INTER-MILAN. ANALISI DEL DERBY DELLA MADONNINA

22 Ottobre 2018 - 18:57 di

Il derby non è mai una partita come le altre. Ieri sera San Siro ha accolto Baùscia e Casciavìt per un totale di oltre 80.000 anime appassionate di calcio, e già questo di per sé basterebbe a far capire l’importanza dell’evento. E così, tra coreografie, coriandoli di carta e un pizzico di sana follia, è stato aggiunto l’ennesimo tassello di un mosaico perennemente incompleto, ma straordinariamente ricco di storia e ricordi. Il tassello in questione si è tinto di nerazzurro, ma è stato solo un graffio al 92’ del solito Icardi a darne la colorazione Beneamata. Andiamo a vedere nel dettaglio i fattori che hanno contribuito all’esito finale della stracittadina milanese.

Il baricentro

La sensazione è che la partita sia stata equilibrata nel risultato, ma controllata nel possesso dai padroni di casa; il Milan infatti è stato spesso tenuto basso dal palleggio dei nerazzurri (Brozovic ha toccato il pallone più di 100 volte, mentre Biglia si è dovuto accontentare solamente della gestione di 45 possessi) ed ha visto il suo 4-3-3 trasformarsi per lunghi tratti in un 4-5-1 pronto ad armare il contropiede sui lati mediante la tecnica e la velocità di Suso e Calhanoglu. Higuain ha cercato di aiutare la squadra e di allargare la difesa avversaria proprio sfruttando l’ampiezza dei suoi esterni, ma senza risultati degni di nota.

L’Inter invece ha giocato insistendo su quelle che sono le idee di Spalletti, con “una squadra nella loro metà campo, con una difesa alta e tanto campo alle spalle”, tenendo i reparti stretti tra loro e cercando di soffocare sul nascere l’azione dell’undici di Gattuso col pressing – arma preferita di Nainggolan; ed anche quando il Belga si è visto costretto ad alzare bandiera bianca, Maurito e compagni non hanno cambiato spartito ed hanno tentato in tutti i modi di aprire spazi tra le linee ben serrate dei rossoneri.

La dialettica degli attaccanti

Nonostante il risultato ne premi solo una, c’è un punto comune tra le due milanesi; tralasciando il fatto che il Milan, nel contesto complicato della gara, abbia creato poco, mentre l’Inter, più aggressiva, abbia colto un palo con De Vrij e generato qualche altra occasione in più, si è notato come in entrambi i casi ci sia una difficoltà di “linguaggio” tra giocatori d’attacco e rispettivo bomber argentino; nel primo caso infatti gli esterni milanisti, abilissimi nel dribbling e nella conclusione, sembrano cercare la giocata individuale o l’appoggio alla mezzala di inserimento, ma non incontrano quasi mai nel loro schema motorio il movimento del Pipita, servito troppo poco e dunque emarginato spesso dalla manovra. Non a caso Spalletti ha affermato che “il Milan ha grandissima qualità, ma poi bisogna vedere se riesce ad usarla”.

Nel caso dei nerazzurri, invece, se le ali, meno rapide, cercano maggiormente il loro numero 9 (ieri sera 44 cross effettuati), risultando in alcune circostanze anche poco precise, vi è un misunderstanding di fondo fra Icardi e Nainggolan; i due si cercano poco, probabilmente per fisiologia calcistica degli stessi, che preferiscono da una parte un uomo col filtrante pronto ad assecondare il movimento o il taglio oltre la difesa, mentre dall’altra uno spondista che favorisca l’inserimento e che giochi una sorta di uno-due (come faceva Dzeko ad esempio). L’ingresso di Borja Valero ha conservato la natura del modulo interista cambiandone le modalità di pressione – decisamente più aggressiva col Ninja – ma offrendo più possibilità di verticalizzazione, come successo al 39’ quando solo un grande intervento di Romagnoli ha negato il gol a Icardi proprio su ispirazione del trequartista spagnolo.

Icardi all’ultimo respiro

Il pareggio che andava concretizzandosi ieri sera poteva dare ampi meriti alla fase difensiva del Milan e al tempo stesso generare accuse nei confronti di una Inter troppo “tenera” sotto porta, ma “il calcio è strano” (la Pazza Inter dalla prestazione col Tottenham ce lo ha ribadito in più occasioni), e così tutto si riduce ad un acuto nel finale di Mauro Icardi che in un sol colpo strappa a suo favore titoli di giornale e tre punti. L’attaccante ex Sampdoria è l’unico a leggere correttamente la traiettoria di un velenoso traversone di Vecino; il pallone beffa Donnarumma in uscita e scavalca Musacchio, ingannato dal contro movimento verso il primo palo dell’autore del gol. Abate non fa in tempo a stringere e l’1-0 è presto servito con un colpo di testa a botta sicura. Mani dietro le orecchie. Delirio. La Madonnina è nerazzurra, almeno fino al ritorno.