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La Juventus abbassa i prezzi dei biglietti del settore ospiti: ecco il motivo

La Juventus abbassa i prezzi dei biglietti del settore ospiti: ecco il motivo

La Juventus Football Club ha annunciato un importante passo verso una maggiore accessibilità alle partite casalinghe per i tifosi avversari. Per la stagione 2023/2024 di Serie A e Coppa Italia, il club bianconero ha deciso di stabilire un prezzo massimo di 45 euro per i biglietti nel Settore Ospiti dell’Allianz Stadium, sede delle partite casalinghe della Juventus.

Questa decisione arriva in risposta alle lamentele e alle critiche avanzate nel corso degli anni da parte dei tifosi delle squadre avversarie che spesso avevano disertato le trasferte allo Stadium, lamentando i costi eccessivi dei biglietti e le procedure complesse per l’acquisto, che richiedevano anche l’iscrizione al sito della Juventus. La Juventus, considerando il proprio stadio come uno dei più moderni in Italia e all’avanguardia, ha voluto offrire un’esperienza migliore anche ai tifosi ospiti.

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La Juventus ha affermato che il suo stadio offre uno spettacolo eccezionale, sia dentro che fuori dal campo, e si è impegnata a rendere più accessibili le partite ai tifosi delle squadre avversarie. Inoltre, la Juventus è diventata la prima squadra in Italia a introdurre questa misura, e si auspica che altri club italiani, in particolare i club più grandi e con un seguito numeroso, possano seguire il suo esempio.

A livello europeo, la UEFA aveva già stabilito dei limiti massimi per i prezzi dei biglietti dei settori ospiti nelle competizioni europee. Ad esempio, per le partite di Champions League, il prezzo massimo dei biglietti non può superare i 70 euro, mentre per le partite di Europa League e di Conference League, i massimi sono rispettivamente 45 euro e 25 euro.

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Foto: screenshot video canale YouTube FIGC Vivo Azzurro

Le dimissioni improvvise di Roberto Mancini dal ruolo di CT della Nazionale non sono sufficienti per evitare contenziosi legali o periodi di inattività, nel caso in cui desiderasse continuare ad allenare. Secondo quanto riferito dalla Gazzetta dello Sport, non esiste una penale economica per l’addio, ma le dimissioni devono essere accettate.

Affinché Mancini possa proseguire la sua carriera di allenatore senza intoppi, sarà necessaria una risoluzione consensuale del suo contratto con la Federcalcio. Questo è un requisito richiesto dalle normative sportive. In sostanza, un membro di una squadra ha il diritto di liberarsi da una situazione che non sente più sua, ma è sempre necessario ottenere l’accordo dell’altra parte coinvolta (nel caso specifico, la Federcalcio) nel caso in cui si voglia assumere un nuovo incarico con un’altra squadra.

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Non esiste una clausola di rescissione esplicita nel contratto di Mancini. Tuttavia, c’era la possibilità di rescissione unilaterale nel caso in cui l’Italia fosse arrivata tra i primi quattro posti all’EURO 2024 (evento che avrebbe comportato anche l’esonero automatico in caso di mancata qualificazione) o al Campionato del Mondo del 2026, prospettiva che ora è chiaramente irrealizzabile.

Quindi, l’ex CT e i suoi rappresentanti dovranno sedersi al tavolo e negoziare con il presidente Gravina. Inoltre, con il suo abbandono della panchina azzurra, si concluderanno anche alcune relazioni di sponsorizzazione. Negli ultimi anni, Mancini è diventato testimonial per aziende come Poste italiane, Telepass e Facile Ristrutturare in quanto CT dell’Italia. Tuttavia, con la fine di questa posizione, queste sponsorizzazioni perderanno di validità poiché erano legate al suo ruolo di CT.

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Evergrande Group dichiara fallimento: coinvolto anche il presidente dell’Inter Steven Zhang

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Evergrande Group dichiara fallimento: coinvolto anche il presidente dell’Inter Steven Zhang

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Il colosso immobiliare cinese China Evergrande, noto per essere il promotore immobiliare più indebitato a livello mondiale e simbolo della crisi nel settore immobiliare cinese, ha presentato un’istanza di fallimento e ha richiesto la protezione dai creditori presso un tribunale a Manhattan, negli Stati Uniti.

L’azienda ha invocato il “capitolo 15” del codice fallimentare statunitense, un meccanismo legale che offre protezione alle società non statunitensi coinvolte in processi di ristrutturazione dai creditori che potrebbero intentare cause legali o cercare di sequestrare beni negli Stati Uniti.

China Evergrande sta cercando il riconoscimento dei colloqui di ristrutturazione già in corso presso giurisdizioni in diversi luoghi, tra cui Hong Kong, le Isole Cayman e le Isole Vergini britanniche. Questa mossa arriva in un momento di crescente preoccupazione per l’effetto a catena che la crisi nel settore immobiliare cinese potrebbe avere sull’intera economia del paese, soprattutto alla luce della decelerazione della crescita del PIL.

Da quando è iniziata la crisi del debito del settore immobiliare cinese a metà del 2021, numerose aziende, che rappresentano circa il 40% delle vendite di case in Cina, sono fallite. Inoltre, la salute finanziaria di altre importanti aziende del settore, come Country Garden, il maggior promotore immobiliare privato del paese, ha sollevato preoccupazioni tra gli investitori, specialmente dopo che l’azienda non ha pagato alcuni interessi questo mese. China Evergrande, da poco tempo, aveva un debito di ben 330 miliardi di dollari.

