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L’Al Hilal escluso dalla Supercoppa Saudita, sanzione shock per il club di Inzaghi: il motivo

Una decisione clamorosa scuote il calcio saudita: **l’Al Hilal di Simone Inzaghi è stato ufficialmente bandito dalla prossima edizione della Supercoppa Saudita**, dopo aver comunicato la volontà di non partecipare per tutelare la condizione fisica dei giocatori. La federazione ha reagito con una sanzione durissima, che avrà ripercussioni economiche e sportive sul club.

L’Al Hilal escluso dalla Supercoppa Saudita, sanzione shock per il club di Inzaghi: il motivo

L’Al Hilal è stato escluso dalla Supercoppa Saudita 2025/26, in programma dal 19 al 23 agosto a Hong Kong, per aver rinunciato volontariamente alla partecipazione. Il club aveva motivato la scelta con la necessità di concedere riposo ai giocatori dopo il Mondiale per Club, ma la federazione ha risposto con una punizione esemplare: oltre all’esclusione, è stata inflitta una multa di circa 140.000 euro.

La squadra sarà sostituita dall’Al Ahli, che prenderà parte al torneo al posto del club di Inzaghi. La decisione ha sollevato un’ondata di polemiche, con molti tifosi e osservatori che ritengono eccessiva la reazione della SAFF. Il messaggio della federazione è chiaro: nessuna competizione ufficiale può essere disertata senza conseguenze, anche se le motivazioni riguardano la tutela della salute degli atleti.

Una sanzione che divide: tra esigenze sportive e rigore istituzionale

La scelta dell’Al Hilal di non partecipare alla Supercoppa è stata interpretata come una sfida all’autorità federale, e la risposta non si è fatta attendere. La sanzione non solo penalizza il club sul piano sportivo, ma comporta anche una perdita di visibilità e introiti, in un momento in cui il calcio saudita sta cercando di imporsi sulla scena internazionale.

Simone Inzaghi, appena insediato sulla panchina dell’Al Hilal, si trova a gestire una situazione delicata, con una squadra sotto pressione e una federazione che non ammette deroghe. L’esclusione dalla Supercoppa potrebbe influenzare la preparazione stagionale e complicare l’avvio del nuovo progetto tecnico.

La punizione inflitta è una delle più dure mai viste nel calcio saudita, e apre un dibattito sul rapporto tra club e istituzioni. La gestione del calendario, la tutela dei giocatori e il rispetto delle competizioni ufficiali sono temi destinati a far discutere ancora a lungo. Il caso Al Hilal potrebbe diventare un precedente importante, capace di ridefinire le regole del gioco tra potere sportivo e autonomia dei club.

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Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

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Perché a Monaco ai tifosi dell’Inter è vietato esporre i colori nerazzurri

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Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

L’attaccante italiano Giacomo Raspadori è vicino al trasferimento all’Atletico Madrid. Un’operazione che non solo segna un nuovo capitolo nella carriera del giocatore, ma che porta con sé importanti implicazioni economiche per il Napoli.

Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

Il futuro di Giacomo Raspadori sembra ormai lontano da Napoli. Dopo tre stagioni in azzurro, l’attaccante classe 2000 è pronto a trasferirsi a titolo definitivo all’Atletico Madrid, sotto la guida di Diego Pablo Simeone. Un passo cruciale per il giocatore, che punta a rilanciarsi in vista del Mondiale 2026, cercando maggiore continuità e visibilità internazionale.

Secondo quanto riportato, Raspadori è stato acquistato dal Napoli nel 2022 per 32 milioni di euro, cifra che rappresenta il suo costo storico a bilancio. Al 30 giugno 2024, il valore residuo del cartellino era di circa 11,5 milioni di euro, sceso ulteriormente a 5,8 milioni di euro al 30 giugno 2025, grazie al metodo di ammortamento decrescente adottato dal club.

