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Pallone d’Oro 2025: ecco come vengono scelti i 30 candidati e chi decide il vincitore

France Football svela i meccanismi dietro la selezione dei finalisti: una giuria internazionale, criteri tecnici e votazioni dettagliate per eleggere il miglior calciatore dell’anno. Il premio sarà assegnato il 22 settembre a Parigi.

Pallone d’Oro 2025: ecco come vengono scelti i 30 candidati e chi decide il vincitore

La lista dei 30 candidati al Pallone d’Oro non nasce per caso, ma è frutto di un processo articolato e multilivello che coinvolge giornalisti specializzati, membri della redazione di France Football e L’Équipe, oltre a figure di spicco del calcio internazionale come Luis Figo e Fabio Capello. Per l’edizione 2025, sono stati quattordici gli esperti coinvolti nella composizione delle liste, ognuno con il compito di proporre i propri nomi per le varie categorie.

Non si tratta solo di valutare le prestazioni individuali, ma anche di considerare il ruolo del giocatore, il campionato di appartenenza e i risultati collettivi. Questo approccio garantisce una rappresentanza equilibrata tra le diverse realtà calcistiche. Ogni membro della giuria ha presentato una lista personale, che includeva i 30 candidati al Pallone d’Oro, i 10 giovani per il Trofeo Kopa, i 10 portieri per il Trofeo Yachine, i 5 allenatori per il Trofeo Cruyff e i migliori club della stagione.

Il confronto tra le liste è stato serrato, con dibattiti accesi soprattutto per i nomi che si avvicinavano alla soglia del 50% dei voti. Questo sistema consente di evitare visioni troppo nazionalistiche e garantire una selezione il più possibile meritocratica, valorizzando anche i talenti emergenti e le sorprese della stagione.

Chi vota per il Pallone d’Oro: criteri, punteggi e giurie internazionali

Una volta definita la lista dei 30 finalisti, entra in gioco il corpo votante, composto da 100 giornalisti per il Pallone d’Oro maschile e 50 per quello femminile, provenienti dai Paesi presenti nella top 100 del ranking FIFA (top 50 per il femminile). Ogni giornalista deve stilare una top 10 personale, assegnando punteggi decrescenti dal primo al decimo posto.

I criteri di valutazione sono tre e seguono un ordine gerarchico preciso: in primis le prestazioni individuali e il carattere decisivo del giocatore, poi i risultati ottenuti con il club o la nazionale, e infine la classe e il fair play. Il sistema di punteggio è strutturato in modo da premiare la costanza e l’eccellenza, con 15 punti al primo classificato, 12 al secondo, 10 al terzo e così via fino a 1 punto per il decimo.

Per il Trofeo Kopa, dedicato ai giovani, il sistema cambia: non votano i giornalisti, ma una giuria composta dagli ex vincitori del Pallone d’Oro maschile, che esprime un podio personale. Lo stesso vale per il settore femminile, dove votano le ex vincitrici e le giocatrici salite sul podio dal 2018.

Anche i Trofei Yachine, Cruyff e quello per il miglior club vengono assegnati con lo stesso corpo votante del Pallone d’Oro, garantendo coerenza e uniformità nel processo. Questo sistema, pur complesso, assicura una selezione trasparente e condivisa, capace di riflettere il reale valore dei protagonisti del calcio mondiale.

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Pallone d’Oro 2025, la lista completa dei 30 finalisti: ci sono tre giocatori di Serie A

France Football ha svelato i 30 candidati al Pallone d’Oro 2025: tre stelle della Serie A entrano nella lista, con Donnarumma unico italiano. La premiazione si terrà il 22 settembre a Parigi e promette scintille tra i big del calcio mondiale.

Pallone d’Oro 2025, la lista completa dei 30 finalisti: ci sono tre giocatori di Serie A

La Serie A torna a brillare nel panorama internazionale grazie a tre protagonisti assoluti, inseriti nella prestigiosa lista dei 30 finalisti per il Pallone d’Oro 2025. Gianluigi Donnarumma è l’unico italiano in corsa, forte della vittoria in Champions League con il PSG e di una stagione da leader tra i pali. Il portiere è accompagnato da Scott McTominay, sorprendente MVP del campionato italiano con il Napoli, e da Lautaro Martinez, capitano dell’Inter e finalista di Champions League, insieme al compagno Denzel Dumfries.

France Football ha ufficializzato i nomi dei candidati, e tra le stelle mondiali come Mbappé, Haaland, Salah e Vinicius Jr, spiccano i tre rappresentanti della Serie A, che hanno saputo imporsi con prestazioni di altissimo livello. Donnarumma, già candidato anche al Trofeo Yachine per il miglior portiere, ha dimostrato una crescita costante e una leadership decisiva, mentre McTominay ha stupito tutti con la sua versatilità e il suo impatto sotto la guida di Antonio Conte.

