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Il DS dell’Albinoleffe Giacchetta: “Tragica la situazione del calcio italiano. Su Maradona…”

Di Pietro Amendola - il 11 Giugno 2019

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Ai microfoni di Mondocalcionews il ds dell’Albinoleffe Simone Giacchetta ha rilasciato alcune dichiarazioni sul suo passato da calciatore e sul suo presente. Il direttore sportivo a soli 19 anni è passato al Napoli di Maradona, per poi trascorrere 10 anni alla Reggina, con cui ha conquistato un’emozionante promozione in Serie A da capitano. Sull’importanza di questo ruolo, che ha ricoperto per circa 3 anni con gli amaranto, Giacchetta ha speso alcune parole:

“Se si parla del capitano che si limita a portare la fascia, senza trasmettere carisma e mentalità non ci sono grandi problemi. Se si parla del capitano che determina una certa corrente di pensiero nello spogliatoio, il compito diventa molto più complesso. E’ importante avere grande generosità, sapendosi mettere dopo i propri compagni di squadra e dando l’esempio. Gli interventi di un capitano devono essere mirati e non troppi. Alla Reggina, personalmente, è stato naturale assumermi alcune responsabilità. E’ un ruolo che mi ha fatto crescere, passando con gli amaranto dalla Serie C fino alla Serie A”.

Giacchetta, precedentemente, aveva giocato per circa 3 anni nel Napoli di Maradona, passando alla squadra partenopea dalla Civitanovese, a soli 19 anni. Ecco le sue parole sulle emozioni delle prime fasi della sua carriera, in cui ha avuto l’onore di giocare con il fuoriclasse argentino e di vincere con i campani 1 Coppa Uefa:

“Era un contesto diverso. All’ora non c’era il bombardamento mediatico di oggi e le partite non venivano trasmesse in televisione. Perciò questi campioni, come Maradona, venivano visti come dei marziani. Le sensazioni che ho provato quando ho saputo che avrei giocato con il giocatore più forte di tutti tempi erano incredibili, e ancora adesso non mi sembra vero. Un sogno che si era realizzato. Unica l’emozione del gol all’esordio contro l’Atalanta. Segnai al 90′ la rete decisiva, proprio su assist di Maradona e fu qualcosa di straordinario e inimmaginabile. Tutti mi chiedono del Pibe de Oro. Era una persona normalissima, dotata di un talento fuori dal comune. Con lui c’è sempre stato un rapporto da pari a pari, anche se sentiva la pressione delle responsabilità che gli venivano attribuite. Era un piacere ed un onore stare insieme a lui, figuriamoci ricevere un suo assist per il gol all’esordio”.

Da ds dell’Albinoleffe, squadra bergamasca miltante in Serie C, le dichiarazioni di Giacchetta sulla attuale situazione confusa nelle leghe calcistiche italiane:

“La questione si commenta da sola. Personalmente non credo che ci sia rispetto per le società che investono soldi per questo sistema. Succedono cose inverosimili, che non sono riguardevoli nei confronti di squadre che fanno sacrifici enormi per potersi iscrivere ai campionati. E’ assurdo che lo spareggio di play-out di Serie B si sia giocato dopo cosi tanto tempo dall’ultima giornata e che alla finale di Coppa Italia di Serie C ci sia arrivata una squadra che non pagava gli stipendi da Dicembre. Vergognosi anche i problemi con i quali Serie B e C sono partite quest’anno, con società che non si sapeva se dovessero partecipare o meno. Non è giusto per nessuno”.

Sulla cavalcata dell’Atalanta, squadra di Bergamo e quindi “concittadina” dell’ Albinoleffe:

“Noi siamo un essere minuscolo in confronto alla Dea. La città è nerazzurra ed è giusto cosi. Sta facendo un percorso in Serie A straordinario, negli ultimi anni è stabilmente nei primi posti e in questa stagione si è qualificata alla Champions League, arrivando terza. Bisogna fare un grande applauso all’Atalanta, che è un esempio per le altre società, anche per la gestione dei giovani. Credo che per le prossime stagioni rimarrà una realtà di primo livello, e che sia inferiore a ben poche squadre”.

Sull’Albinoleffe e i possibili nomi per la panchina della prossima stagione, tra cui quello di Marco Zaffaroni, ex Monza:

“Abbiamo concluso la stagione, conquistando una salvezza, per cui abbiamo lottato molto. Dopo le recenti stagioni, in cui siamo arrivati spesso nelle posizioni più alte della classifica, quest’anno ci siamo ritrovati un po’ più in difficoltà,soprattutto a causa di una partenza lentissima in campionato, ma alla fine rimaniamo in Serie C meritatamente. Durante la stagione è arrivato un nuovo allenatore, Marcolini, che avrà sicuramente opportunità per uno slancio per la propria carriera, perciò noi facciamo il tifo per lui. Siamo alla ricerca del profilo giusto per la panchina, una persona che sappia soprattutto valorizzare i giovani e che abbia idee concrete sul campo. Posso dire che siamo vicini alla soluzione finale. Noi non puntiamo alla Serie B, ma a mantenere alto il nome di questa storica e piccola società. Per vincere un campionato di Lega Pro servono soldi, e i contributi sono pochi. Onore al nostro presidente che spende tutto di tasca sua, con in ballo ,adesso, anche il progetto del nuovo stadio all’interno del centro sportivo”.

Sulle emozioni più forti provate nella personale carriera calcistica:

“Sicuramente il gol all’esordio con il Napoli. Poi anche la promozione in Serie A con la Reggina da capitano. Il percorso che ho fatto con gli amaranto è stato storico, perchè si trattava di una società molto piccola. A rendere più speciale quel successo, fu la condivisione di quei momenti con la tifoseria di Reggio Calabria, gente che ha il massimo rispetto per chi si comporta bene con loro. Penso che oggi sia apprezzato e conosciuto in quella città, non per le mie doti da calciatori, ma per il mio forte e incondizionato attaccamento alla maglia“.

Su un possibile futuro ritorno alla Reggina:

“Un pezzo del mio cuore è rimasto a Reggio Calabria. E’ normale pensare di tornare un giorno”.

 

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