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Messi-Barcellona, la fine di una storia che non avremmo voluto

Messi-Barcellona, la fine di una storia che non avremmo voluto

Foto: profilo Twitter Barcellona

MESSI E IL BARCELLONA SI DIRANNO ADDIO DOPO 21 ANNI

E’ finita definitivamente due giorni fa la storia tra Lionel Messi e il Barcellona. Per essere pignoli era già finita il 30 giugno, quando il contratto della Pulce andava in scadenza. Doveva essere questione di tempo per far riprendere in mano la penna all’argentino e fargli firmare il rinnovo d’amore con il club che lo ha svezzato a 17 anni, 3 mesi e 22 giorni, lanciandolo in un derby contro l’Espanyol. Ma invece non è stato così. Il disappunto del presidente Joan Laporta in conferenza stampa ha lasciato intendere tutto: “Voglio dirvi che Leo voleva rimanere al Barcellona, ma nel momento in cui ci siamo parlati, abbiamo capito che non c’erano possibilità”. I paletti finanziari imposti dalla Liga hanno fatto decapitare il rapporto tra giocatore e società, che adesso dovranno sì dirsi addio una volta per tutte.

Una situazione talmente scomoda da pensare che diventa altrettanto complicata da scrivere. Perchè Messi senza Barcellona non ha alcun senso, è come constatare che una palla da calcio non sia rotonda.

Da quel 17 ottobre 2004 abbiamo cambiato modo di pensare, di vedere le partite, di stupirci. Troppe emozioni ci ha regalato quell’ometto di un metro e settanta che col sinistro portava il pallone nella stratosfera per una manciata di secondi per poi rigettarlo nel pianeta terra. Solo lui, esclusivamente lui. Messi, Barcellona. Barcellona, Messi. Cambi l’ordine, il risultato è sempre quello. Un binomio d’amore che per 21 anni è stato incontrastabile, irreversibile. 778 presenze, 672 gol e 38 trofei in maglia blaugrana. Di cosa stiamo parlando? Difficile spiegarlo con una parola: alieno, superstar, campione, fenomeno. Potremmo stare qui una nottata per elencare altri proverbi che elogiano la figura del calciatore più forte di sempre.

Più forte perchè decisivo nelle notti Champions, più forte perchè nelle partite importanti il suo zampino non mancava mai, più forte perchè era leader, più forte perchè i gol se li inventava lui. E se il calcio non è una scienza esatta, da inventare c’era poco. Ebbene, Messi è andato oltre a questo. Gli si imputava e imputa tutt’oggi un paragone ridicolo con Diego Armando Maradona per via del Mondiale che il Pibe detiene nel palmares e a cui manca in quello di Leo. A volte screditato pesantemente per questo motivo, forse perchè non piaceva a qualcuno o quel qualcuno gli preferiva il suo rivale Cristiano Ronaldo. Robe da matti. Già paragonare giocatori di diverse epoche è fantacalcio, poi se lo si fa per gioco tutto ha un altro significato per noi calciofili.

DAL GOL “MARADONIANO” AI PALLONI D’ORO

E’ la fine di una storia che non avremmo voluto. Fa male pensarlo. Messi con il suo numero 10 d’orato su una maglia a strisce blu e rosse era l’idolo di ogni bambino. Banalmente, quante volte veniva utilizzato sui videogiochi il Barcellona perchè c’era la Pulce? Con lui stavi pur certo che ti divertivi anche nella realtà virtuale, visto che eri tu a “comandarlo”. Dal 17 ottobre 2004 al 16 maggio 2021 (data dell’ultima partita di Messi) sono innumerevoli i momenti che ne hanno contraddistinto la carriera. L’esordio di quel ragazzo coi capelli lunghi e le braccia sgombre da tatuaggi è stato l’inizio di tutto. Poi i vari passaggi di consegne, i reparti d’attacco condivisi prima con Ronaldinho ed Eto’o, poi con Neymar e Suarez.

