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Juan Godoy colpito ai testicoli da un razzo in campo: tragedia sfiorata nello stadio dello Strongest

Durante i festeggiamenti per la vittoria contro il Blooming, l’attaccante Juan Godoy è stato colpito ai testicoli da un razzo lanciato dalla curva. Il presidente del club parla di “attentato alla vita” e sospende centinaia di abbonamenti.

Juan Godoy colpito ai testicoli da un razzo in campo: tragedia sfiorata nello stadio dello Strongest

Tragedia sfiorata in Bolivia durante la sfida tra The Strongest e Blooming, valida per la massima divisione nazionale. In pieno recupero, sul punteggio di 3-2, una raffica di fuochi d’artificio è stata lanciata dalla curva dei tifosi di casa. Tra questi, un razzo ha colpito in pieno Juan Godoy, attaccante paraguaiano naturalizzato boliviano, autore del gol decisivo al 76′.

Le immagini sono scioccanti: Godoy si accascia tenendosi il basso ventre, visibilmente sofferente, mentre lo staff medico accorre per soccorrerlo. Il razzo ha bucato i pantaloncini e causato un’ustione di primo grado alla coscia, oltre a un ematoma nella zona genitale. Fortunatamente, non ci sono state conseguenze più gravi, ma l’episodio ha provocato un’interruzione di circa dieci minuti per ripristinare la sicurezza.

Il presidente dello Strongest, Daniel Terrazas, ha mostrato pubblicamente i pantaloncini danneggiati e ha definito l’accaduto “un attentato alla vita”. Ha annunciato una denuncia formale alla Procura della Repubblica e ha attaccato duramente il gruppo ultras responsabile, gli ‘Ultra Sur’, promettendo che episodi simili non si ripeteranno.

Le scuse degli ultras e la risposta del club: sospesi quasi 400 abbonamenti

Il gruppo Ultra Sur ha diffuso un comunicato di scuse, spiegando che l’intento era festeggiare la vittoria con fuochi d’artificio, come da tradizione. Secondo la loro versione, una batteria si sarebbe rovesciata accidentalmente, causando il lancio del razzo verso il campo. “Non era nostra intenzione ferire nessuno”, hanno scritto, esprimendo solidarietà a Godoy e al resto della squadra.

Nonostante le scuse, la dirigenza dello Strongest ha adottato misure drastiche, sospendendo quasi 400 abbonamenti stagionali detenuti dai membri del gruppo coinvolto. Il club ha anche avviato un’indagine interna per verificare eventuali irregolarità nella distribuzione dei titoli d’ingresso.

L’episodio ha sollevato un dibattito sulla sicurezza negli stadi sudamericani, dove l’uso di fuochi d’artificio è ancora diffuso ma spesso incontrollato. Il caso Godoy potrebbe diventare un punto di svolta per regolamentare in modo più severo le celebrazioni da parte delle tifoserie.

La solidarietà nei confronti del giocatore è arrivata da tutto il mondo del calcio boliviano, ma resta la preoccupazione per un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze irreparabili. Il club ora punta a rafforzare i controlli e a garantire che lo stadio Hernando Siles torni a essere un luogo sicuro per tutti.

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Perché a Monaco ai tifosi dell’Inter è vietato esporre i colori nerazzurri

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Perché a Monaco ai tifosi dell’Inter è vietato esporre i colori nerazzurri

Il club monegasco impone un divieto senza precedenti ai tifosi dell’Inter: niente maglie, sciarpe o simboli nerazzurri. Chi trasgredisce rischia l’espulsione e persino conseguenze legali. Una scelta che ha scatenato indignazione.

Perché a Monaco ai tifosi dell’Inter è vietato esporre i colori nerazzurri

Il comunicato dell’AS Monaco ha scatenato un’ondata di polemiche tra i tifosi dell’Inter, in vista dell’amichevole estiva in programma allo stadio Louis II. Il club francese ha vietato l’ingresso con qualsiasi simbolo nerazzurro: maglie, sciarpe, vessilli e ogni altro segno distintivo saranno considerati motivo di espulsione immediata. Chi non rispetta le regole rischia anche provvedimenti legali, secondo quanto riportato nella nota ufficiale.

La società ha invitato i tifosi italiani ad acquistare i biglietti solo tramite il canale “spettatore neutro” e a presentarsi con abbigliamento privo di riferimenti all’Inter. Una misura che ha lasciato sbalorditi gli appassionati, considerando che si tratta di una semplice partita amichevole. Anche l’Inter ha rilanciato il comunicato, suggerendo ai propri sostenitori di attenersi alle disposizioni per evitare problemi.

Le ragioni del divieto e il gemellaggio che preoccupa il Principato

Il Monaco ha giustificato il provvedimento con motivazioni legate alla sicurezza e all’ordine pubblico, ma secondo diverse fonti, alla base ci sarebbe il gemellaggio storico tra i tifosi dell’Inter e quelli del Nizza, acerrimi rivali del club monegasco. La vicinanza geografica e le tensioni passate tra le due tifoserie hanno spinto il Principato a blindare l’evento.