L’impatto della cessione sui conti del Napoli

La trattativa con l’Atletico Madrid prevede una cessione per 25 milioni di euro più bonus, che genererebbe una plusvalenza netta di circa 20,2 milioni di euro. A questa cifra si aggiunge il risparmio sullo stipendio lordo e sull’ammortamento residuo, stimato in 10,4 milioni di euro, portando l’effetto positivo complessivo sui conti del Napoli a 30,6 milioni di euro per la stagione 2025/26.

Questa operazione rappresenta un esempio virtuoso di gestione economica: il Napoli riesce a monetizzare un asset sportivo, liberando risorse per nuovi investimenti. La plusvalenza ottenuta potrà essere reinvestita sul mercato o utilizzata per rafforzare la sostenibilità finanziaria del club.

Dal punto di vista sportivo, Raspadori lascia Napoli dopo 109 presenze e 18 gol, contribuendo alla conquista di due Scudetti, prima con Luciano Spalletti e poi con Antonio Conte. Un bilancio positivo, che però non ha garantito al giocatore un ruolo da protagonista assoluto, spingendolo a cercare nuove opportunità.

Per Raspadori, l’approdo in Liga rappresenta una sfida stimolante. Simeone potrebbe valorizzare le sue caratteristiche tecniche e tattiche, inserendolo in un contesto competitivo e ambizioso. Il trasferimento potrebbe anche rilanciare le sue quotazioni in Nazionale, dove la concorrenza è agguerrita in vista del prossimo ciclo mondiale.

In sintesi, la cessione di Raspadori è un’operazione strategica per tutte le parti coinvolte: il Napoli incassa una plusvalenza importante, il giocatore trova una nuova dimensione, e l’Atletico Madrid aggiunge qualità al proprio reparto offensivo.

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Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

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Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

Nel 2024, la Giovanni Agnelli Bv ha incassato circa 57 milioni di euro in dividendi da Exor. Ecco come sono stati distribuiti tra i rami della dinastia Agnelli-Elkann e cosa emerge dal bilancio della holding.

Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

La Giovanni Agnelli Bv, cassaforte della dinastia Agnelli-Elkann e principale azionista di Exor, ha ricevuto circa 57 milioni di euro di dividendi nel 2024, secondo quanto riportato da Calcio e Finanza. Il bilancio della holding olandese mostra un patrimonio netto in calo, passato da 834,9 milioni a 757,3 milioni di euro, mentre i debiti bancari sono aumentati da 394,1 a 517,8 milioni. La liquidità, invece, è cresciuta da 871 mila euro a 9,3 milioni.

I dividendi ricevuti da Exor rappresentano la principale fonte di entrate per la Giovanni Agnelli Bv, che a sua volta li redistribuisce agli azionisti, in linea con la prassi consolidata. Questo significa che i vari rami della famiglia Agnelli-Elkann si spartiscono i 57 milioni in base alle rispettive quote azionarie.

Come sono distribuiti i dividendi tra i rami della famiglia

Dopo l’ultimo riassetto, la struttura dell’azionariato della Giovanni Agnelli Bv è la seguente:

  • Dicembre (John Elkann e eredi Giovanni Agnelli) – 41%: circa 23,4 milioni di euro
  • Ramo Maria Sole Agnelli – 12,35%: circa 7 milioni di euro
  • Ramo Umberto Agnelli (Andrea e Anna Agnelli) – 8,96%: circa 5,1 milioni di euro
  • Ramo Giovanni Nasi – 8,7%: circa 4,9 milioni di euro
  • Ramo Laura Nasi-Camerana – 6%: circa 3,4 milioni di euro
  • Ramo Cristiana Agnelli – 5,05%: circa 2,9 milioni di euro
  • Ramo Susanna Agnelli – 4,7%: circa 2,7 milioni di euro
  • Ramo Clara Nasi-Ferrero di Ventimiglia – 3,4%: circa 1,9 milioni di euro
  • Ramo Emanuele Nasi – 2,5%: circa 1,4 milioni di euro
  • Ramo Clara Agnelli – 0,28%: circa 160 mila euro

La Giovanni Agnelli Bv ha come unico investimento Exor, che negli ultimi anni ha diversificato il proprio portafoglio puntando su settori come moda, tecnologia e salute. Tra le partecipazioni storiche figurano Juventus, Ferrari e Stellantis, oltre a CNH e investimenti in startup tramite Lingotto.

