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La pigrizia è il grande equivoco dell’intelligenza artificiale

La pigrizia è il grande equivoco dell’intelligenza artificiale

È tutta colpa del nome. Perché da un lato è vero quel che Giulietta diceva al suo Romeo: “Cosa c’è in un nome? Quella che chiamiamo rosa, con qualsiasi altra parola avrebbe un profumo altrettanto dolce“. Dall’altro però se usiamo una parola in particolare per descrivere un oggetto, lo coloriamo di significato.

Infatti, i latini dicevano invece nomen omen, cioè “un nome, un destino”. E chiamare la “intelligenza artificiale” così, cioè “intelligenza artificiale”, genera un “destino” del termine, nel senso che ispira nelle menti di chi ne sente parlare dei pre-giudizi. Sono delle aspettative, delle vere e proprie predisposizioni da parte di chi legge “AI” rispetto a quelle che potrebbe suscitare con altri nomi (“sistema esperto”, ad esempio). “AI” ci fa pensare che sia “intelligente”. E questo, come vedrete leggendo qui di seguito, è un problema. Un grosso problema.

Intelligente in che senso

Ci sono vari motivi per dire che le AI non sono “intelligenti”. Intanto, perché non abbiamo una definizione di “intelligenza”. A partire dal fatto che ne esistono comunque di vari tipi e che ulteriori vengono identificate dai neuroscienziati o considerati parti di altre più generali. E non parliamo poi della “coscienza“. Abbiamo varie teorie della mente, ma nessuna che sia conclusiva.

Inoltre, i test fatti sugli umani e sugli animali misurano in maniera spesso anche molto arbitraria cose che sono comunque molto diverse tra di loro e per di più transitorie (nel senso che cambiano di epoca in epoca).

Infine, nella nostra società abbiamo sviluppato una forte attitudine a ritenere i numeri “oggettivi” (come se la matematica fosse una essenza di per sé e non un linguaggio) e quindi li applichiamo su qualsiasi cosa per dire che è “vera”. Alla domanda: possiamo misurare il quoziente di intelligenza? Molti rispondo “certo” solo perché abbiamo dei test e dei punteggi per farlo. Cosa misurino e se queste misure hanno senso è diventato irrilevante. La cosa importante sono i numeri. Grazie a loro possiamo non solo dire che l’intelligenza è “una cosa”, ma anche dire quanta ce n’è, quando è di più e quando è di meno. Secondo la scienza no, non possiamo dirlo così, ma per il resto delle persone (e dei mercati economici) avere dei numeri basta e avanza a rendere tutto oggettivo. Spostando così il piano della discussione da “Cos’è l’intelligenza” a “Quanta intelligenza c’è oggi rispetto a ieri? E in un animale rispetto a un uomo? E nei computer?”.

L’idea sventurata

In particolare, la scelta sventurata fatta quasi settant’anni fa di chiamare le nuove tecnologie informatiche “intelligenza artificiale” ha come conseguenza quella di farci pensare che esse – le macchine – siano intelligenti. La data fatidica di nascita ufficiale è il 1956, l’anno cioè in cui si tenne un oramai famoso seminario estivo al Dartmouth College di Hanover nel New Hampshire.

Venne così fondata la nuova disciplina, stabilendo una base, programmi e idee di un campo che faceva parte dell’informatica. Perché, non dimentichiamolo, lo studio e implementazione dell’intelligenza artificiale tale è: parte dell’informatica. Tuttavia, nelle intenzioni il settore delle AI avrebbe dovuto coordinare e dare maggior senso a degli sforzi che si possono far risalire addirittura a Leibniz e ai proto-scienziati che avevano provato a realizzare automi “logici” teorici o anche pratici sin dall’antichità. In realtà non bisogna sbagliarsi: queste ricerche e il loro progresso è dipeso in tutto e per tutto dallo sviluppo della scienza informatica.

La scelta di chiamarla “intelligenza artificiale”, alquanto dibattuta all’epoca, dette il via allo sviluppo di grandi aspettative (macchine coscienti e pensanti come se non meglio dell’uomo) che si rivelarono presto fallaci e portarono a quello che è stato definito “l’inverno dell’intelligenza artificiale”, intendendo un lungo periodo in cui i fondi accademici si ridussero drasticamente così come l’interesse dei giovani scienziati a occuparsi dei problemi di ricerca di questo settore, che veniva considerato come una specie di ramo secco dell’indagine scientifica.