Tornando all’accostamento con Diego, come se non bastasse, il gol “maradoniano” siglato al Getafe nella semifinale d’andata di Copa del Rey rimarrà per sempre uno dei più fantasmagorici della storia del calcio.

Uno slalom meraviglioso che quella sera ricordò il “gol del secolo” che il Pibe de Oro segnò all’Inghilterra nell’86. Manco a volerlo fare apposta, sembrava irripetibile quella rete messa a segno all’Azteca di Città del Messico. Ci pensò svariati anni più tardi un argentino, anche lui mancino puro e con un altrettanto talento da vendere. Solo lo scenario, la competizione e il numero di maglia (aveva il 19) differivano. Nessuno avrebbe messo un penny 20 anni prima su una possibile replica dell’azione. Ma la storia di Messi e il Barcellona continua. Oltre ai gol meravigliosi, ci sono stati record e momenti clou. La stagione dei 73 gol per esempio. 2011/2012, esatto, proprio quella in cui i blaugrana, trascinati dalla verve realizzativa della Pulce, non vinsero niente, se non la Copa del Rey.

Fu la Liga dei 100 punti del Real di Mourinho. Fu la Champions del Chelsea di Di Matteo e del “meravigliosamente” Didier Drogba. Per Messi, invece, fu una stagione senza eguali dal punto di vista realizzativo.

50 gol in Liga, 14 in Champions, 3 in Copa del Rey, altri 3 in Supercoppa di Spagna, un paio al Mondiale per club e uno in Supercoppa Europea. Ah, se si conta l’intero anno solare il bottino sale a quota 92. Sì, NOVANTADUE. Un mostro. Ultimo, ma non per importanza, i famigerati palloni d’Oro. 6 per l’esattezza. 2009, 2010, 2011, 2012, 2015 e 2019. Uno in più rispetto a Cristiano. Il duello continua da anni, con i due fenomeni che hanno monopolizzato il premio. Una riconoscenza che Messi, probabilmente, avrebbe potuto ricevere solamente indossando la maglia del Barcellona. E attenzione, il tabù trofei con l’Argentina è stato sfatato dalla vittoria in Copa America lo scorso 11 luglio. La sensazione è che il settimo pallone d’orato possa andare proprio alla Pulce. Sarebbe un’accelerata devastante su CR7 e che sancirebbe un podio definito.

ORA IL PSG….

Sarà dunque la Tour Eiffel ad accogliere Leo Messi, anche se ancora niente è stato ufficializzato (QUI per saperne di più). Dal Camp Nou al Parco dei Principi, da Koeman a Pochettino, dalla Spagna alla Francia. Dopo la separazione con Suarez un’estate fa, arriva la reunion con il grande amico Neymar, consenziente a lasciargli la prestigiosa maglia numero 10. Insomma, sarà tutto diverso. Per lui, per noi, per tutti gli appassionati di calcio. Messi e Barcellona erano una cosa sola, andavano di pari passo. Uno è diventato grande grazie all’aiuto dell’altro. Dai primi giorni in cui Leo trasformava l’impossibile in possibile, dall’amore coltivato duranti gli anni, fino ai mesi di scorie e minacce che ne hanno incrinato il rapporto circa un anno fa. Tutti e due hanno provato a restare insieme, il Barcellona cercando di liberarsi di qualsiasi tipo di giocatore, Messi tagliandosi lo stipendio del 50%.

Niente è servito. I miliardi di debiti lasciati da Bartomeu in tutti questi anni sono stati irreparabili per Laporta, afflitto ancor di più da una pandemia che ha rincarato la dose di deficit economico. Messi e Barcellona saranno due cose diverse in questo 2021, che tanto ci ha regalato e tanto ci ha tolto. Guardando il bicchiere mezzo pieno, possiamo dire che ce la siamo goduta. Dicono che le storie belle hanno una fine: beh, sinceramente a questa avremmo voluto tutto tranne una conclusione.