Nel comunicato si legge che la presenza di tifosi interisti al di fuori delle aree neutre è vietata, e che ogni violazione comporterà l’espulsione definitiva dallo stadio. Una misura che, secondo molti, appare sproporzionata rispetto alla natura dell’incontro. In passato, il Monaco ha già adottato restrizioni simili in occasione di partite considerate “a rischio”, ma mai con questa rigidità.

La coreografia dei tifosi del Nizza in sostegno all’Inter, esposta lo scorso ottobre, è stata interpretata come un segnale di alleanza, e potrebbe aver contribuito a inasprire i rapporti. Inoltre, si ricorda che nell’ultima sfida tra le due squadre, vinta 3-0 dai nerazzurri, ci furono episodi di tensione sugli spalti.

Il divieto imposto dal Monaco ha acceso il dibattito sul ruolo delle amichevoli estive, che dovrebbero rappresentare momenti di festa e aggregazione. In questo caso, invece, si è trasformato in un caso diplomatico tra tifoserie, con il rischio di compromettere il clima dell’intera serata.

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L’Al Hilal escluso dalla Supercoppa Saudita, sanzione shock per il club di Inzaghi: il motivo

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L’Al Hilal escluso dalla Supercoppa Saudita, sanzione shock per il club di Inzaghi: il motivo

Una decisione clamorosa scuote il calcio saudita: **l’Al Hilal di Simone Inzaghi è stato ufficialmente bandito dalla prossima edizione della Supercoppa Saudita**, dopo aver comunicato la volontà di non partecipare per tutelare la condizione fisica dei giocatori. La federazione ha reagito con una sanzione durissima, che avrà ripercussioni economiche e sportive sul club.

L’Al Hilal escluso dalla Supercoppa Saudita, sanzione shock per il club di Inzaghi: il motivo

L’Al Hilal è stato escluso dalla Supercoppa Saudita 2025/26, in programma dal 19 al 23 agosto a Hong Kong, per aver rinunciato volontariamente alla partecipazione. Il club aveva motivato la scelta con la necessità di concedere riposo ai giocatori dopo il Mondiale per Club, ma la federazione ha risposto con una punizione esemplare: oltre all’esclusione, è stata inflitta una multa di circa 140.000 euro.

La squadra sarà sostituita dall’Al Ahli, che prenderà parte al torneo al posto del club di Inzaghi. La decisione ha sollevato un’ondata di polemiche, con molti tifosi e osservatori che ritengono eccessiva la reazione della SAFF. Il messaggio della federazione è chiaro: nessuna competizione ufficiale può essere disertata senza conseguenze, anche se le motivazioni riguardano la tutela della salute degli atleti.

Una sanzione che divide: tra esigenze sportive e rigore istituzionale

La scelta dell’Al Hilal di non partecipare alla Supercoppa è stata interpretata come una sfida all’autorità federale, e la risposta non si è fatta attendere. La sanzione non solo penalizza il club sul piano sportivo, ma comporta anche una perdita di visibilità e introiti, in un momento in cui il calcio saudita sta cercando di imporsi sulla scena internazionale.

Simone Inzaghi, appena insediato sulla panchina dell’Al Hilal, si trova a gestire una situazione delicata, con una squadra sotto pressione e una federazione che non ammette deroghe. L’esclusione dalla Supercoppa potrebbe influenzare la preparazione stagionale e complicare l’avvio del nuovo progetto tecnico.

La punizione inflitta è una delle più dure mai viste nel calcio saudita, e apre un dibattito sul rapporto tra club e istituzioni. La gestione del calendario, la tutela dei giocatori e il rispetto delle competizioni ufficiali sono temi destinati a far discutere ancora a lungo. Il caso Al Hilal potrebbe diventare un precedente importante, capace di ridefinire le regole del gioco tra potere sportivo e autonomia dei club.

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Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

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Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

L’attaccante italiano Giacomo Raspadori è vicino al trasferimento all’Atletico Madrid. Un’operazione che non solo segna un nuovo capitolo nella carriera del giocatore, ma che porta con sé importanti implicazioni economiche per il Napoli.

Raspadori verso l’Atletico Madrid: plusvalenza e impatto economico per il Napoli

Il futuro di Giacomo Raspadori sembra ormai lontano da Napoli. Dopo tre stagioni in azzurro, l’attaccante classe 2000 è pronto a trasferirsi a titolo definitivo all’Atletico Madrid, sotto la guida di Diego Pablo Simeone. Un passo cruciale per il giocatore, che punta a rilanciarsi in vista del Mondiale 2026, cercando maggiore continuità e visibilità internazionale.

Secondo quanto riportato, Raspadori è stato acquistato dal Napoli nel 2022 per 32 milioni di euro, cifra che rappresenta il suo costo storico a bilancio. Al 30 giugno 2024, il valore residuo del cartellino era di circa 11,5 milioni di euro, sceso ulteriormente a 5,8 milioni di euro al 30 giugno 2025, grazie al metodo di ammortamento decrescente adottato dal club.

