Nereo Rocco, il Paròn del calcio italiano se ne andava 40 anni fa
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Nereo Rocco, il Paròn del calcio italiano se ne andava 40 anni fa

20 Febbraio 2019 alle 11:22 di Mattia Di Battista

20 febbraio 1979: muore Nereo Rocco.

Martedì 20 febbraio 1979 il mondo del calcio salutava uno dei suoi allenatori più leggendari e vincenti. Nereo Rocco, il Paròn inventore del catenaccio, si spegneva nella sua Trieste dopo breve malattia. Nel dicembre 1978 era stato invitato dal suo Milan a vedere Manchester United-Milan. Una polmonite contratta all’ Old Trafford e una successiva malattia al fegato lo costrinsero in ospedale, fino a quando, alle 11,47 di una fredda mattina di febbraio, se ne andò a 77 anni.

Nereo Rocco: Una carriera modesta da calciatore, leggendaria da allenatore.

Quel giorno, il calcio italiano perdeva uno dei personaggi più leggendari e autentici, aldilà dei suoi meriti sportivi. Nato nel 1912 a Trieste, Nereo Rocco era discendente di Ludwig Roch, un cambiavalute austriaco fuggito da Vienna per sposare una ballerina spagnola. Il suo nome venne italianizzato nel 1925, quando era obbligatorio avere la tessera del PNF per poter lavorare. La passione di Nereo per il calcio nasce fin da bambino, quando vedeva giocare la Triestina vicino casa sua, squadra nella quale inizierà la carriera da calciatore nel 1930, nel ruolo di centrocampista o attaccante. A Trieste rimarrà a giocare fino al 1937, quando si trasferisce al Napoli, dove rimarrà fino al 1940 facendo già una prima esperienza da allenatore-giocatore. Poi, due anni al Padova e il ritorno a Trieste, dove concluderà la carriera da calciatore.

Nereo Rocco e l’invenzione del catenaccio.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, Rocco comincia la carriera da allenatore nella squadra della sua città. In quel periodo gli viene attribuita l’invenzione di una nuova tattica, nata in realtà in Svizzera negli anni ’30, ovvero il catenaccio, una tattica prettamente difensiva che permise alla Triestina di arrivare seconda, alle spalle del Grande Torino, nel 1947/48. Poi, nel 1950, dopo un misterioso esonero dalla Triestina, approda al Treviso dove rimane fino al 1953. Una breve parentesi di nuovo a Trieste e poi la svolta della sua carriera con il Padova, una squadra relegata nei bassifondi della Serie B, salvata e portata in Serie A nella stagione 1954/55. Nei sei anni a Padova, il Paròn ottiene un terzo posto nella stagione 1957/58, seguito da altri piazzamenti di medio-alta classifica.

Nereo Rocco, il Milan e la leggenda del Paròn

Le grandi stagioni in maglia biancoscudata, attirarono su di lui le attenzioni dell’ambizioso Milan che lo ingaggiò nel 1961, dopo una parentesi nella Nazionale Olimpica italiana di Roma 1960. Cominciò una delle epoche più leggendarie nella storia del club rossonero: lo scudetto vinto al primo anno, la prima Coppa dei Campioni di una squadra italiana nel 1963 e la scoperta del talento di Gianni Rivera. Dopo il trionfo europeo a Wembley, decide di lasciare il Milan per allenare il Torino. Tre stagioni (compresa una come direttore tecnico) arricchite da un terzo posto nel 1965, per poi tornare a Milano due anni dopo. Altri trionfi in rossonero, altro scudetto, altra Coppa dei Campioni, condita da due Coppe delle Coppe, una Coppa Italia e Coppa Intercontinentale nel 1969. Nel 74′ il secondo addio al Milan, dove ritornerà dopo un anno alla Fiorentina.

Nereo Rocco: un personaggio d’altri tempi

In quegli anni Rocco si fa apprezzare anche come personaggio al di fuori del campo, per la sua schiettezza, la sua parlata triestina mal celata di fronte alle telecamere, la sua passione per il buon cibo e per il buon vino. Diventerà leggendaria la rivalità con il suo collega dell’Inter Helenio Herrera, così come le sue interviste fatte da Gianni Brera e le sue frasi ad effetto. Un personaggio d’altri tempi, in un calcio d’altri tempi che ci manca tanto.

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