Lautaro Martinez, già protagonista nelle scorse edizioni, conferma il suo status di top player, grazie a una stagione ricca di gol e momenti decisivi. La sua presenza nella lista rafforza il peso dell’Inter a livello europeo, con Dumfries che completa il quadro nerazzurro. La Serie A, rappresentata da Napoli e Inter, è l’unica lega italiana ad avere candidati, segno di una rinascita tecnica e competitiva.

Giovani talenti e veterani in lotta per il trono: il Pallone d’Oro 2025 promette una sfida epica

La lista dei 30 finalisti per il Pallone d’Oro 2025 è un mix perfetto tra esperienza e nuove promesse, con nomi che spaziano dai veterani come Lewandowski e Kane ai giovani fenomeni come Lamine Yamal e Florian Wirtz. France Football ha selezionato i migliori interpreti della stagione, premiando chi ha saputo distinguersi nei club e nelle competizioni internazionali.

Tra le novità più interessanti c’è la presenza di Michael Olise e Cole Palmer, due giovani inglesi che hanno incantato con giocate spettacolari. Anche il PSG domina la lista con ben nove giocatori, tra cui Dembélé, Hakimi, Mendes e Fabian Ruiz, a testimonianza della forza del club parigino nella stagione appena conclusa.

Il Real Madrid piazza Vinicius Jr e Mbappé, mentre il Barcellona si affida a Pedri, Raphinha e Lewandowski. La Premier League è ben rappresentata con Rice, Mac Allister e Salah, confermando il suo ruolo centrale nel calcio europeo. Tra i portieri, oltre a Donnarumma, figurano Sommer, Courtois e Emiliano Martinez, tutti candidati al Trofeo Yachine.

Il Pallone d’Oro femminile vede protagoniste le italiane Sofia Cantore e Cristiana Girelli, premiate per il loro percorso agli Europei. Bonmatì, vincitrice delle ultime due edizioni, guida la lista delle favorite. Antonio Conte è tra i candidati al Trofeo Cruyff come miglior allenatore, ulteriore riconoscimento per il tecnico italiano.

La cerimonia del 22 settembre a Parigi sarà il palcoscenico per incoronare il re del calcio mondiale, in una sfida che promette emozioni e colpi di scena. La Serie A, con i suoi tre rappresentanti, è pronta a giocarsi le sue carte.

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Muore a Gaza Suleiman Al-Obaid: il Pelé della Palestina era in fila per il cibo, aveva 41 anni

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Muore a Gaza Suleiman Al-Obaid: il Pelé della Palestina era in fila per il cibo, aveva 41 anni

L’ex stella del calcio palestinese è stata colpita a morte durante un attacco mentre era in fila per ricevere aiuti umanitari. Aveva segnato oltre 100 gol in carriera e rappresentava un simbolo per il suo popolo.

Muore a Gaza Suleiman Al-Obaid: il Pelé della Palestina era in fila per il cibo, aveva 41 anni

Suleiman Al-Obaid, noto come il Pelé della Palestina, è stato ucciso a Gaza mentre era in fila per ricevere cibo, vittima di un attacco armato che ha colpito civili in attesa di aiuti umanitari. L’ex attaccante, considerato uno dei calciatori più forti della storia palestinese, aveva 41 anni e si era ritirato dal calcio professionistico nel 2023.

Secondo quanto riportato dalla Palestine Football Association, Al-Obaid è stato colpito a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, mentre cercava di procurarsi beni di prima necessità. La sua morte è il tragico simbolo di una guerra che ha già causato la perdita di oltre 660 atleti palestinesi, tra cui 321 membri delle associazioni calcistiche.

La carriera di Suleiman è stata brillante e ricca di successi, con oltre 100 gol segnati e 21 presenze nella nazionale palestinese. Ha giocato per club come Gaza Al-Riyadi e Khadamat Al-Shate, dove ha vinto tre Scarpe d’Oro consecutive. Nonostante la retrocessione del suo ultimo club, Al-Obaid non ha mai abbandonato la squadra, dimostrando un attaccamento profondo alla sua terra e alla sua gente.

Il suo contributo alla qualificazione della Palestina alla Coppa d’Asia del 2015 è stato decisivo, e il suo stile di gioco veloce e incisivo lo ha reso un idolo per migliaia di tifosi. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nel cuore del calcio palestinese e nella memoria collettiva di chi lo ha visto giocare.