Questo sino a quando un piccolo gruppo di quattro ricercatori di Google non ha sviluppato tecniche nuove per un particolare sotto-tipo di intelligenza artificiale che poi quelli di OpenAI hanno sviluppato e commercializzato a tempo di record. Si tratta di ChatGPT, un chatbot di tipo GTP, che vuol dire Generative Pretrained Trasnformer. Il Transformer, “trasformatore”, è l’architettura sviluppata dai ricercatori di Google molto efficiente per l’elaborazione del linguaggio naturale (capire cosa gli viene detto e rispondere in maniera comprensibile). Il sistema è stato pre-addestrato con un metodo di apprendimento supervisionato che ha creato un Modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) grazie agli algoritmi di Deep Learning, un tipo di reti neurali.

E il resto è storia. Oppure no?

Il collasso della civiltà Occidentale?

L’arrivo di ChatGPT ha provocato una fiammata fra le più spettacolari nel mondo della tecnologia e, a ruota, nella finanza e poi nella società. All’improvviso, dopo la pandemia, trovarsi davanti a un computer capace di capire e rispondere come un essere umano ha fatto esplodere la testa a tutti.

È partita, come conseguenza di una tecnologia strepitosa, una bolla ancora più spettacolare. Che ci ha travolti e ancora lo sta facendo. Soprattutto perché non mettiamo bene a fuoco un aspetto fondamentale dell’intelligenza artificiale: a cosa serve.

Attenzione, qui di seguito non vogliamo dire che non esista l’intelligenza artificiale (quel particolare sotto-insieme della disciplina che sta avendo successo a partire da ChatGPT). Tutt’altro. O dire che non sia utile. Tutt’altro. Ma solo dire che fraintenderla è un errore enorme, e che questo porta a distorsioni che si amplificano nel tempo in maniera particolarmente dannosa.

Per l'uomo a capo dell'AI di Meta i modelli linguistici non supereranno mai l'intelligenza umanaPer l'uomo a capo dell'AI di Meta i modelli linguistici non supereranno mai l'intelligenza umana
Foto di Steve Johnson Unsplash

Uno vale uno, oppure no?

L’AI dovrebbe essere vista come uno strumento di supporto agli esseri umani anziché un modo per rimpiazzarli. Uno strumento che aiuta nei processi di analisi dei dati o di progettazione e non un rimpiazzo per il pensiero umano.

Mettiamola in un altro modo: credere che “intelligenza artificiale” voglia dire avere un computer che è “intelligente” spinge verso l’errore di ritenere che quel computer possa in qualche modo essere una alternativa a un essere umano reale sul lavoro. Perché uno dei criteri che si hanno per la scelta del personale è certamente quello della “intelligenza” (intesa anche come preparazione e tutto il resto) e, potrebbero argomentare dirigenti, imprenditori e uffici delle risorse umane, se il computer diventa intelligente quanto la persona, allora per alcuni compiti può sostituirla.

Questo è un errore, ma non per i motivi sindacali che possono (e giustamente vengono) fatti notare in questi casi. È invece proprio un errore di sbaglio.

Il giardino della conoscenza

Non è uno sbaglio che riguarda solo l’AI: si possono fare anche altri esempi per capire in maniera semplice perché affidarsi al “giudizio” delle AI sia sbagliato. Prendiamo come esempio i sistemi di gestione della conoscenza personale, i PKM. L’idea è che questi contenitori delle nostre note, dei nostri appunti, dei nostri “pezzetti” di conoscenza, possano essere messi in rete fra loro e generare una serie di relazioni che poi, in un secondo momento, ci sono utili per fare altre cose: scrivere un articolo o un libro, prendere una decisione in ufficio e via dicendo.

L’idea sbagliata è quella di credere che l’intelligenza sia una “cosa” e che questa “cosa” sia la somma delle note e i legami che si possono ottenere dal sistema. Invece, l’intelligenza è il processo di creazione (fatto da noi) di quelle note e la relazione che costruiamo, con una serie di iterazioni successive dell’analisi dei legami tra le singole note. L’intelligenza è un processo, non uno stato, e le note sono il presupposto di quel processo, non il suo risultato.

