L’Asso nella manica

06 Maggio 2018 - 07:00 di

Secondo minuto di recupero del primo tempo: i giocatori bianconeri sconsolati e affaticati rientrano a testa bassa negli spogliatoi dell’Allianz per l’intervallo, si ode qualche fischio, qualche mugugno qua e là. Simone Verdi ha portato in vantaggio il Bologna su rigore, causato dalla frittatona di Buffon, che ha sbagliato l’appoggio in area, e di Rugani, che si è addormentato e poi ha fatto fallo sull’arrembante Crisetig. Il primo tempo della Juventus è stato improntato sulla lentezza: giro palla non veloce, spazi chiusi, Dybala soffocato e stralunato, un paio di occasioni con il diagonale di Higuain (splendido il lancio di Marchisio e l’imbucata del Pipita in mezzo a due) e la zuccata di Alex Sandro, entrambi ben parati da Mirante, poco altro.

E se il pubblico bianconero, durante i 15 minuti di intervallo, si è fatto attanagliare da strane sensazioni e turbe di rimonta “da 5 maggio” (rectius: da 14 maggio, Perugia, anno 2000…), Allegri si gioca il suo asso, inserendo Douglas Costa per un Matuidi volenteroso ma pasticcione. E subito l’ansia se ne va: 2 assist per i gol di Khedira e Dybala, uno morbido a palombella sul secondo palo, l’altro chirurgico e caparbio, accelerazioni sul posto e palloni velenosi in area, un tiro smanacciato da Mirante e la delizia di una rabona a rientrare, che passa non lontano dal secondo palo. Tutto questo in un solo tempo di gioco.

Non è una novità per il Douglas Costa degli ultimi mesi: dopo un inizio di rodaggio, dove ha prodotto qualche lampo isolato in mezzo a prestazioni scolastiche e tanta panchina, già a dicembre ha iniziato a svoltare, più precisamente nella partita con il Napoli al San Paolo, schierato trequartista insieme a Dybala, dietro alla prima punta Higuain. Non più bloccato sulla fascia sinistra con compiti anche difensivi, ma libero di svariare, il brasiliano ha disputato una partita di spessore. Da quel giorno è cominciata una lenta e paziente ascesa, fino ad arrivare ai mesi di marzo e aprile in cui è stato letteralmente devastante, anche su palcoscenici importanti: tra i migliori in campo a Wembley e a Madrid in Champions, a San Siro contro l’Inter in campionato, straordinario uomo assist con i quali ha mandato in porta un po’ tutti, raggiungendo quota 12 in campionato, scavalcando proprio il rossoblu Verdi.

Piedi e passo da brasiliano, abbina alla velocità una forza fisica che gli permette una strenua resistenza nei contrasti e soprattutto una lucidità mentale che gli fa sempre fare la cosa giusta nel momento appropriato. Non segna molto (5 gol stagionali, 4 in Serie A, finora), ma fa segnare e spacca le partite, trivellando le difese avversarie e facendo zampillare oro nero.