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Logo Fiorentina
Foto: logo Fiorentina

Sliding doors nella difesa della Fiorentina. Per un giocatore che se ne va, c’è un altro che ritorna. Come riporta La Gazzetta dello Sport, la Fiorentina definirà il ritorno dallo Schalke 04 di Matija Nastasic, classe ’93, non appena Nikola Milenkovic sbarcherà in Inghilterra al West Ham. Nastasic è già stato bloccato dai viola, che riaccoglierebbero così il difensore a distanza di dieci anni dall’ultima volta, quando alla fine della stagione 2011-12 si trasferì al Manchester City. Potrebbe non essere l’unico movimento in difesa per la Fiorentina, che dovrà definire la posizione di German Pezzella.

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Foto: logo Lazio

La Lazio continua a seguire con grande attenzione ed interesse l’esterno offensivo serbo Filip Kostic dell‘Eintracht Fankfurt. Come riporta l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, i biancocelesti tengono calda la pista che porta al serbo, in considerazione del fatto che potrebbe avvicinarsi la cessione del “TucuCorrea. Kostic, il cui contratto con i tedeschi scade nel 2023, avrebbe già dato il suo consenso a trasferirsi in Italia. La valutazione del giocatore si aggira sui 20 milioni di euro, cifra che ha visto un certo ribasso dall’iniziale quotazione dell’Eintracht di 30 milioni di euro. La Lazio vorrebbe però definire l’operazione in prestito con obbligo di riscatto a 15 milioni di euro totali.

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Pordenone, svelata a sorpresa la prima maglia nel centro della città [FOTO]

Pordenone, svelata a sorpresa la prima maglia nel centro della città [FOTO]

Foto: ufficio stampa Pordenone Calcio

È stata svelata questa sera la prima maglia del Pordenone Calcio per la stagione 2021/22. Una presentazione a sorpresa e molto originale: capitan Stefani e compagni – senza preventiva pubblicizzazione dell’attività – hanno esordito con la divisa “ramarra” (a squame neroverdi) indossandola per la primissima volta lungo le vie del centro città. A tutti gli effetti una “première” – ideata con il fotografo di fama internazionale Julian Hargreaves – per la maglia, che sarà utilizzata già domenica nell’amichevole di Lignano Sabbiadoro con il Bologna di Mihajlovic.

Foto: ufficio stampa Pordenone Calcio

La squadra, divisa a gruppi, è partita da quattro punti iconici del centro (il municipio e il Ponte di Adamo ed Eva, il Molino di Pordenone della famiglia Zuzzi, corso Garibaldi e San Giorgio) per ritrovarsi in piazza XX Settembre, location della prima foto di squadra dell’annata, la terza consecutiva in Serie B per il Club. L’attività (il cui “best of” sarà visibile in queste ore sui social del Pordenone) ha riscosso tantissima curiosità e le prime approvazioni per la maglia, prenotabile da domani negli store (Tuttotoys e Smartmoda) e poi in vendita dalla prossima settimana.

Foto: ufficio stampa Pordenone Calcio

La divisa vuole rappresentare la pelle del ramarro, simbolo del Pordenone Calcio. Realizzata con lo sponsor tecnico GIVOVA, vede la rivisitazione delle classiche strisce verdi che diventano delle squame neroverdi. Squame che si fondono e sfumano sulla maglia, diventando (sulle spalle) una corazza. Sul retro del colletto, come sintesi del progetto “prima maglia”, c’è la scritta “Ramarri dal 1920”, a unire l’appellativo dei calciatori neroverdi e l’anno di fondazione della società.

Foto: ufficio stampa Pordenone Calcio
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Foto: profilo Instagram UEFA Euro 2020

Il Toro insegue Andrea Belotti per fargli firmare il rinnovo di contratto, ma il Gallo rifiuta l’offerta per l’ennesima volta

Secondo Sky Sport, i granata di Urbano Cairo hanno presentato a Belotti una proposta quadriennale a 3,3 milioni di euro a stagione più bonus. Al momento il Gallo ha detto nuovamente no all’offerta del Torino rinviandola al mittente, però le parti in causa stanno lavorando ad un accordo che faccia felici entrambi.

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