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La Corea del Nord censura un giocatore del PSG al Mondiale per club mentre segna il rigore: la motivazione

La Corea del Nord censura un giocatore del PSG al Mondiale per club mentre segna il rigore: la motivazione

La Corea del Nord ha censurato il calciatore sudcoreano Kang-in Lee durante la trasmissione del match PSG-Atletico Madrid al Mondiale per Club 2025, oscurando completamente volto, numero e figura del giocatore mentre segnava un rigore. Il gol, realizzato al 97° minuto per il 4-0 finale del Paris Saint-Germain, è stato trasmesso dalla Korean Central Television (KCTV) con l’immagine del calciatore completamente sfocata, trasformandolo in un vero e proprio “fantasma” in campo. Il telecronista, in linea con la censura, ha evitato di menzionare il nome dell’autore del gol, rispettando la rigida linea editoriale del regime.

La censura è parte della strategia del governo nordcoreano di oscurare qualsiasi figura legata alla Corea del Sud, considerata nemica ideologica. La trasmissione del match è avvenuta con cinque giorni di ritardo e in versione ridotta, come da prassi per gli eventi sportivi internazionali trasmessi nel Paese. La partita, durata 90 minuti, è stata condensata in un’ora e trasmessa con grafiche modificate e loghi delle emittenti estere rimossi, in violazione dei diritti televisivi internazionali.

Il caso ha suscitato scalpore per l’assurdità della censura, che ha trasformato un momento sportivo in un atto di propaganda, dimostrando come il controllo dell’informazione in Corea del Nord sia totale. La rete internet pubblica non esiste, sostituita da una intranet chiamata Kwangmyong, accessibile solo con contenuti approvati dal regime. In questo contesto, la TV di stato diventa l’unica fonte di verità per la popolazione, che non ha modo di verificare i fatti attraverso canali alternativi.

Sport manipolato e diritti violati: la Corea del Nord trasmette eventi in differita e senza autorizzazione

La trasmissione degli eventi sportivi in Corea del Nord avviene sempre in differita, spesso con mesi di ritardo e senza alcun diritto legale, a causa delle sanzioni internazionali che impediscono accordi con broadcaster stranieri. La KCTV trasmette partite rubate, modificando grafiche, oscurando loghi e censurando contenuti scomodi, come nel caso di Kang-in Lee. La stagione della Premier League, ad esempio, è iniziata in Corea del Nord solo il 13 gennaio, con la trasmissione di Ipswich-Liverpool giocata ad agosto, ben 150 giorni dopo.

Le partite che coinvolgono calciatori sudcoreani famosi, come Son Heung-min, Hwang Hee-chan e Kim Ji-soo, non vengono mai trasmesse, per evitare di mostrare in positivo figure considerate “nemiche”. Anche la pubblicità a bordo campo viene rimossa, così come ogni riferimento a sponsor o marchi occidentali, in un’operazione di riscrittura totale della realtà. Il calcio, come ogni altro contenuto mediatico, viene filtrato per aderire alla narrazione ufficiale del regime, che punta a isolare la popolazione da ogni influenza esterna.

Il caso del rigore censurato di Kang-in Lee è solo l’ultimo esempio di come lo sport venga manipolato per fini politici, trasformando un evento globale come il Mondiale per Club in uno strumento di propaganda. La FIFA, pur consapevole delle violazioni, non ha strumenti concreti per intervenire, vista l’impossibilità di far rispettare i diritti televisivi in un Paese completamente chiuso al mondo.

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Panchina Inter, retroscena clamoroso di Criscitiello: “Ausilio voleva un altro allenatore, Chivu scelta di Marotta”

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Storica qualificazione dell’Iran ai Mondiali 2026, ma la partecipazione è minacciata dal conflitto con gli Stati Uniti: la situazione

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Panchina Inter, retroscena clamoroso di Criscitiello: “Ausilio voleva un altro allenatore, Chivu scelta di Marotta”

Cristian Chivu è stato scelto come nuovo allenatore dell’Inter per il post-Inzaghi, ma la decisione non è stata condivisa da tutta la dirigenza. Secondo quanto rivelato da Michele Criscitiello, la nomina dell’ex difensore rumeno è stata fortemente voluta da Beppe Marotta, mentre Piero Ausilio avrebbe preferito puntare su Roberto De Zerbi, tecnico più esperto e già affermato a livello internazionale. La scelta di Chivu rappresenta una rottura netta con il passato, un segnale di rinnovamento voluto dalla società per rilanciare il progetto tecnico dopo una stagione chiusa senza trofei.

