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Inter – Juventus, tre temi all’interno del posticipo della settima giornata

Di Emilio Langella - il 7 Ottobre 2019

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La notizia della settima giornata è che l’Inter in un colpo solo ha perso Derby d’Italia e primato in classifica. La partita contro la Juventus sembra in un certo senso aver ristabilito – almeno sulla carta – le gerarchie di un campionato iniziato con molte sorprese. Entrando più nello specifico cerchiamo di dare tre chiavi di lettura della partita che possano dare una motivazione oggettiva al risultato finale.

L’INFORTUNIO DI SENSI

Perché si parla di calcio, ma a fare realmente la differenza sono i giocatori. I Nerazzurri si sono presentati a San Siro con molte certezze. Hanno studiato il modo per battere i campioni d’Italia in carica dopo aver spaventato il Barcellona. Credere in un risultato diverso da quello che poi si è materializzato era assolutamente legittimo, solo che qualcosa è andato storto; il 5-3-2 in fase passiva ribaltato sulle ripartenze velocissime degli uomini di Conte ha funzionato finchè non è uscito per infortunio Sensi. L’ex Sassuolo ha dimostrato una volta in più di essere il vero fulcro della manovra interista, il playmaker. Dalla sua uscita l’Inter ha perso peso offensivo e solidità difensiva (in quest’ultimo caso per contraccolpo psicologico). L’ingresso di Vecino voleva probabilmente dare un chiaro messaggio alla squadra, ovverosia provare comunque a vincere la partita, ma il limite tecnico ha fatto la differenza. La Juventus ha dunque potuto avere la meglio su un centrocampo monco, privo del suo regista che, nella prima mezz’ora, ha saputo gestire e passare il pallone secondo i giusti tempi delle due punte e dei suoi compagni di reparto. Brutta tegola per la squadra meneghina.

DIFFERENZA DI INTERPRETI (ANCHE QUELLI IN PANCHINA)

La seconda chiave di lettura si amalgama con la prima. Se da una parte i padroni di casa hanno dimezzato il loro potenziale con la perdita di un giocatore, dall’altra la Juventus ha mostrato una certa profondità di rosa. Non è una novità, ovviamente. Ma oltre alla varietà dei singoli, si è vista una certa metamorfosi nella forma a seconda del momento della partita. La Vecchia Signora è scesa in campo con un chiaro intento: aggirare sugli esterni la difesa a 3 avversaria. Per farlo, Sarri ha volutamente allargato le posizioni di Cristiano Ronaldo e Dybala, con Bernardeschi in una zona più centrale del campo. Lo stesso numero 33, a volte persino falso nueve, ha cercato di attirare le attenzioni dei centrali della Beneamata, pur senza grande successo. Gli ingressi di Bentancur e Higuain hanno così offerto energie fresche e tantissima qualità, se non fosse che, paradossalmente, hanno tolto equilibrio alla squadra, dando qualche speranza in più all’Inter in contropiede.

A questo punto all’allenatore toscano è bastato fare un passo indietro: dentro Emre Can, fuori Dybala. Con questa mossa i bianconeri hanno trovato il giusto compromesso tra qualità, altezza del baricentro e stabilità tattica. E, di conseguenza, anche il gol partita del Pipita.

Si noti la differenza di peso specifico fra i due attacchi: Lautaro e Lukaku (quest’ultimo assolutamente insufficiente) si sono posizionati bene in fase di non possesso e sono stati i primi difensori di Conte. Di contro, hanno pagato lo sforzo fisico, risultando – specie nel secondo tempo – poco lucidi nelle scelte negli ultimi trenta metri, pur dinnanzi ad una difesa a volte troppo insicura (si vedano le sbavature di un titubante de Ligt). L’attacco bianconero invece ha cambiato aspetto tre volte, ma non ha mai nascosto la sua pericolosità durante la gara. Questione di panchina lunga.

PROBLEMI DI LINEA

Le tre reti dell’incontro sono state tutte diversissime tra loro. La prima su un’improvvisa verticalizzazione, la seconda su rigore e la terza giunta dopo una bella sequenza di passaggi e triangoli. Due di queste hanno una cosa in comune: gli errori difensivi delle linee nerazzurre. Il primo errore poggia su una distrazione dei tre difensori; Pjanic scavalca De Vrij e Godin – troppo alti – con un lancio. Skriniar cerca di essere tempestivo in chiusura ma lascia incolpevolmente dello spazio che Dybala riesce a massimizzare al meglio.

Il secondo invece racconta meglio la prestazione difensiva dell’Inter, discreta ma ampiamente rivedibile. Dall’ultimo quarto d’ora del primo tempo la linea mediana – soprattutto per vie centrali – ha perso solidità. Brozovic sia sulla costruzione che sul contenimento è stato di fatto sottotono. Barella, generosissimo, ha offerto una prestazione di grande corsa, ma è apparso confuso sul proprio posizionamento. Vecino semplicemente non è un titolare ed è più famoso per momenti quasi epici, consegnati alla narrativa del calcio in zona Cesarini, che per performances ordinate e qualitativamente importanti. Il centrocampo nerazzurro non ha saputo dunque fare filtro, esponendo così la terza linea alla tecnica ed alla velocità dello straripante attacco nemico, capeggiato da Cristiano Ronaldo. Sulla base di questo la Juventus è riuscita a penetrare in area con alcuni filtranti, come quello che aveva messo Dybala in condizione di cambiare il parziale già al minuto 56. In quel caso era stato bravo Handanovic a metterci una pezza.

In occasione del gol decisivo di Higuain, i difensori dell’Inter non sono più riusciti a compensare le sbandate dei centrocampisti: De Vrij è salito leggermente, Bastoni lo ha seguito ed ha stretto la linea, senza accorgersi però della mancanza alle sue spalle della copertura di Asamoah. Che non ha potuto chiudere la diagonale interna ed impedire al 21 argentino di chiudere il match.

Alla fine Sarri è riuscito ad aggirare il 3-5-2 alla sinistra del terzo centrale nerazzurro, vincendo con merito lo scontro diretto. La classifica è cambiata, ma l’Inter dovrà ripartire dalle sue certezze. Dovrà essere conscia della prima mezzora giocata e del fatto che gli errori difensivi vanno considerati come tali, non come limiti.

FONTE FOTO: Tuttosport.it

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