Nel recente confronto di Serie A tra Juventus e Atalanta, il rigore assegnato ai nerazzurri ha acceso il dibattito tra tifosi e analisti. L’episodio si è verificato al 27° minuto del primo tempo, quando Weston McKennie, centrocampista bianconero, ha commesso un fallo di mano evidente in area. L’arbitro Simone Sozza ha indicato immediatamente il dischetto, ma il VAR ha effettuato un controllo su una possibile infrazione precedente.
L’Azione e la Decisione Arbitrale
Il rigore è scaturito da un’azione partita da un calcio di punizione dalla trequarti, eseguito da de Roon. Dopo una deviazione della difesa juventina e un tocco sospetto di Lookman, il pallone è stato rimesso in mezzo da Ederson, trovando infine il braccio di McKennie in posizione innaturale sopra la spalla. La posizione dell’arbitro Sozza, ben piazzato al limite dell’area, ha permesso una visuale perfetta, spingendolo a fischiare il penalty senza esitazioni.
Tuttavia, il VAR ha dovuto verificare un altro elemento dell’azione: il presunto tocco con il braccio di Lookman sul primo cross. Se il tocco fosse stato giudicato irregolare, l’azione sarebbe stata interrotta prima dell’infrazione di McKennie.
Il Ruolo del VAR e l’Analisi Tecnica
Secondo Luca Marelli, ex arbitro e opinionista di DAZN, il VAR ha analizzato prima il tocco di Lookman, confermando che la deviazione era avvenuta con la spalla e non con il braccio. In seguito, è stato confermato il fallo di mano di McKennie, chiaramente punibile data la posizione innaturale del braccio.
L’arbitro ha quindi confermato la decisione iniziale, assegnando il rigore che Retegui ha trasformato con freddezza, portando l’Atalanta in vantaggio.
Un Episodio che Apre il Dibattito
L’episodio ha generato ampie discussioni sulla coerenza nell’applicazione del regolamento riguardo i falli di mano e l’intervento del VAR. Alcuni tifosi juventini hanno espresso perplessità, ma le analisi tecniche hanno confermato la correttezza della decisione arbitrale.