Marotta ha optato per un profilo giovane e interno al club, con l’obiettivo di garantire continuità e rafforzare l’identità nerazzurra. Chivu, reduce da un buon percorso con la Primavera, è stato promosso per la sua conoscenza dell’ambiente e la capacità di lavorare con i giovani, ma la sua inesperienza a livello di prima squadra ha sollevato dubbi tra i tifosi e parte della dirigenza. Ausilio, invece, avrebbe voluto affidare la panchina a De Zerbi, considerato più pronto per gestire una rosa ambiziosa e affrontare le sfide europee.

La divergenza tra i due dirigenti evidenzia una spaccatura interna, che potrebbe influenzare anche le prossime mosse di mercato. La scelta di Chivu è stata interpretata come un segnale di fiducia nei confronti del settore giovanile, ma anche come una mossa per rafforzare il controllo della società sulle dinamiche tecniche.

Inzaghi, l’addio tra rimpianti e silenzi: “Mai valorizzato davvero” secondo Criscitiello

L’uscita di scena di Simone Inzaghi è stata accompagnata da un silenzio assordante da parte della società, che non ha celebrato pubblicamente i risultati ottenuti dal tecnico. Michele Criscitiello ha difeso l’operato dell’ex allenatore, sottolineando come sia stato spesso sottovalutato e lasciato solo nei momenti difficili. Secondo il giornalista, Inzaghi ha saputo gestire una rosa ridimensionata, valorizzando parametri zero e mantenendo la competitività anche in un contesto societario instabile.

Tra i meriti riconosciuti a Inzaghi ci sono la gestione di giocatori come Acerbi, rilanciato proprio grazie alla sua fiducia, e la capacità di tenere unito lo spogliatoio durante il delicato passaggio di proprietà. Nonostante le critiche, il tecnico ha portato l’Inter a giocarsi titoli importanti e ha garantito una continuità di rendimento, che ora sarà difficile replicare con un allenatore esordiente.

Il retroscena svelato da Criscitiello getta nuova luce sull’addio di Inzaghi, che potrebbe essere stato accelerato da divergenze interne più profonde. La scelta di puntare su Chivu, pur coraggiosa, comporta rischi evidenti, soprattutto in una stagione che vedrà l’Inter impegnata su più fronti, incluso il Mondiale per Club. Il futuro dirà se la scommessa di Marotta sarà vincente o se Ausilio aveva ragione a preferire un tecnico più navigato.

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Non solo Barella: l’Al-Hilal di Simone Inzaghi ci ha provato anche per un altro titolarissimo dell’Inter

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Non solo Barella: l’Al-Hilal di Simone Inzaghi ci ha provato anche per un altro titolarissimo dell’Inter

Non solo Barella: l’Al-Hilal di Simone Inzaghi ci ha provato anche per un altro titolarissimo dell’Inter

L’Al-Hilal ha provato a strappare Alessandro Bastoni all’Inter, ma il difensore ha rifiutato l’offerta, seguendo la stessa linea del compagno Nicolò Barella. Il club saudita, guidato da Simone Inzaghi, aveva messo nel mirino due colonne nerazzurre, nel tentativo di ricostruire in Arabia una squadra competitiva con volti noti della Serie A. A rivelare il retroscena è stato Alfredo Pedullà, che sul suo canale YouTube ha spiegato come l’Al-Hilal abbia contattato direttamente Bastoni, ricevendo però un secco “no” dal giocatore.

Il difensore centrale, protagonista con l’Inter e con la Nazionale, ha scelto di restare in Europa, nonostante l’offerta economicamente vantaggiosa. Pedullà ha criticato chi usa titoli fuorvianti per generare click, sottolineando che la notizia va raccontata per intero: Bastoni è stato cercato, ma ha rifiutato senza esitazioni. Anche Barella, già accostato all’Al-Hilal nei giorni scorsi, ha declinato la proposta, confermando la volontà di proseguire il proprio percorso in Italia.

Il doppio rifiuto rappresenta un segnale forte per il calcio europeo, che riesce ancora a trattenere i suoi talenti nonostante le sirene arabe. Inzaghi, che conosce bene entrambi i giocatori, sperava di convincerli con un progetto ambizioso, ma dovrà ora virare su altri obiettivi.