L’impatto della cessione sui conti del Napoli

La trattativa con l’Atletico Madrid prevede una cessione per 25 milioni di euro più bonus, che genererebbe una plusvalenza netta di circa 20,2 milioni di euro. A questa cifra si aggiunge il risparmio sullo stipendio lordo e sull’ammortamento residuo, stimato in 10,4 milioni di euro, portando l’effetto positivo complessivo sui conti del Napoli a 30,6 milioni di euro per la stagione 2025/26.

Questa operazione rappresenta un esempio virtuoso di gestione economica: il Napoli riesce a monetizzare un asset sportivo, liberando risorse per nuovi investimenti. La plusvalenza ottenuta potrà essere reinvestita sul mercato o utilizzata per rafforzare la sostenibilità finanziaria del club.

Dal punto di vista sportivo, Raspadori lascia Napoli dopo 109 presenze e 18 gol, contribuendo alla conquista di due Scudetti, prima con Luciano Spalletti e poi con Antonio Conte. Un bilancio positivo, che però non ha garantito al giocatore un ruolo da protagonista assoluto, spingendolo a cercare nuove opportunità.

Per Raspadori, l’approdo in Liga rappresenta una sfida stimolante. Simeone potrebbe valorizzare le sue caratteristiche tecniche e tattiche, inserendolo in un contesto competitivo e ambizioso. Il trasferimento potrebbe anche rilanciare le sue quotazioni in Nazionale, dove la concorrenza è agguerrita in vista del prossimo ciclo mondiale.

In sintesi, la cessione di Raspadori è un’operazione strategica per tutte le parti coinvolte: il Napoli incassa una plusvalenza importante, il giocatore trova una nuova dimensione, e l’Atletico Madrid aggiunge qualità al proprio reparto offensivo.

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Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

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Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

Nel 2024, la Giovanni Agnelli Bv ha incassato circa 57 milioni di euro in dividendi da Exor. Ecco come sono stati distribuiti tra i rami della dinastia Agnelli-Elkann e cosa emerge dal bilancio della holding.

Dividendi Exor 2024: quanto incassano Elkann e Agnelli dalla cassaforte di famiglia

La Giovanni Agnelli Bv, cassaforte della dinastia Agnelli-Elkann e principale azionista di Exor, ha ricevuto circa 57 milioni di euro di dividendi nel 2024, secondo quanto riportato da Calcio e Finanza. Il bilancio della holding olandese mostra un patrimonio netto in calo, passato da 834,9 milioni a 757,3 milioni di euro, mentre i debiti bancari sono aumentati da 394,1 a 517,8 milioni. La liquidità, invece, è cresciuta da 871 mila euro a 9,3 milioni.

I dividendi ricevuti da Exor rappresentano la principale fonte di entrate per la Giovanni Agnelli Bv, che a sua volta li redistribuisce agli azionisti, in linea con la prassi consolidata. Questo significa che i vari rami della famiglia Agnelli-Elkann si spartiscono i 57 milioni in base alle rispettive quote azionarie.

Come sono distribuiti i dividendi tra i rami della famiglia

Dopo l’ultimo riassetto, la struttura dell’azionariato della Giovanni Agnelli Bv è la seguente:

  • Dicembre (John Elkann e eredi Giovanni Agnelli) – 41%: circa 23,4 milioni di euro
  • Ramo Maria Sole Agnelli – 12,35%: circa 7 milioni di euro
  • Ramo Umberto Agnelli (Andrea e Anna Agnelli) – 8,96%: circa 5,1 milioni di euro
  • Ramo Giovanni Nasi – 8,7%: circa 4,9 milioni di euro
  • Ramo Laura Nasi-Camerana – 6%: circa 3,4 milioni di euro
  • Ramo Cristiana Agnelli – 5,05%: circa 2,9 milioni di euro
  • Ramo Susanna Agnelli – 4,7%: circa 2,7 milioni di euro
  • Ramo Clara Nasi-Ferrero di Ventimiglia – 3,4%: circa 1,9 milioni di euro
  • Ramo Emanuele Nasi – 2,5%: circa 1,4 milioni di euro
  • Ramo Clara Agnelli – 0,28%: circa 160 mila euro

La Giovanni Agnelli Bv ha come unico investimento Exor, che negli ultimi anni ha diversificato il proprio portafoglio puntando su settori come moda, tecnologia e salute. Tra le partecipazioni storiche figurano Juventus, Ferrari e Stellantis, oltre a CNH e investimenti in startup tramite Lingotto.

Il bilancio 2024 evidenzia una strategia di consolidamento e redistribuzione interna, con l’obiettivo di rafforzare il controllo familiare su Exor. John Elkann, CEO della holding, continua a guidare l’espansione in nuovi settori, mantenendo saldo il legame con le radici industriali del gruppo.

Questi dati confermano il ruolo centrale della Giovanni Agnelli Bv nella gestione del patrimonio familiare, e mostrano come i dividendi Exor rappresentino una leva finanziaria fondamentale per tutti i rami della dinastia.

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UEFA sotto accusa: oltre 10 milioni ai club russi, ma niente fondi per quelli ucraini

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