Emblematico in questo senso è il gol segnato contro il Compostela: Ronaldo parte da centrocampo e arriva in porta con gli avversari che provano a fermarlo in tutti i modi ma devono rassegnarsi di fronte alla sua strapotenza fisica e tecnica.  Questa marcatura spiega meglio di ogni altra cosa la “Rivoluzione Ronaldiana“; nel 1995 quando scompaiono i numeri fissi che indicano ognuno un ruolo specifico, Ronaldo mette tutti d’accordo: ‘O Fenomeno possiede la velocità di un numero 7, la tecnica e l’imprevedibilità di un numero 10 e la concretezza tipica di un numero 9.

Nella sua prima ed unica stagione in Spagna va a segno con una regolarità impressionante: a fine stagione saranno 47 gol in 49 partite. Si porta a casa anche il primo trofeo a livello europeo vincendo la Coppa delle Coppe con un suo gol in finale.

In estate Ronnie vince la Copa America da protagonista assoluto e nel frattempo il suo rapporto col Barça si deteriora sempre più. Il brasiliano in quel momento è considerato da tutti il giocatore più forte e decisivo al mondo, quindi servirebbe una cifra shock per portarlo via dalla Catalogna.

L’offerta arriva da Milano, sponda Inter: 48 miliardi di lire. La società catalana non può resistere e così Ronaldo si trasferisce all’ombra della Madonnina. In Italia si guadagna subito l’appellativo di “Fenomeno” che lo accompagnerà per il resto della carriera.

La stagione inizia alla grande per R9 con il Pallone D’Oro che gli viene assegnato nel Dicembre del ’97. Ronnie legittima il premio con una stagione strepitosa: trascina l’Inter in campionato fino al 2° posto e in Europa è protagonista assoluto contribuendo in maniera decisiva alla vittoria dei nerazzurri in Coppa Uefa.

E’ proprio in occasione della finale contro la Lazio che Ronaldo mette in mostra tutto il suo repertorio: gioca una partita praticamente perfetta, giudicata da molti come una delle più grandi prestazioni di sempre a livello individuale. Nella finale di Parigi il fenomeno esprime un calcio favoloso e sembra quasi scherzare con gli avversari che al suo cospetto appaiono impotenti. La prestazione è suggellata da un gol che è già storia: Ronaldo si invola verso la porta difesa da Marchegiani e con una finta di corpo lo mette a sedere prima di depositare la palla nella porta ormai sguarnita.

 

1998-2002: un fenomeno maledetto

Quando nel Giugno del 1998 inizia la Coppa del Mondo tutti gli occhi sono puntati sul Fenomeno e sul Brasile campione in carica. I verdeoro trascinati dal suo fuoriclasse non deludono le aspettative e arrivano a giocare la finale contro la Francia.

Il 12 Luglio però accade l’incredibile: poco prima dell’inizio del match Ronaldo accusa un malore. I medici pensano che sia una crisi epilettica (molti anni più tardi si scopre che si trattava di un problema cardiaco) e Ronnie scende lo stesso in campo. I verdeoro, con la loro stella a mezzo servizio, sembrano spaesati. La Francia vince meritatamente per 3-0 e quest’episodio segna l’inizio di un periodo nero per il Fenomeno.

Nella stagione successiva cominciano ad arrivare i primi infortuni. Ronnie a fine anno totalizza soltanto 19 presenze riuscendo comunque ad andare a segno in 14 occasioni.

Poi il buio totale. Il 21 Novembre del 1999 si procura una lesione al tendine rotuleo. Torna il 12 Aprile del 2000 nella finale di Coppa Italia ma dopo 6′ il ginocchio cede di nuovo col tendine che questa volta si rompe completamente. Ronaldo rivede il campo addirittura un anno e mezzo dopo, il 9 Dicembre del 2001.

Nonostante i ripetuti infortuni ‘O Fenomeno al rientro guida l’Inter a suon di gol e la sfida con la Juve in campionato si decide soltanto all’ultima giornata: i nerazzurri primi in classifica perdono contro la Lazio e i bianconeri ne approfittano vincendo ad Udine. Quella giornata ci regala l’ultima istantanea del Ronaldo interista: il brasiliano è ripreso in lacrime dalle telecamere, consapevole di aver buttato al vento l’ultima occasione per riportare il tricolore a Milano.

 

4 anni dopo ancora il Mondiale, ancora Ronaldo..

Redenzione: acquisizione di uno stato di libertà fisica o morale attraverso la liberazione da motivi d’infelicità.

Quando arriva il Mondiale del 2002 in pochi credono ad un Fenomeno protagonista. Ronnie intanto si presenta al via con una capigliatura molto particolare che spiegherà soltanto qualche anno più tardi, dicendo: “L’ho fatto apposta affinchè l’attenzione si spostasse sui miei capelli”.

Si, perchè Luis Nazario non vuole che si continui a parlare dei suoi infortuni; è stufo di sentir dire: “Ronaldo è un giocatore finito”; “Non tornerà mai più ai livelli di prima” e così via. Il Fenomeno vuole soltanto tornare a giocare per riprendersi tutto quello che la rassegna iridata gli aveva tolto: la felicità.                                                                                                                Quella maledetta notte prima della finale contro la Francia sembrava aver segnato l’inizio di un periodo buio al quale Ronaldo vuole porre fine; il ragazzo di Bento Ribeiro annusa la possibilità di sovvertire per l’ennesima volta le credenze di tutti e completare così la sua rivoluzione.                                                                                                                  La storia del calcio è piena di giovani fuoriclasse che tra un infortunio e l’altro hanno dovuto abbandonare i grandi palcoscenici ma Ronaldo da buon innovatore non vuole adeguarsi alla tradizione, aspira a sconvolgerla.