Pedullà svela i retroscena: “Non faremo mai titoli ingannevoli, Bastoni ha detto no”

Alfredo Pedullà ha voluto chiarire la dinamica dell’offerta dell’Al-Hilal per Bastoni, criticando chi avrebbe potuto strumentalizzare la notizia. “Se scrivessi ‘Bastoni-Al Hilal’ senza spiegare che ha detto no, sarebbe un titolo da influencer, non da giornalista”, ha dichiarato. Il giornalista ha ribadito che entrambi i giocatori sono stati contattati, ma hanno rifiutato con fermezza, senza lasciare margini di trattativa.

Il tentativo dell’Al-Hilal conferma la strategia aggressiva del club saudita sul mercato, che punta a rinforzarsi con nomi di spicco del calcio europeo. Dopo otto rifiuti ricevuti da altri obiettivi, Inzaghi aveva individuato in Bastoni un profilo ideale per guidare la difesa, ma il giocatore ha preferito restare all’Inter, dove è considerato un pilastro del progetto tecnico.

La scelta di Bastoni è stata accolta con favore dai tifosi nerazzurri, che temevano un possibile esodo verso l’Arabia. Il difensore ha dimostrato attaccamento alla maglia e ambizione sportiva, preferendo la continuità e la competitività della Serie A. Il caso Bastoni-Barella evidenzia come non tutti i top player siano disposti a cedere alle lusinghe economiche, e come il fascino del calcio europeo resti ancora intatto.

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Spuntano i primi nomi per la nuova Italia di Gattuso: la presenza di Zambrotta faciliterebbe la convocazione

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Spuntano i primi nomi per la nuova Italia di Gattuso: la presenza di Zambrotta faciliterebbe la convocazione

Spuntano i primi nomi per la nuova Italia di Gattuso: la presenza di Zambrotta faciliterebbe la convocazione

Con l’arrivo di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana, si apre una nuova fase fatta di idee fresche e convocazioni sorprendenti, tra cui spicca la possibile chiamata di Gabriel Strefezza. L’esterno offensivo del Como, autore di una stagione brillante con 6 gol e 4 assist, è stato indicato da La Provincia di Como come uno dei nomi più interessanti per il nuovo ciclo azzurro. Classe 1997, italo-brasiliano, Strefezza ha espresso più volte il desiderio di vestire la maglia dell’Italia, sottolineando le sue origini siciliane e la volontà di rappresentare il Paese dei suoi avi.

Il profilo di Strefezza si inserisce perfettamente nella filosofia di Gattuso, che ha dichiarato di voler puntare su giocatori motivati, dinamici e pronti a dare tutto per la maglia. L’esterno del Como ha dimostrato grande continuità e incisività in Serie A, attirando l’attenzione non solo per i numeri, ma anche per l’atteggiamento in campo. La sua duttilità tattica e la capacità di saltare l’uomo lo rendono un’opzione intrigante per il nuovo ct, che ha già contattato oltre 35 giocatori per valutare le prime convocazioni.

Il legame tra Strefezza e la Nazionale potrebbe essere rafforzato dalla presenza di Gianluca Zambrotta nello staff tecnico, ex presidente onorario del Como e ora collaboratore del settore giovanile azzurro. Un dettaglio che potrebbe facilitare l’inserimento del giocatore nel progetto tecnico, offrendo a Gattuso un’opzione in più per rinnovare l’attacco azzurro.

Il fattore Zambrotta e l’identità italiana: Strefezza sogna l’azzurro con orgoglio e ambizione

Gabriel Strefezza non ha mai nascosto il suo sogno di giocare per l’Italia, e ora, con il nuovo corso targato Gattuso, potrebbe finalmente vedere realizzata la sua ambizione. “Ho un bisnonno italiano e le mie origini sono siciliane. Ci andrei di corsa”, aveva dichiarato in passato, lasciando intendere quanto sia forte il legame con il Paese. Il suo percorso professionale, partito dal Brasile e maturato in Italia, lo ha reso un esempio di integrazione calcistica, capace di unire tecnica sudamericana e disciplina tattica europea.

La presenza di Gianluca Zambrotta nello staff della Nazionale potrebbe rivelarsi decisiva, vista la lunga militanza dell’ex terzino nel Como e il suo ruolo di mentore per molti giovani talenti. Zambrotta conosce bene l’ambiente lariano e potrebbe spingere per la convocazione di Strefezza, valorizzando il lavoro svolto dal club lombardo nella crescita del giocatore. Un altro oriundo in azzurro? L’ipotesi è concreta e coerente con la linea di apertura già mostrata dalla FIGC in passato.

