Pescara, un punto per la salvezza
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Pescara, un punto per la salvezza

11 Maggio 2018 alle 18:43 di Vittorio Cornacchia

Non è stata certamente una stagione positiva quella del Pescara, soprattutto considerando le premesse e le ambizioni di inizio anno. Tanti, troppi problemi extra calcistici hanno portato il Delfino ad un passo dal baratro. Solo un’impennata finale ha permesso alla formazione abruzzese di rimettersi in carreggiata e raggiungere una salvezza quasi matematica, al quale manca un solo punto.

Che non sarebbe stato il campionato che tutti si aspettavano lo si poteva capire già in estate, con i primi scricchiolii nel rapporto tra il presidente Sebastiani e l’allenatore Zdenek Zeman. Il boemo, ritornato dopo il trionfale campionato del 2012, aveva più volte esternato perplessità circa la rosa a disposizione, facendo notare come fosse pressochè impossibile fare la preparazione estiva con oltre 40 giocatori e come questi fossero distribuiti malissimo in quanto a ruoli, con diverse posizioni scoperte e altre dove vi erano doppioni su doppioni. Specialmente nel reparto di centrocampo la coperta è sembrata da subito corta e composta da giocatori con caratteristiche poco adatte al gioco del tecnico di Praga. Di contro, il presidente Sebastiani ha più volte messo pressione ad allenatore e squadra, rivelando spesso alla stampa come l‘obiettivo minimo sarebbe stato quello dei play off e come il centrocampo fosse il migliore della cadetteria. La guerra a distanza tra il presidente e l’allenatore ha probabilmente destabilizzato un pò l’ambiente ma nonostante questo i risultati della squadra sono stati sempre dignitosi durante l’era Zeman. l’11 biancoazzurro si è mantenuto costantemente a ridosso della zona alta affilando anche qualche serie importante di risultati, pur senza mai brillare sul piano del gioco. Paradosso ha voluto che la squadra, pur con un allenatore offensivo e integralista come Zeman, sia sembrata più equilibrata che spumeggiante, finendo per vincere diverse partite di misura e giocando in maniera spesso accorta.

Tuttavia gli screzi tra Zeman e Sebastiani sono proseguiti a oltranza, arrivando ad un punto di non ritorno a cavallo con  la sosta natalizia. Solo l’importante serie di risultati positivi ha allontanato un esonero che sembrava certo. Poi il mercato invernale ha buttato altra benzina sul fuoco con Zeman che aveva richiesto un solo giocatore nello specifico: quel Mariani del Lugano che andava anche in scadenza di contratto e che sarebbe potuto arrivare per un indennizzo. Ma il presidente ha agito di testa sua e si sa, Zeman non è uno che le manda a dire e non ha perso occasione per lamentarsi, arrivando al definitivo strappo che si è materializzato dopo la sconfitta per 2-0 di Cittadella, con la squadra a soli 2 punti dai play off. Il boemo aveva comunicato alla società l’intenzione di partire dal veneto con la propria macchina in modo da recarsi direttamente a Roma, il giorno seguente, per le elezioni del 4 Marzo. Consapevole della sua assenza, Sebastiani ha indetto una riunione tra squadra e società proprio per la domenica mattina, al quale ovviamente Zeman era assente. A questo punto è arrivato l’esonero con la scelta di puntare sul tecnico della Primavera Epifani, ex giocatore biancoazzurro. Una decisione dettata probabilmente dal pensiero che la squadra fosse ormai lontana dalla zona rossa e che sarebbe bastato qualche punto per tenerla in B. Invece il regno Epifani è stato un vero e proprio disastro, con la squadra totalmente allo sbando per i continui cambi di modulo del tecnico. Con lui in panchina sono arrivate 5 sconfitte e un pareggio che hanno fatto sprofondare il Pescara in zona retrocessione. A questo si sono aggiunte anche le voci sui falsi in bilancio che avrebbero coinvolto Sebastiani e il resto della dirigenza e che pongono un grosso punto interrogativo sul futuro biancoazzurro. L’avvento di una vecchia volpe come Bepi Pillon ha posto freno alla crisi. L’allenatore veneto ha subito capito di avere tra le mani una squadra in piena confusione e sul quale non c’era il tempo tecnico per poter lavorare sulle proprie idee. Saggia la decisione di ripartire dal lavoro di Zeman, rispolverando il 4-3-3 e integrandolo con qualche suo concetto difensivo. Dopo la sconfitta di Palermo, comunque positiva sotto l’aspetto del gioco, l’11 biancoazzurro ha ripreso una marcia interrotta per troppo tempo, sollevandosi fuori dalle sabbie mobili.

Domani, all’Adriatico di Pescara, arriva l’Ascoli di Serse Cosmi, altra compagine che sta provando con enormi difficoltà a uscire dalla zona rossa dopo un nefasto inizio di stagione. La rivalità tra le due tifoserie aggiunge ulteriore pepe alla sfida poichè una vittoria del Delfino potrebbe pesantemente inguaiare la formazione marchigiana. Ed è quello che si augurano i tifosi pescaresi, così da poter festeggiare nel proprio stadio una salvezza arrivata fin troppo tardi e provare a chiudere in maniera dignitosa una stagione maledetta. 

 

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