Foto: profilo Instagram Inter

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Da sottolineare che la situazione di China Evergrande coinvolge anche il gruppo Suning, di cui Zhang Jindong (proprietario dell’Inter) è uno dei principali azionisti. Nel 2017, Zhang Jindong aveva anticipato a China Evergrande capitali per 20 miliardi di yuan (circa 2,6 miliardi di euro), sottoscrivendo azioni di classe A di Evergrande Real Estate (nota anche come Hengda Real Estate) in vista della quotazione in borsa, con la promessa di ricevere consistenti dividendi.

Grazie al supporto di Suning e di altri gruppi privati cinesi, China Evergrande aveva raccolto complessivamente 130 miliardi di yuan (circa 16,65 miliardi di euro), con l’assicurazione che se la quotazione in borsa delle azioni di classe A di Evergrande Real Estate non si fosse realizzata, gli investimenti sarebbero stati restituiti entro marzo 2021.

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Mondiali, Mancini in apprensione: sfortuna per l'Italia

Il caso delle dimissioni di Roberto Mancini dalla carica di CT della Nazionale italiana continua ad essere al centro dell’attenzione. Mancini ha fornito la sua versione dei fatti, evidenziando la mancanza di fiducia da parte della Federazione calcistica italiana (FIGC) e del presidente Gabriele Gravina, nonché il cambiamento del suo staff come motivazioni principali. Tuttavia, ci sono aspetti che sembrano ancora poco chiari.

L’8 agosto, la moglie e legale di Mancini, Silvia Fortini, ha inviato un messaggio a Gravina chiedendo la modifica del contratto per eliminare la clausola di risoluzione in caso di mancata qualificazione all’Europeo. Il termine “staff” non è menzionato nel messaggio, ma viene fatto riferimento alle novità avvenute nell’ultimo mese, tra cui la nomina di Mancini a coordinatore unico delle Nazionali Under 21 e Under 20.

Foto: screenshot video canale YouTube FIGC Vivo Azzurro

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Quello che appare chiaro è che nel messaggio viene menzionata la clausola che prevede la rescissione del contratto del tecnico nel caso in cui l’Italia non si qualificasse per EURO 2024, una questione centrale per Mancini. Si ipotizza che dietro a questa richiesta così significativa che ha portato alle sue improvvise dimissioni possa esserci il desiderio di proteggersi nel caso in cui l’avventura con la squadra nazionale finisse prima ancora di iniziare.

Gravina aveva inizialmente dato fiducia a Mancini dopo il fallimento della qualificazione al Qatar 2022, ma aveva deciso che se l’Italia avesse mancato nuovamente l’obiettivo di qualificazione, il CT sarebbe stato sostituito. Togliere ora la clausola non aveva senso per il presidente, anche perché la situazione della Nazionale sarebbe stata più chiara a breve.

Foto: Twitter FIGC

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La FIGC sta valutando la possibilità di intraprendere azioni legali contro Mancini, poiché il contratto firmato con la Federazione non contempla clausole o modalità per una liberazione senza costi, contrariamente a quanto dichiarato da alcune fonti. Inizialmente, era stata esclusa la possibilità di una causa legale contro l’ex CT, anche in virtù degli anni trascorsi insieme, ma ora questa opzione sembra essere seriamente considerata.

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Juventus, caso plusvalenze: arriva una nuova decisione

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Juventus, caso plusvalenze: arriva una nuova decisione

Juventus, caso plusvalenze: arriva una nuova decisione

Patteggiamento Juventus manovra stipendi, ecco che cosa è successo: è arrivata l’ufficialità della sentenza.

Andrea Agnelli, l’ex presidente della Juventus, sta cercando di accelerare i tempi della sentenza relativa al suo ricorso presso il TAR riguardante il caso delle plusvalenze. Agnelli era stato sanzionato con due anni di inibizione dal Tribunale FIGC a causa di questo caso. Il suo ricorso al TAR del Lazio è stato presentato il 20 giugno, con la prima udienza che si è tenuta l’11 luglio. Durante questa udienza, Agnelli aveva rinunciato alla richiesta di sospensiva per passare direttamente alla discussione nel merito della questione. L’obiettivo è ottenere una valutazione sulla compatibilità dell’ordinamento giuridico sportivo italiano con la normativa dell’Unione Europea.

A inizio agosto, i legali di Agnelli hanno presentato “l’istanza di prelievo”, un atto formale che segnala l’urgenza del ricorso. Questo atto è previsto dall’articolo 71 del codice del processo amministrativo. Secondo questa normativa, una volta ricevuta l’istanza, il giudice può, dopo aver verificato la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, definire il giudizio con una sentenza in forma semplificata, tenendo conto delle opinioni delle parti coinvolte.

Foto: profilo Twitter Juventus

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In sostanza, l’istanza di prelievo è uno strumento che permette al ricorrente di sollecitare il giudice affinché acceleri il processo e fissi un’udienza di discussione per una rapida conclusione della causa. Agnelli sta cercando attraverso questa procedura di ottenere una decisione tempestiva sul suo ricorso legato al caso delle plusvalenze.

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