In altre parole, se prendiamo solo il risultato delle nostre note legate fra loro automaticamente, non abbiamo imparato niente. Qual è il vantaggio di avere tantissime note e aver automatizzato la loro aggregazione con tag e grafici e curve di ricorrenza? Abbiamo ancora più dati ma non abbiamo pensato di più. Serve il nostro lavoro di creazione delle note e lo sforzo di analisi e apprendimento. Lo strumento ci può aiutare, ma se ci sostituisce e fa il lavoro per noi il risultato è che abbiamo contemporaneamente sia il prodotto finale che zero capacità di farlo noi. Un bel paradosso, no?

Allora cos’è l’AI? Uno strumento, un assistente per noi che facciamo le cose? Ma in quale modo e con quale rischi? Ed entro quali limiti?

La macchina che fa da sola la rivoluzione (industriale)

Il tema profondo è il “deskilling”, cioè la eliminazione degli skill, che in italiano chiamiamo più semplicemente “dequalificazione”. Non è una novità, è già successo con il passaggio dalla produzione artigianale in serie, fatta da artigiani altamente specializzati ma inevitabilmente lenti, alla produzione in serie automatizzata per quanto possibile con operai non specializzati che azionavano semplicemente le macchine e facevano da “colla” tra il passaggio da una linea a un’altra, o nelle fase di semplice montaggio dei pezzi prodotti automaticamente.

La storia del dequalificazione dell’avvocato del futuro è semplice. L’AI viene indicata come uno strumento capace di eliminare i lavori più stupidi e ripetitivi. Facilitare le cose che si possono fare in maniera creativa. E qui c’è sempre molta enfasi sulle professioni creative che all’improvviso emergono come le più produttive e remunerate perché non c’è più bisogno di competenze “hard”, frutto di studi sistematici e molto concreti su ingegneria, chimica, fisica, ma anche architettura, economia, diritto e via dicendo.

LA storia dell’avvocato e dell’AI

Un esempio sono gli assistenti intelligenti per gli avvocati del futuro, che eliminino il bisogno di fare tutte quelle ricerche noiosissime tra gli atti dei processi e la normativa, Oggi generalmente affidati ai giovani praticanti e agli avvocati più giovani dei grandi studi. Con il problema che, tolto quel lavoro ai giovani, si perde completamente il meccanismo di apprendimento e socializzazione al lavoro.

Il risultato è che in futuro i neolaureati in legge con abilitazione passeranno direttamente alle fasi più complesse e sofisticate della loro professione, cioè quelle che non possono essere automatizzate? E con quali conseguenze? A breve nessuna, se non che ci sarà una prima generazione di avvocati (e mille altre professioni) che faranno prima, di più e probabilmente meglio. Ma subito dopo ci sarà un’ondata di riflusso creata dalla mancanza di competenze. Un impoverimento collettivo micidiale.

La pigrizia

Un’altra immagine è quella di una società che con l’automobile e gli altri mezzi di trasporto personale, inclusi i monopattini elettrici, si impigrisce sempre di più e poi ha bisogno di fisioterapia e sedute di palestra per smaltire il peso accumulato e ridare tonicità ai muscoli atrofizzati. Quando sarebbe bastato camminare.

La pigrizia è la madre di molti vizi e può portare fra le altre cose all’inettitudine. Perché ottenebra ma soprattutto perché non fa progredire. La complessità del nostro mondo richiede capacità di studio e pensiero critico, non computer che facciano tutto al posto nostro. Qual è il vantaggio se lo studente può premere il pulsante e avere la tesina già scritta? O il materiale per il compito già raccolto? O il disegno già fatto?

La grande bellezza dell’AI

È come prendere le pillole per dimagrire o le creme per farsi crescere i muscoli, quando la risposta sarebbe una vita attiva, esercizio e alimentazione sana. Cosa che oltretutto allunga la vita. Perché il trasferimento della conoscenza fatto in questo modo è estremamente poco efficace, ammesso che avvenga. L’AI, a causa di questo grande fraintendimento sul suo significato, viene ovviamente vista da dirigenti e imprenditori come un modo per risparmiare e potenzialmente aumentare la propria produttività. È anche giusto che sia così: sono le regole del libero mercato. Ma al prezzo di preparare una legione di incapacitati.