Oltre il calcio: Suleiman Al-Obaid era un simbolo di resistenza e speranza per la Palestina

La figura di Suleiman Al-Obaid andava ben oltre il campo da gioco, incarnando la speranza di un popolo che lotta ogni giorno per la sopravvivenza. Il suo soprannome, “Pelé della Palestina”, non era solo un tributo al suo talento, ma un riconoscimento del suo ruolo come ambasciatore sportivo e sociale.

Dopo cinque stagioni nella West Bank Palestine League, Al-Obaid era tornato a Gaza nel 2015, dove ha continuato a brillare nonostante le difficoltà. La sua dedizione al calcio e alla comunità lo ha reso un punto di riferimento per le nuove generazioni, un esempio di resilienza in un contesto segnato dalla violenza e dalla privazione.

La sua morte ha scosso profondamente il mondo sportivo palestinese, che lo ricorda come una delle stelle più luminose mai emerse. La PFA ha dichiarato che “nel corso della sua lunga carriera sportiva, Al-Obaid ha segnato più di 100 gol diventando una delle stelle più brillanti del calcio palestinese”. Un tributo che sottolinea l’impatto duraturo del suo talento e della sua umanità.

Il contesto in cui è avvenuta la sua uccisione evidenzia la drammaticità della situazione a Gaza, dove anche figure pubbliche e sportive non sono al sicuro. La sua presenza in fila per ricevere cibo dimostra quanto la crisi abbia colpito ogni strato della popolazione, trasformando anche gli eroi in vittime.

Suleiman Al-Obaid resterà nella memoria come un campione che ha lottato fino all’ultimo per il suo popolo, non solo con i gol, ma con la sua vita. La sua storia è un monito e un richiamo alla coscienza internazionale, affinché il calcio e la pace possano tornare a essere protagonisti anche in Palestina.

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Costacurta attacca Acerbi: “Traditore, doveva giocare e poi mandare a quel paese Spalletti”

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Costacurta attacca Acerbi: “Traditore, doveva giocare e poi mandare a quel paese Spalletti”

Il duro attacco dell’ex difensore del Milan scuote l’ambiente azzurro: Francesco Acerbi accusato di aver tradito la Nazionale per orgoglio personale. Spalletti esonerato dopo la sconfitta con la Moldova, mentre Gattuso chiude le porte al difensore dell’Inter.

Costacurta attacca Acerbi: “Traditore, doveva giocare e poi mandare a quel paese Spalletti”

Francesco Acerbi ha rifiutato la convocazione in Nazionale prima della sfida decisiva contro la Norvegia, una scelta che ha provocato la dura reazione di Billy Costacurta. L’ex difensore del Milan, oggi opinionista, ha definito il gesto “inaccettabile” e un tradimento verso i compagni e i tifosi italiani. Secondo Costacurta, Acerbi avrebbe dovuto rispondere alla chiamata, scendere in campo e solo dopo manifestare il suo dissenso nei confronti di Luciano Spalletti.

Il mancato apporto del difensore ha costretto Spalletti a schierare un esordiente, contribuendo alla sconfitta contro la Norvegia che ha compromesso la qualificazione ai Mondiali. Il clima nello spogliatoio azzurro si è fatto teso, e l’esonero del CT è arrivato dopo la successiva debacle contro la Moldova. Acerbi, 37 anni, sembra aver chiuso definitivamente la sua esperienza in Nazionale, anche con l’arrivo di Rino Gattuso, noto per la sua attenzione alla compattezza del gruppo.

Costacurta ha sottolineato come l’attaccamento alla maglia sia cambiato nel tempo, e che certi comportamenti non possono essere tollerati. Il gesto di Acerbi, secondo l’ex rossonero, ha ferito l’orgoglio di chi crede ancora nei valori della Nazionale. La polemica è destinata a lasciare strascichi, soprattutto in vista delle prossime convocazioni.

Spalletti esonerato, Gattuso chiude le porte ad Acerbi: la Nazionale cambia rotta

L’assenza di Acerbi ha avuto conseguenze pesanti per la Nazionale, non solo sul piano tecnico ma anche sul fronte gestionale. Luciano Spalletti, già sotto pressione, è stato esonerato dopo la sconfitta con la Moldova, e la sua gestione è stata messa in discussione anche per il modo in cui ha gestito il caso Acerbi. Il difensore dell’Inter, che ha manifestato dissenso verso il CT, ha preferito non rispondere alla convocazione, scatenando un’ondata di critiche.

