La lettera-racconto di Enzo Consoli ai tifosi vibonesi. Il diario del bomber rossoblù: le emozioni della cavalcata vincente verso la serie C. "La Storia Continua!"
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La lettera-racconto di Enzo Consoli ai tifosi vibonesi. Il diario del bomber rossoblù: le emozioni della cavalcata vincente verso la serie C. “La Storia Continua!”

07 Giugno 2018 alle 20:07 di Redazione MCN

Una lettera, una confessione affidata ad un diario. Le parole scorrono sulla tastiera e disegnano emozioni. Stamattina, il bomber – vecchia ed indimenticabile gloria vibonese degli anni ’80 – mi ha inviato una mail contenente i suoi pensieri personali, chiedendomi di leggerli. Il Principe, oltre che con i piedi e a suon di gol, vuole ricordare a tutti i tifosi rossoblù che Vibo Valentia è nel suo cuore e che i vibonesi, di quel cuore, sono un pezzo fondamentale. Un testo tanto lungo quanto emozionante, nel quale è incisa la stagione impressionante della Vibonese. La sua esperienza, lo spareggio, la poule scudetto: attraverso queste tappe scorrono i pensieri. Un regalo per tutti quei vibonesi che hanno voglia di rivivere, ancora una volta – attraverso un mini romanzo – la stagione più esaltante di tutti i tempi. Parola del Principe… Buona lettura!

L’INIZIO – Gli ultimi mesi, per me, sono stati importanti nella rivisitazione del mio trascorso calcistico.

Vibo Valentia la mia città, rossoblù i colori del cuore. 

Tutto ha inizio con l’’attivazione del mio account facebook, che avevo evitato per anni e anni. L’amore per la mia Squadra, la Vibonese, mi ha spinto a fare il primo login per avere l’opportunità di seguire la stagione calcistica. Alla richiesta di inserimento di una foto per il profilo non ho avuto dubbi: io insieme a Zio Tom, il mio allenatore. Quella foto rappresenta da un lato la stima e la gratitudine nei confronti di chi non c’è più e, dall’altro,  l’amore immenso per la maglia. 

E’ bastato un click per ricevere innumerevoli richieste di amicizia da parte di tanti tifosi vibonesi che si ricordavano di me e che volevano salutarmi e manifestarmi il loro immutato affetto. 

AMICIZIA – I contatti con la mia città natale si intensificano giorno dopo giorno fino al punto che, a fine aprile, Vincenzo Greco, nipote dell’amico di sempre di mio fratello (che mi ha visto tirare i primi calci al pallone, già all’età di 8 anni), mi contatta per la prima volta.

Con Vincenzo si instaura subito un rapporto di amicizia. Mi chiede un’ intervista per il suo docufilm sulla Vibonese, realizzato per la stagione calcistica vincente e, successivamente, mi coinvolge e mi fa promettere che sarei stato presente allo spareggio promozione contro il Troina.

13 maggio 2018, ore 16.00, Stadio Granillo di Reggio Calabria: partenza fissata per la tarda mattinata del giorno prima.

Durante il viaggio, da Roma a Vibo Valentia, parliamo tanto e solo della Vibonese. Confesso a Vincenzo che lo spareggio del giorno dopo contro il Troina era un appuntamento al quale il mio cuore diceva di non mancare, un appuntamento che – qualora non fosse andato come avrebbe dovuto –  il cuore me lo avrebbe spezzato.  

Appena arrivati in città, dopo un viaggio di chiacchierate e piacevoli ricordi, giungiamo allo stadio Luigi Razza dal quale la squadra della Vibonese era in partenza, diretta a Reggio Calabria.

Lì, i brividi mi attraversano la schiena. Tutti i tifosi presenti nel piazzale dello stadio, mi accolgono calorosamente, dimostrando che per loro – per quel giorno così importante – contava anche la mia presenza. In un battito di ciglia, ogni distanza è stata annullata ed il tempo sembrava non essere mai passato.

C’è il passato, ci sono i miei vecchi amici: Saverio Mancini e Carlo Sposato. C’è il presente: il Direttore Sportivo Simone Lo Schiavo ed il Presidente Pippo Caffo. 

CAPITANI DI OGGI E DI IERI – C’è il capitano della squadra, Kenneth Obodo. Due parole, qualche sguardo e subito le mie sensazioni mi dicono che è un leader, è l’uomo giusto, un capitano che conferma che la squadra è consapevole della propria forza.