In conclusione

“AI” è un termine improprio per le tecnologie attuali. L’espressione è eccessiva e non rende giustizia alle capacità degli LLM. La parola “intelligenza” suscita aspettative che gli LLM non possono soddisfare: non rispondono a nessuna teoria della mente e sembrano incapaci di ragionamenti concettuali profondi.

La chiave per l’uso delle AI è applicarle a compiti per i quali sono adatte, come l’analisi, la sintesi e la manipolazione dei dati, e non per prendere decisioni importanti per conto delle persone. Ma soprattutto, non devono diventare una scusa per renderci tutti pigri e smettere di studiare e lavorare. Quello sì che sarebbe un errore.

Tutte le notizie che parlano di Intelligenza Artificiale sono disponibili a partire da questa pagina di macitynet.

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Bournemouth 1 Brentford 2: Wissa colpisce nei minuti di recupero mentre la partita prende vita nel finale dopo che il VAR ha escluso un rigore

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Pioli: “Ho un buon rapporto con la dirigenza”

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Bournemouth 1 Brentford 2: Wissa colpisce nei minuti di recupero mentre la partita prende vita nel finale dopo che il VAR ha escluso un rigore

Bournemouth 1 Brentford 2: Wissa colpisce nei minuti di recupero mentre la partita prende vita nel finale dopo che il VAR ha escluso un rigore

Un Dom Solanke TONICATO ha regalato al gaffer inglese Gareth Southgate un altro strattone Euro 24 contro il Brentford.

Il capocannoniere del Bournemouth con 20 gol si è trovato faccia a faccia con Ivan Toney, l'attaccante dei Bees che lo precedeva nella classifica della nazionale.

Yoane Wissa festeggia il gol vincente del Brentford nei minuti di recupero

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Yoane Wissa festeggia il gol vincente del Brentford nei minuti di recuperoCredito: Getty

Ma Solanke ha vinto il duello e la maggior parte dei consensi ha portato a casa un maestoso gol all'89esimo minuto dopo che Brian Mbeumo aveva portato i Bees in vantaggio tre minuti prima.

Il sostituto Yoane Wissa potrebbe essere andato a casa vincendo il tempo di recupero per gli ospiti, ma Solanke può fare poco di più per vincere Southgate.

L'allenatore dell'Inghilterra Jimmy Floyd Hasselbaink, che stava guardando, riferirà senza dubbio che il Bournemouth vinto ha vinto questa competizione.

Solanke e Toney si sono visti annullare tre gol da Matthew Donohue che stava arbitrando la sua prima partita di Premier League.

L'ultima volta che Donohue ha diretto una partita dei Cherries a Preston nel campionato ha espulso l'allenatore Scott Parker e il difensore Adam Smith.

E l'arbitro ha sconvolto nuovamente i Seasiders quando ha escluso il gol di Solanke al 28' per un fallo di mano di Antoine Semenyo a metà campo.

Sembra che il passaggio di Sergio Reguilon abbia colpito il braccio scorticato di Semenyo, ma il VAR ha chiesto all'arbitro di controllare il suo monitor e Solanke ha perso.

Come ha fatto di nuovo dieci minuti dopo, quando è stato giudicato per aver commesso fallo su un difensore prima di segnare.

Questo è stato semplicemente troppo per l'allenatore spagnolo del Cherries Andoni Iraola che è stato ammonito per la quarta volta in questa stagione per aver protestato con il quarto uomo.

Il miliardario proprietario americano di Bournemouth, Bill Foley, ha fatto una visita lampo nel Dorset con quattro affascinanti show girls di Las Vegas accompagnate da un sosia di Elvis Presley.

Sono una stella della Premier League e mi sono dato uno stupido soprannome dopo aver visto Cool Runnings… è ancora sul retro della mia maglietta

Il club ha respinto le voci secondo cui Foley avrebbe dei leader del tifo nelle partite casalinghe prima dell'inizio della stagione, ma quando si tratta di sponsorizzazione tutto va bene.