Rino Gattuso, nuovo commissario tecnico, ha già fatto sapere che Acerbi non rientra nei suoi piani, puntando su profili più giovani e motivati. La scelta è coerente con la sua filosofia, basata su spirito di sacrificio e unità. Il gesto di Acerbi è stato interpretato come una mancanza di rispetto verso il gruppo, e potrebbe rappresentare un punto di non ritorno nella sua carriera internazionale.

Costacurta ha ribadito che certi comportamenti non si perdonano, soprattutto quando si indossa la maglia azzurra. Il suo attacco verbale è stato diretto e senza filtri, segno di quanto l’episodio abbia colpito profondamente chi ha vissuto la Nazionale con passione. Il dibattito sull’attaccamento ai colori continua a dividere, e il caso Acerbi ne è diventato il simbolo.

La Nazionale italiana si prepara a voltare pagina, con un nuovo corso tecnico e una selezione più rigorosa. Acerbi, intanto, resta al centro della polemica, mentre il futuro azzurro si costruisce su basi diverse.

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Rissa nell’amichevole tra Como e Betis, faccia a faccia tra Fabregas e Pellegrini: il video dell’accaduto

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Rissa nell’amichevole tra Como e Betis, faccia a faccia tra Fabregas e Pellegrini: il video dell’accaduto

Scontro acceso tra i due allenatori dopo una serie di interventi duri e colpi in campo: l’amichevole si trasforma in un caos totale, con espulsioni e tensioni fino agli spogliatoi.

Rissa nell’amichevole tra Como e Betis, faccia a faccia tra Fabregas e Pellegrini: il video dell’accaduto

Doveva essere una semplice amichevole estiva, ma il match tra Como e Betis si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia. Il confronto tra Cesc Fabregas e Manuel Pellegrini ha acceso gli animi, culminando in una scena surreale al termine del primo tempo. Dopo il doppio vantaggio del Como, alcuni interventi duri su Isco e Lo Celso hanno scatenato le proteste del Betis.

Álvaro Valles ha criticato i compagni per la durezza degli interventi, ma la situazione è degenerata quando Pablo Fornals ha colpito Maximiliano Perrone al volto. Quest’ultimo ha reagito immediatamente, dando il via a una rissa che ha coinvolto giocatori, panchine e membri degli staff tecnici. Il caos ha raggiunto l’apice quando Pellegrini ha atteso Fabregas all’ingresso del tunnel, cercando un confronto diretto.

Il tecnico cileno, visibilmente nervoso, ha chiesto spiegazioni al collega spagnolo, che ha cercato di difendere il comportamento dei suoi giocatori. Nel frattempo, Goldaniga e altri calciatori del Betis hanno continuato a discutere animatamente, temendo ulteriori scontri. La tensione era palpabile, e solo l’ingresso negli spogliatoi ha evitato un nuovo episodio violento.

L’arbitro ha faticato a gestire la situazione, espellendo inizialmente Bellerín per errore, salvo poi correggere la decisione e mandare fuori sia lui che Fornals. Un’amichevole che doveva servire a testare le squadre si è trasformata in uno spettacolo di nervi e colpi proibiti.

Espulsioni e tensioni fino agli spogliatoi: l’arbitro fatica a contenere il caos

Il finale del primo tempo ha segnato il punto di rottura, con l’arbitro costretto a intervenire per riportare ordine. Dopo la rissa tra Fornals e Perrone, la tensione si è estesa a tutto il campo, coinvolgendo anche chi non era direttamente implicato. Bellerín, inizialmente espulso per errore, ha visto il cartellino rosso confermato insieme a Fornals, in una decisione che ha lasciato perplessi molti osservatori.

Il clima era incandescente, e anche il tunnel degli spogliatoi è diventato teatro di scontri verbali. Fabregas ha cercato di calmare i suoi, ma la presenza di Pellegrini e di altri giocatori del Betis ha alimentato il nervosismo. La partita, conclusa 3-2 per il Como, è passata in secondo piano rispetto agli eventi accaduti fuori dal gioco.

La durezza degli interventi ha sorpreso tutti, considerando che si trattava di una gara amichevole. Isco e Lo Celso sono stati i bersagli principali, e le reazioni dei compagni hanno fatto esplodere la miccia. Il comportamento di alcuni giocatori è stato giudicato eccessivo, e potrebbe portare a sanzioni anche fuori dal campo.

La tensione tra i due allenatori ha rappresentato il simbolo di una serata fuori controllo, con Fabregas e Pellegrini protagonisti di un confronto che ha superato i limiti del fair play. L’episodio potrebbe avere ripercussioni anche sulle prossime amichevoli, con maggiore attenzione da parte degli arbitri e delle società.

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Donnarumma perde il posto al PSG: chi sarà il nuovo portiere titolare

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