Il bilancio 2024 evidenzia una strategia di consolidamento e redistribuzione interna, con l’obiettivo di rafforzare il controllo familiare su Exor. John Elkann, CEO della holding, continua a guidare l’espansione in nuovi settori, mantenendo saldo il legame con le radici industriali del gruppo.

Questi dati confermano il ruolo centrale della Giovanni Agnelli Bv nella gestione del patrimonio familiare, e mostrano come i dividendi Exor rappresentino una leva finanziaria fondamentale per tutti i rami della dinastia.

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UEFA sotto accusa: oltre 10 milioni ai club russi, ma niente fondi per quelli ucraini

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UEFA sotto accusa: oltre 10 milioni ai club russi, ma niente fondi per quelli ucraini

Nonostante l’esclusione dalle competizioni europee, la UEFA ha versato oltre 10 milioni di euro ai club russi. Cinque società ucraine denunciano la mancata ricezione dei fondi e parlano di discriminazione.

UEFA sotto accusa: oltre 10 milioni ai club russi, ma niente fondi per quelli ucraini

La UEFA ha versato oltre 10,8 milioni di euro ai club russi sotto forma di “pagamenti di solidarietà”, nonostante l’esclusione dalle competizioni europee a seguito dell’invasione dell’Ucraina. A rivelarlo è un’inchiesta del Guardian, che ha analizzato le circolari ufficiali dell’organismo calcistico europeo. I fondi sono stati distribuiti tra il 2022 e il 2025, con l’obiettivo dichiarato di mantenere l’equilibrio competitivo nei campionati nazionali.

Nel dettaglio, la Federcalcio russa ha ricevuto 3,305 milioni nel 2022-23, 3,381 milioni nel 2023-24 e 4,224 milioni nel 2024-25, nonostante la sospensione di tutte le squadre russe da tornei internazionali. Secondo il regolamento UEFA, questi fondi devono essere redistribuiti ai club non qualificati alle coppe europee, per compensare le entrate mancate.

Tuttavia, cinque club ucraini hanno denunciato pubblicamente la mancata ricezione di fondi analoghi, pur trovandosi in una situazione ben più drammatica. Chornomorets, Real Pharma, IFC Metalurg, FSC Phoenix Mariupol e FC Metalist 1925 hanno inviato una lettera formale al presidente UEFA Aleksander Čeferin, contestando la decisione e chiedendo spiegazioni.

Le accuse dei club ucraini: “Discriminazione e mancanza di trasparenza”

Secondo la UEFA, la mancata erogazione dei fondi ai club ucraini sarebbe legata a restrizioni bancarie imposte da una banca svizzera, a causa della “posizione geografica dei club in zone di operazioni militari”. Ma i dirigenti ucraini contestano duramente questa giustificazione, definendola vaga e priva di fondamento legale. “La zona di aggressione russa riguarda tutta l’Ucraina, non solo alcune città”, si legge nella lettera.

I club hanno sottolineato come, in un contesto di guerra, ogni forma di sostegno finanziario sia vitale per la sopravvivenza delle società, già duramente colpite dal conflitto. “Molti tifosi sono andati al fronte, e tanti non torneranno più a sostenere le proprie squadre allo stadio”, hanno scritto, evidenziando il legame profondo tra calcio e comunità locale.