Il Brentford è arrivato sulla costa con il secondo peggior record in trasferta del campionato, ma sapendo di non aver perso nessuna partita contro il Bournemouth nella massima serie.

E hanno minacciato per primi al 7', quando il tagliaerba di Keane Lewis-Potter ha costretto una bella parata al portiere di casa Mark Travers.

Semenyo ha poi inviato un urlo da 25 yard appena sopra la traversa prima che il suo cross fosse lanciato di petto da Solanke.

Toney, che non segnava da dieci partite, si risveglia al 18' quando il suo feroce tiro basso viene deviato da Travers.

L'uomo d'azione Semenyo ha concluso il tempo con un tiro da distanza ravvicinata che è andato dritto al portiere dei Bees Mark Flekken.

Bryan Mbeumo ha portato i Bees in vantaggio

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Bryan Mbeumo ha portato i Bees in vantaggioCredito: Rex
Dominic Solanke pensava di aver salvato un punto con il suo colpo di testa all'89esimo minuto

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Dominic Solanke pensava di aver salvato un punto con il suo colpo di testa all'89esimo minutoCredito: Rex
Solanke esulta con una maschera da anime giapponese dopo aver segnato

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Solanke esulta con una maschera da anime giapponese dopo aver segnatoCredito: Getty

Il secondo tempo ha offerto poche azioni in porta finché Toney non ha sofferto come ha fatto Solanke su processo del VAR al 72 '.

Toney è caduto in area sulla gamba tesa di Illia Zabarnyi e i tifosi di casa hanno temuto il peggio quando Donohue ha indicato il dischetto.

L'attaccante dei Bees è letale da 12 yard e cercava disperatamente di mettere a segno il suo quinto gol stagionale.

Ma il VAR è intervenuto di nuovo e Donohue è stato mandato ancora una volta al suo monitor e questa volta il Bournemouth ha festeggiato.

Non per molto, però, quando la partita è diventata pazzesca con Mbeumo, Solanke e Wissa che hanno segnato tutti in nove pazzeschi minuti.

Yoane Wissa manda a segno il vincitore nel pieno del recupero

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Yoane Wissa manda a segno il vincitore nel pieno del recuperoCredito: PA
Dopo la partita, Ivan Toney e Thomas Frank sono apparsi in una chiacchierata profonda

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Dopo la partita, Ivan Toney e Thomas Frank sono apparsi in una chiacchierata profondaCredito: PA

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L'Arsenal valuta il trasferimento estivo di Nico Williams

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L'Arsenal valuta il trasferimento estivo di Nico Williams

L'Arsenal valuta il trasferimento estivo di Nico Williams

L'Arsenal è stato collegato con una mossa per l'attaccante dell'Athletic Club Bilbao Nico Williams.

L'esterno 21enne è stato collegato ad un allontanamento dal club spagnolo e resta da vedere se i Gunners decideranno di fare una mossa per lui. L'Arsenal ha bisogno di portare in campo un attaccante versatile come lui che possa inserirsi ovunque tra i primi tre.

Williams ha segnato sette gol e 16 assist in tutte le competizioni in questa stagione e aggiungerà profondità e qualità all'attacco dell'Arsenal. È in grado di agire sia sull'area ampia che come centravanti. L'Arsenal non è stato in grado di ruotare giocatori come Bukayo Saka e Gabriel Martinelli a causa della mancanza di profondità laterale. Hanno bisogno di più opzioni a loro disposizione se vogliono competere per trofei importanti in modo coerente.

Williams ha una clausola rescissoria da 43 milioni di sterline nel suo contratto e sarà interessante vedere se l'Arsenal deciderà di ripagare per lui. Secondo Datemi lo sport, stanno seriamente considerando di far scattare la sua clausola rescissoria in estate. Il rapporto afferma inoltre che il club della Premier League ha già avuto colloqui con i suoi rappresentanti in merito ad una potenziale mossa.

Nico Williams festeggia un gol per l'Athletic Bilbao

Nico Williams migliorerebbe l'Arsenal

L’Arsenal ha sicuramente la forza finanziaria per concludere l’accordo e la Williams potrebbe rivelarsi un investimento a lungo termine per loro. L’investimento di 43 milioni di sterline potrebbe sembrare un premio in questo momento, ma lo spagnolo ha il talento per giustificare l’esborso nelle prossime stagioni.

