Suleiman Al-Obaid, noto come il Pelé della Palestina, è stato ucciso a Gaza mentre era in fila per ricevere cibo, vittima di un attacco armato che ha colpito civili in attesa di aiuti umanitari. L’ex attaccante, considerato uno dei calciatori più forti della storia palestinese, aveva 41 anni e si era ritirato dal calcio professionistico nel 2023.
Secondo quanto riportato dalla Palestine Football Association, Al-Obaid è stato colpito a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, mentre cercava di procurarsi beni di prima necessità. La sua morte è il tragico simbolo di una guerra che ha già causato la perdita di oltre 660 atleti palestinesi, tra cui 321 membri delle associazioni calcistiche.
La carriera di Suleiman è stata brillante e ricca di successi, con oltre 100 gol segnati e 21 presenze nella nazionale palestinese. Ha giocato per club come Gaza Al-Riyadi e Khadamat Al-Shate, dove ha vinto tre Scarpe d’Oro consecutive. Nonostante la retrocessione del suo ultimo club, Al-Obaid non ha mai abbandonato la squadra, dimostrando un attaccamento profondo alla sua terra e alla sua gente.
Il suo contributo alla qualificazione della Palestina alla Coppa d’Asia del 2015 è stato decisivo, e il suo stile di gioco veloce e incisivo lo ha reso un idolo per migliaia di tifosi. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nel cuore del calcio palestinese e nella memoria collettiva di chi lo ha visto giocare.
Oltre il calcio: Suleiman Al-Obaid era un simbolo di resistenza e speranza per la Palestina
La figura di Suleiman Al-Obaid andava ben oltre il campo da gioco, incarnando la speranza di un popolo che lotta ogni giorno per la sopravvivenza. Il suo soprannome, “Pelé della Palestina”, non era solo un tributo al suo talento, ma un riconoscimento del suo ruolo come ambasciatore sportivo e sociale.
Dopo cinque stagioni nella West Bank Palestine League, Al-Obaid era tornato a Gaza nel 2015, dove ha continuato a brillare nonostante le difficoltà. La sua dedizione al calcio e alla comunità lo ha reso un punto di riferimento per le nuove generazioni, un esempio di resilienza in un contesto segnato dalla violenza e dalla privazione.
La sua morte ha scosso profondamente il mondo sportivo palestinese, che lo ricorda come una delle stelle più luminose mai emerse. La PFA ha dichiarato che “nel corso della sua lunga carriera sportiva, Al-Obaid ha segnato più di 100 gol diventando una delle stelle più brillanti del calcio palestinese”. Un tributo che sottolinea l’impatto duraturo del suo talento e della sua umanità.
Il contesto in cui è avvenuta la sua uccisione evidenzia la drammaticità della situazione a Gaza, dove anche figure pubbliche e sportive non sono al sicuro. La sua presenza in fila per ricevere cibo dimostra quanto la crisi abbia colpito ogni strato della popolazione, trasformando anche gli eroi in vittime.
Suleiman Al-Obaid resterà nella memoria come un campione che ha lottato fino all’ultimo per il suo popolo, non solo con i gol, ma con la sua vita. La sua storia è un monito e un richiamo alla coscienza internazionale, affinché il calcio e la pace possano tornare a essere protagonisti anche in Palestina.
R. I. P.
Un altro talento incompreso
Gianluca Basile se non era palestinese non si menzionava nemmeno!
Alessandro Casartelli non sono tanti i calciatori che vengono uccisi mentre sono in fila per il cibo…. Coglione