La finale di Coppa Italia disputata all’Olimpico ha riscritto la storia economica del torneo, registrando l’incasso più alto mai ottenuto in una finale e attirando sugli spalti quasi 69mila spettatori, generando al botteghino 5.636.918,50 euro. Un risultato che conferma la forza commerciale dell’evento e la capacità dello stadio romano di trasformarsi in una macchina da ricavi.
Sul campo, però, la storia è stata molto diversa. La gara si è indirizzata immediatamente: un autogol nei primi minuti ha spianato la strada alla squadra che avrebbe poi dominato l’incontro, mentre il raddoppio arrivato poco dopo ha chiuso virtualmente la contesa già nel primo tempo. La formazione sconfitta, priva del proprio allenatore in panchina, ha provato a reagire nella ripresa, ma non è mai riuscita a riaprire davvero il match, incassando così la seconda delusione nel giro di pochi giorni.
L’evento entra anche nella classifica generale degli incassi della competizione, piazzandosi al secondo posto assoluto, dietro soltanto a una semifinale disputata a San Siro, favorita dalla maggiore capienza dell’impianto milanese. Un dato che conferma come le sfide ad alta tensione continuino a rappresentare un richiamo irresistibile per il pubblico.
La serata, dunque, lascia una doppia eredità: da un lato un successo economico senza precedenti, dall’altro una finale poco equilibrata, che ha offerto spettacolo sugli spalti più che in campo. Un contrasto che alimenta il dibattito sul valore sportivo della competizione e sulla distanza crescente tra le big e le inseguitrici.