La polemica si inserisce in un contesto già teso: nel 2022, la UEFA aveva multato l’ex CT dell’Ucraina Oleksandr Petrakov per aver dichiarato che avrebbe imbracciato le armi contro la Russia. Nel 2023, l’organismo aveva tentato di reintegrare la nazionale russa Under 17, salvo poi ritirare la proposta dopo le proteste di diverse federazioni.

La gestione del conflitto da parte della UEFA continua a sollevare critiche, e la disparità nei pagamenti tra club russi e ucraini rischia di diventare un caso diplomatico. I club ucraini chiedono trasparenza, equità e rispetto, mentre l’organo europeo è chiamato a chiarire le sue scelte e a rivedere le proprie politiche di sostegno.

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La FIFA blocca il mercato tra club con la stessa proprietà: rivoluzione nei trasferimenti

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La FIFA blocca il mercato tra club con la stessa proprietà: rivoluzione nei trasferimenti

Stop agli scambi tra società controllate dallo stesso gruppo: la FIFA introduce nuove regole per tutelare l’equilibrio competitivo e limitare il prestito selvaggio. Il calcio globale cambia volto.

La FIFA blocca il mercato tra club con la stessa proprietà: rivoluzione nei trasferimenti

La FIFA ha deciso di intervenire con forza contro una pratica sempre più diffusa: il mercato interno tra club appartenenti alla stessa proprietà, come nel caso del City Football Group o della galassia Red Bull. Secondo quanto riportato da El Mundo, la nuova normativa punta a impedire trasferimenti facilitati tra società dello stesso gruppo, che spesso aggiravano le regole del mercato e alteravano la concorrenza.

L’obiettivo è duplice: da un lato fermare lo scambio sistematico di calciatori tra club collegati, dall’altro incentivare contratti più stabili e duraturi, evitando che i giocatori vengano parcheggiati in prestito per anni senza una reale prospettiva tecnica. La FIFA ha già agito in passato con il Regolamento sullo Statuto e il Trasferimento dei Calciatori, ma ora il giro di vite è più deciso.

L’articolo 10, paragrafo 6, limita a sei il numero massimo di prestiti in entrata e in uscita per ogni club, con eccezioni solo per gli under 21 e i prodotti del vivaio. Una misura pensata per frenare l’accaparramento di talenti e restituire centralità alla progettazione sportiva. In Spagna, però, l’applicazione slitterà al 2026: la federazione ha ottenuto una moratoria per integrare la regola nel proprio sistema.

Impatto sui club e strategie alternative: tra clausole di riacquisto e rischio per le piccole società

Secondo i dati della Liga 2023/24, il prestito è stato uno strumento dominante, con 156 operazioni registrate. Il Real Valladolid (9), l’Espanyol (7) e il Valencia (6) sono stati i club con più giocatori in entrata tramite questa formula. Sul fronte delle uscite, spiccano il Celta Vigo (11), l’Athletic Club (8) e un trio composto da Real Sociedad, Valencia e Villarreal (7).

Per i club economicamente più forti, la nuova normativa potrebbe essere aggirata con formule alternative, come le cessioni con clausola di riacquisto, che mantengono il controllo sul giocatore senza violare il regolamento. Tuttavia, per le società medio-piccole, il rischio è concreto: meno prestiti significa meno risorse e meno margine di manovra, soprattutto nella lotta per la salvezza.

La FIFA intende così riequilibrare il sistema e ridurre le distorsioni causate dalle proprietà multiple, che negli ultimi anni hanno creato veri e propri network di club capaci di muovere giocatori come pedine. Il nuovo corso punta a restituire trasparenza e competitività, ma il dibattito è aperto: tra esigenze di regolazione e libertà di mercato, il calcio globale entra in una nuova fase.

Il provvedimento segna una svolta epocale nella governance del calcio internazionale, e sarà fondamentale monitorarne gli effetti nei prossimi anni, soprattutto nei campionati dove il prestito è ancora una leva strategica.

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Hummels torna in campo per l’ultima volta: passerella d’addio contro la Juventus

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