Williams ha già dimostrato le sue qualità nel campionato spagnolo e l'opportunità di trasferirsi in Premier League e unirsi a uno dei club più grandi del mondo sarà piuttosto allettante per lui. Un trasferimento all’Arsenal potrebbe fornirgli la piattaforma per competere per lo scudetto e il trofeo della Champions League.

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Ten Hag è “pazzo” per aver ingaggiato l'”incredibile” stella da £ 265k-p / w per Man Utd

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Ten Hag è “pazzo” per aver ingaggiato l'”incredibile” stella da £ 265k-p / w per Man Utd

Ten Hag è “pazzo” per aver ingaggiato l'”incredibile” stella da £ 265k-p / w per Man Utd

Erik dieci Hag sta ancora spingendo per ingaggiare uno dei suoi giocatori preferiti quest'estate, una mossa che forse diventerà sempre più possibile.

Lo United è pronto per il cambiamento quest’estate

Quello di Sir Jim Ratcliffe prima finestra di mercato estiva come Manchester United il proprietario potrebbe essere grande, con molti cambiamenti previsti.

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Man Utd ora pensa che Ratcliffe abbia il numero di Newcastle dopo l'aggiornamento di Ashworth

Riusciranno i Red Devils a prendere il loro uomo quest'estate?

I Red Devils sono abbandonati all'ottavo posto in classifica premier Leaguee con Newcastle United, Arsenal e Brighton che giocheranno le ultime tre partite della stagione, sembrano più propensi a dirigersi verso il basso piuttosto che verso l'alto, il che lascerebbe il calcio europeo fuori portata per la prossima stagione.

In precedenza è stato riferito che ben 21 giocatori potrebbero lasciare l'Old Trafford quest'estate, il che significherebbe ulteriori rinforzi necessari prima della nuova campagna. E con una svolta scioccante, Ten Hag ha finalmente potuto realizzare il suo desiderio.

Ten Hag “pazzo” per l'obiettivo che vuole far firmare a Ratcliffe

Ora è emerso che la stella del Barcellona Frenkie de Jong è di nuovo in campo Quella del Manchester United radar per il mercato estivo. Proprio la scorsa settimana, Ten Hag ha spiegato che De Jong era un giocatore cruciale per giocare il suo stile di calcio quando parlava di una mossa fallita nella sua prima estate in carica.

Interrogato sulla sua incapacità di implementare lo stile dell'Ajax all'Old Traffordl'olandese ha sottolineato i problemi con il personale.

“Perché poi bisogna portare i giocatori”, iniziò. “Quindi nel reclutamento servono giocatori con quelle caratteristiche tipiche [that Ajax players have] e non puoi portare un giocatore che è qui che ha un [different] stile di gioco e non voglio cambiare la sua natura. Sarebbero stati Frenkie de Jong e Casemiro”

“Sarebbero stati davvero connessi tra loro, sarebbero stati davvero complementari tra loro, assolutamente. Ma quello è un giocatore tipico, se vuoi giocare nello stile dell'Ajax, hai bisogno di quel tipo di giocatore, sì.”

Ora potrebbe essere in grado di assicurarsi l'aggiunta dei suoi sogni. Questo perché, secondo Sport Witness, Ten Hag resta “pazzo” per il centrocampista e si avvicinerà ai nuovi proprietari dello United per cercare di concludere un accordo.

Il Barcellona, ​​pur non avendo intenzione di cederlo, non ha ancora ricevuto risposta alla proposta di contratto per l'olandese, sul tavolo “da mesi”. Si aggiunge che “se rifiuta di accettare quest'ultima offerta, gli spalancheranno le porte per partire”.

Probabilmente sarebbe molto ambito anche da altri club, e ha guadagnato grandi elogi durante la sua permanenza al Barcellona, ​​incluso quello dell'ex tecnico del Chelsea Andre Villas Boas, che lo ha paragonato a Wesley Sneijder e ad altre star olandesi.