Il Como, intanto, si gode la visibilità del suo numero 7, che potrebbe diventare il primo convocato in Nazionale nella storia recente del club. Un traguardo che darebbe lustro al progetto sportivo della società e confermerebbe la bontà delle scelte tecniche fatte negli ultimi anni. Strefezza rappresenta un profilo moderno, capace di interpretare più ruoli offensivi e di adattarsi a diversi moduli, qualità che potrebbero fare la differenza nel nuovo ciclo azzurro.

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La Svizzera Femminile insabbia la sconfitta imbarazzante per 7 a 1 contro l’U15 del Lucerna: un giocatore spiffera tutto sui social

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La Svizzera Femminile insabbia la sconfitta imbarazzante per 7 a 1 contro l’U15 del Lucerna: un giocatore spiffera tutto sui social

La Svizzera Femminile insabbia la sconfitta imbarazzante per 7 a 1 contro l’U15 del Lucerna: un giocatore spiffera tutto sui social

A pochi giorni dall’inizio degli Europei femminili 2025, la Svizzera padrona di casa è finita al centro di un caso imbarazzante, dopo aver perso 7-1 in un’amichevole a porte chiuse contro l’Under 15 maschile del Lucerna. La federazione elvetica aveva cercato di tenere nascosto il risultato, ma il silenzio è stato rotto da un giovane calciatore del Lucerna, che ha pubblicato foto e punteggio sui social, rendendo virale l’accaduto.

La partita si è svolta a Nottwil, sulle rive del lago di Sempach, senza accesso per giornalisti o telecamere, proprio per evitare fughe di notizie. L’obiettivo era testare la condizione fisica della nazionale femminile in vista del debutto europeo, ma il risultato ha avuto l’effetto opposto: una sconfitta umiliante che ha scatenato polemiche e ironie in tutto il Paese. Il quotidiano svizzero Blick ha riportato la notizia, confermando l’imbarazzo della federazione.

Il giovane autore del post ha condiviso immagini dell’incontro e il punteggio finale, attirando l’attenzione dei media e dei tifosi. Il 7-1 subito dalle ragazze svizzere ha sollevato dubbi sulla preparazione della squadra, che dovrà affrontare Norvegia, Islanda e Finlandia nel girone di Euro 2025. Un episodio che rischia di compromettere il morale del gruppo e la fiducia del pubblico, proprio nel momento più delicato della stagione.

Federazione sotto accusa: il tentativo di insabbiare la sconfitta scatena la bufera mediatica

La federazione svizzera è finita nel mirino per aver cercato di nascondere l’amichevole e il suo esito, alimentando sospetti e critiche. Il tentativo di insabbiare la sconfitta ha avuto l’effetto opposto, trasformando un semplice test in un caso nazionale. Il gesto ingenuo del giovane calciatore ha scoperchiato il vaso di Pandora, mostrando come la comunicazione digitale possa sfuggire di mano anche in contesti controllati.

Il risultato ha scatenato reazioni contrastanti tra tifosi e addetti ai lavori, tra chi minimizza l’accaduto e chi lo considera un campanello d’allarme. Molti sottolineano che partite simili non sono rare nel calcio femminile, dove le differenze fisiche con i coetanei maschi possono incidere pesantemente. Tuttavia, la gestione opaca dell’evento ha danneggiato l’immagine della nazionale, che ora dovrà riconquistare la fiducia del pubblico sul campo.

La sconfitta arriva in un momento già complicato per la selezione elvetica, che non ha brillato nelle ultime uscite ufficiali. Il rischio è che l’episodio influenzi negativamente l’approccio mentale delle giocatrici, già sotto pressione per l’importanza del torneo casalingo. La federazione dovrà ora gestire la comunicazione con maggiore trasparenza, per evitare ulteriori danni d’immagine.

Il caso dimostra quanto sia difficile controllare le informazioni nell’era dei social, e quanto un singolo post possa cambiare la percezione pubblica di un’intera squadra. La Svizzera femminile dovrà rispondere sul campo, con prestazioni convincenti e spirito di squadra, per lasciarsi alle spalle questa brutta pagina.

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Come funziona il nuovo protocollo anti-razzismo della FIFA applicato per la prima volta al Mondiale per Club durante Real Madrid-Pachuca

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