Ma a proposito di capitani e leader, il rientro a Vibo mi ha regalato l’occasione di riabbracciare il mio capitano, quello storico: Melino Cosentino, al quale chiedo – per conto di Vincenzo – di concedere un’intervista per il docufilm. Grandi emozioni ed, immediatamente, un altro tuffo nel passato glorioso dei miei colori sociali, quelli di cui sono da sempre innamorato e per cui ho sempre lottato. 

Arrivati a casa Cosentino, le mie emozioni si trasferiscono nel salone dove noto le pareti tappezzate da centinaia di foto che ripercorrono la carriera calcistica del CAPITANO.  C’è anche una mia foto; ritiravo un premio.  “Sono l’unico presente”  dico a Melino, il quale lascia intendere che non c’è nulla di casuale data la stima e l’affetto che ci lega da sempre.

Mi rendo conto che la storia si congiunge al presente: ci rivedremo il giorno dopo al Granillo. Questa volta non sul campo, non con i piedi… ma, insieme, sugli spalti, con i cuori che batteranno all’unisono, esattamente come tanti e tanti anni prima. Cambia il ruolo, ma la passione è la stessa di 40 anni prima.

SPAREGGIO – 13 maggio 2018. Adrenalina e timore, consapevolezza di essere i più forti ma incertezza del pallone rotondo, Vibonese contro Troina. Il grande giorno è arrivato, Vibo Valentia deve riscattarsi, deve riprendersi la C. Un solo passo la separa dalla gloria, ma è quello più importante.

Clacson impazziti, tutta la città è in partenza per Reggio Calabria. Io e Vincenzo ci uniamo a quel piacevole trambusto e contiamo 1,2,3…12 autobus. Sono 12; 12 come gli uomini del calcio: 11 in campo ed il dodicesimo sugli spalti.

Stadio Granillo di Reggio Calabria, pre partita. Un fiume rossoblù, composto da uomini, donne e tanti tanti bambini è già pronto a colorare gli spalti ed a perdere la voce per sostenere i ragazzi. Dalla tribuna (dove prendo posto) si vede la curva che si riempie. Almeno 3.000 vibonesi al seguito …. DA NON CREDERE….

Nell’attesa che inizi la partita, tantissimi tifosi, giovani e meno giovani, mi riconoscono e mi chiedono di fare delle foto con loro. Strabiliato da quell’affetto mi dico “sono al posto giusto nel momento giusto“. Vogliono condividere assieme a me la speranza di farcela.  Tra tutti anche Egidio Belfatto – ex calciatore degli anni 74/75  – mi marca ad uomo, per dirla in gergo calcistico.

Ore 16.00, fischio di inizio. La tensione sale, la posta in palio è molto – forse troppo – alta. Il risultato non si sblocca, Vibonese e Troina impattano a reti bianche. Incredibile! Bisogna giocarsela ai rigori. Tante immagini, tantissimi ricordi attraversano la mia mente ma – tra tutti –  ne prevale uno: la finale del 1996.  Allo Stadio Olimpico di Roma, Juve – Aiax ai rigori. Ero presente; ha vinto la Juve.  “Deve andare bene anche oggi,cazzo” – mi dico. E bene è andata. Arario mette dentro quello decisivo ed esplode il vulcano rossoblù.

SERIE C –Non so come, dopo qualche minuto, mi sono ritrovato in mezzo al campo. Sì, non lo so come… ma dalla tribuna sono arrivato sul terreno di gioco del Granillo a festeggiare con Obodo, Silvestri, Mengoni, Allegretti, Ba, Ciotti… Saverio Mancini, Carlo Sposato, il Presidente Caffo. Mi sono avvicinato a mister Orlandi per complimentarmi per il miracolo sportivo a cui ha dato vita. Nevio mi ha riconosciuto e – nell’occasione – mi ha ricordato i tempi in cui giocavamo in Interregionale.

In preda ad un turbine di emozioni e sentimenti, nutriti per oltre 40 anni ed esplosi in un minuto, ci si da appuntamento – da vincenti – allo stadio Luigi Razza di Vibo Valentia. Lì, oltre 1000 tifosi aspettano la squadra per tributare il giusto riconoscimento per una stagione fantastica, conclusa nel migliore dei modi.

E’ festa grande, lacrime di gioia e cuori impazziti. Vibo Valentia regala veramente emozioni che non si possono descrivere.