“È incredibile. Mi piacciono i giocatori che sono sopra la media in termini di abilità tecniche e tattiche. I giocatori che aiutano a formare gli altri attorno a loro.

“De Jong ha quella tecnica, la stessa di giocatori della classe di Van der Vaart e Sneijder. È uno di quei giocatori che controlla la palla e ha il classico stile olandese”.

De Jong non costerebbe poco, né in termini di salari né di onorari. Si pensa che lo porti a casa in giro £ 265.000 a settimana al Camp Nou, qualcosa che lo collocherebbe tra i giocatori più redditizi dello United se rimanesse lo stesso all'Old Trafford.

I maggiori guadagni del Manchester United

Giocatore

Salari (a settimana)

Contratto fino

Casemiro

£ 350.000

2026

Raffaello Varane

£ 340.000

2024

Marco Rashford

£ 300.000

2028

Antonio Marziale

£ 250.000

2024

Monte Mason

£ 250.000

2028

Tuttavia, con i punti interrogativi sul futuro di Casemiro all'Old Trafford e sia Raphael Varane che Anthony Martial in scadenza di contratto quest'estate, lo United è pronto a liberare fondi significativi, alcuni dei quali potrebbero essere destinati a soddisfare le richieste di De Jong.

Forse, solo forse, Ten Hag riuscirà finalmente a catturare l'uomo che ha inseguito fin dal suo arrivo al Teatro dei Sogni.

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Jake Paul non riesce a tenerlo nei pantaloni: la sorprendente ragione per cui sta rifiutando il divieto sessuale di Mike Tyson

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Jake Paul non riesce a tenerlo nei pantaloni: la sorprendente ragione per cui sta rifiutando il divieto sessuale di Mike Tyson

Jake Paul non riesce a tenerlo nei pantaloni: la sorprendente ragione per cui sta rifiutando il divieto sessuale di Mike Tyson

IOn quello che deve essere uno degli eventi più interessanti dell'anno nel mondo dello sport, Jake Paolo è pronto ad affrontare il leggendario pugile Mike Tyson SU 20 luglio in Texas. In preparazione al combattimento, Tyson ha abbandonato sia l'erba che il sesso per instillare una rigida disciplina per il suo ritorno sul ring dopo quasi due decenni. Tuttavia, Paolo ammette di non poter seguire l'esempio di Tyson a causa di alcuni problemi piuttosto… intimi.

Sul suo podcastPaul ha rivelato candidamente il motivo per cui se ne sta alla larga Quello di Tyson approccio all’astinenza: “Se non facessi sesso per… se mi trattengo per circa due settimane comincio a fare sogni bagnati perché il mio corpo dice: 'Buttalo fuori!'Jake ha spiegato, affermando che la sua esperienza è del tutto normale.

Questa non è la prima volta La salute sessuale di Paul ha influenzato la sua carriera di pugile. Lui notoriamente incolpato un sogno bagnato per aver influenzato la sua prestazione contro Tommy Furia, portando alla sua unica sconfitta. Paul ha spiegato la biologia dietro il suo errore in camera da letto, osservando: “Hai due settimane di testosterone accumulato e quindi il motivo per cui accade un sogno bagnato è perché il tuo corpo ha bisogno di rilasciare quell'energia.”

Jake Paul e Mike Tyson si preparano per uno scontro storico

Con tre vittorie al suo attivo dal Furia combattimento, Paolo sta cercando di rimbalzare contro Tysonapparso l'ultima volta in una partita di esibizione del 2020 con Roy Jones Jr. Tyson, a quasi 20 anni di distanza dalla sua ultima gara professionale e dalla sua svolta 58 quest'anno si sta preparando per un incontro che promette di fondere l'esperienza con il vigore giovanile.

Jake Paul prende in giro Mike Tyson prima delle conferenze stampa, sta prendendo l'incontro come uno scherzo?

Il prossimo combattimento sarà caratterizzato turni di due minuti e usa più grande 14 once guanti, un cenno alle esigenze e alla sicurezza dei veterani. Con l'avvicinarsi della serata del combattimento, i fan si chiedono se l'approccio più rilassato di Paul alla disciplina pre-combattimento gli darà un vantaggio, o se i metodi della vecchia scuola di Tyson si dimostreranno superiori sul ring.

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