Così dalla prima partita vediamo un Fenomeno certamente diverso ma forse ancora più forte e decisivo. Ronnie non possiede più lo scatto bruciante e la forza fisica di un tempo ma capisce i suoi limiti e riesce a modificare il suo gioco: diventa uomo squadra e segna, come solo lui sa fare. Va in gol negli Ottavi di Finale e poi in Semifinale quando il Brasile, opposto alla Turchia, ha bisogno del suo sigillo per andare avanti.

Il 30 Giugno arriva la Finale contro la Germania e Ronaldo sa di non poter mancare all’appuntamento col destino. Non parte benissimo ed è impreciso in diverse occasioni ma a 20 minuti dalla fine, col risultato ancora fermo sullo 0-0, il Fenomeno sfrutta la respinta maldestra di Kahn e porta in vantaggio i verdeoro; dieci minuti dopo con un preciso tiro all’angolino chiude la partita.

Il Brasile così è Campione del Mondo per la quinta volta nella sua storia e Ronaldo, come dice Giorgio Tosatti: “Può piangere come un ragazzino perchè è il protagonista della più bella favola mai raccontata dal calcio“.

Il Fenomeno è finalmente redento.

 

2002-2007: Un “Galactico”

Nell’Estate del 2002 Ronaldo, dopo aver rotto definitivamente con l’allenatore dell’Inter Hector Cuper, si trasferisce al Real Madrid per 45 milioni di euro.

Il Fenomeno quando torna in Spagna da un lato è al settimo cielo per la recente conquista del titolo mondiale, dall’altro ha ancora dei dubbi sulla sua tenuta fisica. A Madrid si aspettano tanto da lui nonostante la squadra sia piena zeppa di stelle. Ronaldo è di nuovo il calciatore più importante al mondo, la ciliegina sulla torta che Florentino Perez ha voluto regalare ai tifosi.

Nella partita d’esordio entra e dopo 60 secondi zittisce tutti gli scettici con un gran gol sotto l’incrocio. Poi arriva Dicembre e Ronnie prima vince la Coppa Intercontinentale, segnando anche un gol, poi riceve il suo 2° Pallone D’Oro.

Successivamente il Real concentra tutte le attenzioni sulla Champions League. Il 23 Aprile del 2003 è in programma il ritorno dei Quarti di Finale che vede il Madrid contro il Man Utd di Ruud Van Nistelrooij. Il teatro della sfida è l’Old Trafford ed i giocatori in campo rappresentano il gotha del calcio mondiale. Ne viene fuori una partita stupenda col Manchester che vince 4-3 e il Real qualificato alle semifinali grazie al 3-1 dell’andata. Ronaldo nella “serata delle stelle” rimarca la sua grandezza segnando una tripletta e ricevendo l’ovazione del “Teatro dei sogni”. L’ennesima dimostrazione di onnipotenza calcistica da parte del fenomeno.

La stagione si chiude con la vittoria della Liga mentre in Champions “I Galacticos” vengono eliminati dalla Juve di Marcello Lippi in semifinale. Per Ronaldo saranno 30 gol in 44 partite.

Nella stagione successiva Ronaldo si mette ancora in mostra vincendo il titolo di Pichichi della Liga (24 gol). A livello di squadra però non arrivano successi. La delusione più cocente in Champions (unico trofeo che manca nella bacheca del Fenomeno) dove il Real viene eliminato per mano del Monaco, con l’ex Fernando Morientes a fare da giustiziere.

Nelle successive due stagioni con le merengues il rendimento del Fenomeno cala, soprattutto a causa dei problemi di peso sempre più evidenti. In Spagna proprio per questo motivo viene soprannominato “el gordo”.

Il Fenomeno però non vuole abbandonare così il calcio che conta e nel Mondiale del 2006 prova a lasciare l’ultima impronta. In teoria quello tedesco sarebbe il mondiale dei vari Kakà, Adriano e Ronaldinho, quest’ultimo Pallone D’Oro in carica. I giovani però deludono e Ronnie si ritaglia il suo posto in squadra: segna 3 gol e nella sconfitta del Brasile contro la Francia è l’ultimo ad arrendersi.

 

Il finale di carriera

Ronaldo dopo aver fallito l’ultima occasione per eguagliare Pelè e vincere il terzo Mondiale, si presenta all’inizio della stagione successiva ancora più appesantito. L’allenatore del Real nel frattempo è diventato Fabio Capello, noto a tutti per la sua intransigenza. Don Fabio lascia Ronnie sempre in panchina e a Gennaio lo manda via.

O Fenomeno si trasferisce al Milan, scatenando l’ira dei tifosi interisti che si sentono traditi dal loro vecchio idolo. L’attaccante brasiliano gioca una stagione e mezza con la maglia rossonera, collezionando 9 gol in 20 partite; segna anche nel derby ed esulta facendo rimanere di stucco tutti i tifosi presenti a San Siro. Dopo vari infortuni il Milan decide però di non rinnovargli il contratto e nel Gennaio del 2009 torna in Brasile per giocare nel Corinthians.

Vince subito il Campionato Paulista e viene eletto miglior giocatore del torneo. La stagione prosegue positivamente, Il Fenomeno sembra poter dire la sua in un calcio meno dinamico come quello brasiliano e rinnova il contratto fino al 2011. Nella stagione seguente però è di nuovo alle prese con problemi fisici che ne compromettono il rendimento. Gioca sempre di meno e così a soli 34 anni è costretto al ritiro. Era il 14 Febbraio del 2011;Internet ormai era entrata per sempre nella vita degli individui e Ronaldo aveva ormai completato la sua rivoluzione.

Leggi anche: https://www.mondocalcionews.it/2018/06/29/protagonisti-mondiali-il-divin-codino-roberto-baggio

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