Julius Hirsch - Dai campi di calcio ai campi di sterminio.
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Julius Hirsch – Dai campi di calcio ai campi di sterminio.

25 Gennaio 2019 alle 11:13 di Mattia Di Battista

Julius Hirsch: una delle tante vittime della Shoah.

Per tanti, il nome di Julius Hirsch è un nome sconosciuto, specie per chi non è tedesco. Ma per il la storia del calcio tedesco è un nome importante non solo per i suoi meriti calcistici, ma anche perché la sua storia rappresenta un emblema di cosa sia stato il regime nazista e cosa sia stata la persecuzione degli ebrei voluta da Adolf Hitler. Questa nostra rubrica è dedicata a lui e ai tanti calciatori di tutta Europa inghiottiti dal “buco nero” dei campi di sterminio.

Julius Hirsch: un ragazzo e la sua passione per il pallone.

Settimo figlio di un mercante ebreo, Hirsch nasce ad Achern in Germania il 7 aprile 1892. Ad appena dieci anni sboccia la sua passione per il calcio e il piccolo Julius comincia a giocare con il Karlsruher dove cresce calcisticamente arrivando fino alla prima squadra nel ruolo di ala sinistra. Affermatosi con il suo stile di gioco molto offensivo e per il suo tiro estremamente potente.  Nel 1910 l’apoteosi con la conquista del campionato tedesco da parte del Karlsruher grazie alle prodezze del trio d’attacco formato dallo stesso Hirsch, da Fritz Förderer Gottfried Fuchs.

Julius Hirsch: il primo ebreo a vestire la maglia della Nazionale tedesca.

In quegli anni “Juller”, come venne soprannominato, si guadagnò anche la maglia della Nazionale di calcio tedesca, divenendo il primo ebreo a vestirla in una manifestazione sportiva ufficiale. Era il 1912 e Julius fu convocato tra i 22 giocatori che avrebbero rappresentato il calcio tedesco alle Olimpiadi di Stoccolma. Poi, l’anno successivo, lascia il Karlsruhe per accasarsi al Greuter Furth. Con la squadra bavarese “Juller” vincerà un altro campionato nel 1913 e ci rimarrà fino al 1919, quando farà ritorno a Karlsruhe.

Julius Hirsch: la carriera da allenatore, le leggi razziali e la fine.

Hirsch continuerà a giocare a Karlsruhe fino al 1925, quando decide di appendere le scarpe al chiodo e diventare allenatore delle giovanili del Karlsruher. Nel frattempo, però, tante cose sono cambiate: la Germania è uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale (nella quale Julius aveva combattuto come soldato dell’esercito Imperiale), l’impero di Guglielmo II è caduto ed è nata una Repubblica. Un Paese minato dalla guerra e dalla crisi economica del 1929, una crisi che comporterà l’ascesa di un nuovo partito guidato da un ex pittore ed ex soldato austriaco: il partito nazionalsocialista di Adolf Hitler.

Il nazismo sale al potere nel 1933 e nei piani del suo Führer non c’è più posto per gli ebrei come Hirsch, anche se hanno servito la patria tedesca con onore sui campi di calcio e sui campi di battaglia. Così, l’ex gloria del calcio teutonico apprese dai giornali che le squadre della Germania meridionale avrebbero bandito gli ebrei come loro membri. Hirsch prende atto e decide di abbandonare il suo team con molto dolore espresso in una lettera alla società.

Julius Hirsch finisce, come tanti ebrei, dimenticato ed isolato da tutti per il solo essere ebreo, fino all’epilogo più scontato nel campo di sterminio di Auschwitz, dove entrerà nel 1943 senza uscirne vivo. La sua morte sarà dichiarata solo l’8 maggio del 1945 a guerra finita.

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