POULE SCUDETTO – Intanto, già si parla della Poule Scudetto ed “avanti il prossimo”; si accomodi pure prima il Potenza in casa rossoblù e poi si parte per Rieti, dove sarò presente. 4-0 contro la prima e 2-1, fuori casa, contro la seconda. 

Anche a Rieti, l’entusiasmo è coinvolgente. Con l’amico Vincenzo arriviamo nella cittadina laziale intorno alle 12.30 ed incontriamo gli amici vibonesi e, successivamente, la squadra, lo staff ed il Presidente. Partita emozionante, eliminiamo anche il Rieti e voliamo in semifinale a San Giovanni Valdarno, il 31 maggio, contro il Gozzano.

In Toscana ci vado, ovviamente, con l’amico Vincenzo. Entrambi viviamo nella capitale da dove partiamo alle 14.30 per raggiungere la provincia di Arezzo ed assistere ad un’altra partita vincente. Allo stadio “Fedini” tanti i vibonesi presenti: molti partiti da Vibo, altri dalle città del nord in cui risiedono per motivi di lavoro. Archiviamo anche il capitolo Gozzano, liquidando la squadra avversaria con il risultato di 3-1 e SIAMO IN FINALE.

FINALE – Stesso posto, stessa storia, stesso cuore ma un altro, nuovo avversario: la Pro Patria.  

2 giugno, San Giovanni Valdarno. Di nuovo. Lo scudetto da cucire sul petto è l’obiettivo da raggiungere.

Fischio di inizio e Vibonese in palla. Subito una ghiotta occasione per Bubas, poi  al 21′ una traversa su una pennallata di Altobello e , nonostante la superiorità, si sa che il calcio è strano. Uno svarione difensivo e siamo sotto di un gol. Il secondo tempo, dopo 5 minuti dall’inizio della ripresa, ci vede sotto di due gol. Cambi e nuove strategie di gioco per riaprire la gara ed, in quel di San Giovanni Valdarno, è solo Vibonese. L’assalto alla porta della Pro Patria premia, a 5′ dalla fine, Luigi Silvestri che firma il gol della bandiera. Ma si continua a sperare ed incrociare le dita. Nel recupero c’è un rigore, c’è. E’ netto ma non concesso dalla signora arbitro. Signora perchè donna, arbitro non so perchè. Già, perchè un arbitro – uomo o donna che sia – quel rigore deve avere il coraggio di concederlo. Ma il fischietto lasciato sul petto compromette l’intera posta in palio e la Pro Patria vince la finale e cucirà lo scudetto sulla propria maglia.

Il Capitano mi lancia la sua maglia n. 8 ed io la conserverò per sempre. Grazie OBODO.

GRANDE CUORE ROSSOBLU’ – Mi guardo intorno e  mi dico ” Ma cosa importa? C-o-s-a – i-m-p-o-r-t-a?” La Vibonese ed i vibonesi quello scudetto ce lo hanno sulla pelle, lo hanno cucito sul cuore perchè, ad 830 km di distanza, sono arrivati in Toscana cantando per tutta la partita ed anche dopo la sconfitta, la prima che arrivava dopo 34 risultati utili consecutivi. Noi Vibonesi, quel leone sullo stemma lo abbiamo portato in ogni angolo d’Italia, facendolo ruggire da Nord a Sud. E non è forse questa la vera grande vittoria ?

Siamo in Lega Pro e ce la giocheremo“: questo è il pensiero che, insieme a Vincenzo, mi fa compagnia nel viaggio di ritorno. Nessun rammarico, nessuna delusione. Siamo in Serie C.

Ma le emozioni non finiscono neanche con l’ultimo campionato già alle spalle.

DOCUFILM – Il 4 giugno scorso, il mio amico Vincenzo ha proiettato il suo docufilm. Finalmente, direi. Alle 19.00, dall’auditorium della Provincia di Vibo Valentia sono arrivati fino a Roma, gli applausi dei vibonesi. Tanti si sono commossi rivivendo i momenti da brivido di questa spettacolare annata. C’era mio fratello all’evento e, dopo la proiezione, un suo messaggio su Whatsapp ha commosso me. “Mi sono emozionato. Alla fine della tua intervista c’è stato un forte e lungo applauso”.

Che dire ? Vibo Valentia mia…

LA STORIA NON FINISCE; LA STORIA CONTINUA!

 

 

Leggi anche     – Vibonese: il grande successo del docufilm di Vincenzo Greco 

Vibonese: dopo Obodo rinnova anche Altobello

Vibonese: che bomba di mercato! 

Laura Barbuto

 

 

 

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