Il Bari ambizioso e maledetto di Eugenio Fascetti.
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Il Bari ambizioso e maledetto di Eugenio Fascetti.

18 Gennaio 2019 alle 12:15 di Mattia Di Battista

Bari: una città che tentava di scalare i vertici del calcio.

Bari è una delle città più grandi del sud-Italia, una città considerata una provincia nel panorama calcistico italiano. Una città, però, che tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 s’impose nei vertici del calcio italiano, disputando diversi campionati di Serie A facendosi rispettare anche da avversarie più blasonate.

L’avvento della famiglia Matarrese nel Bari.

La scalata dei pugliesi al calcio che conta era cominciata già nel lontano 1977 quando la famiglia Matarrese, impegnata nel settore dell’edilizia, diventa azionista di maggioranza della società. L’allora parlamentare democristiano Antonio Matarrese, il quale comincia ad investire somme cospicue di denaro per riportare il sodalizio barese in Serie A. Tuttavia, nei primi cinque anni dell’era Matarrese, la squadra sfiorerà solo una volta la promozione in A (stagione 1981-82), per poi retrocedere in Serie C l’anno successivo. Dopo la retrocessione Antonio cede la carica di presidente al fratello Vincenzo. In quegli anni arriverà la prima promozione dell’era Matarrese, oltre alla conquista della Mitropa Cup, trofeo internazionale riservato alle squadre dell’Europa Centrale.

La promozione in A del 1994 e l’inizio dell’epopea di Fascetti.

Nel 1994 arriva un’altra promozione in Serie A da seconda classificata nel campionato cadetto, guidata dall’allenatore Giuseppe Materazzi e trascinata dai 17 gol del centravanti Sandro Tovalieri. Il campionato di Serie A si conclude con un onorevole dodicesimo posto. L’anno successivo la squadra perde la sua punta di diamante Tovalieri (ceduto all’Atalanta), sostituito dallo svedese Andersson che fa coppia con Igor Protti. I gol dei due attaccanti non bastano per rimediare ad una difesa tutt’altro che solida e i risultati portano alle dimissioni dell’allenatore Materazzi.

I futuri campioni del Bari di Fascetti.

Al suo posto, arriva Eugenio Fascetti, allenatore viareggino ex Lazio, Verona e Torino. L’avvicendamento, però serve a poco e il Bari retrocede in B a fine stagione. Il campionato successivo vedrà una vera e propria rivoluzione con la cessione del capocannoniere di Serie A Igor Protti alla Lazio e l’arrivo di tanti giocatori che diventeranno delle colonne del club pugliese. Il risultato sarà il ritorno immediato nella massima serie, nella quale il Bari giocherà per cinque stagioni, lanciando tanti giovani talenti che diventeranno campioni. Tra questi: l’esterno Gianluca Zambrotta e il centrocampista Simone Perrotta (futuri Campioni del Mondo), l’attaccante Nicola Ventola e il fantasista Antonio Cassano che esordirà a soli 18 anni segnando contro l’Inter (sua squadra del cuore) allo stadio “San Nicola”.

Nella stagione 1998-99 i “galletti” si classificano decimi in campionato, ottenendo l’accesso alla Coppa Intertoto, alla quale, però, si rifiuteranno di partecipare.

La retrocessione nel 2001 e il lungo declino di una squadra maledetta dalla sorte.

A questi talenti italiani, si aggiunsero diversi giocatori stranieri come i centrocampisti svedesi Yksel Osmanovski e Klas Ingesson, il difensore marocchino Rachid Neqrouz e l’attaccante sudafricano Philemon Masinga. La favola del Bari di Fascetti durerà fino al 2001, quando la squadra retrocederà di nuovo in Serie B. I Matarrese perderanno il loro ascendente sulla tifoseria e comincerà un lento declino culminato con il fallimento della scorsa estate.

A ciò si aggiungerà anche la perdita di tre colonne di quella squadra che fece sognare una città intera: il portiere Franco Mancini (scomparso nel 2012 per un infarto), lo svedese Ingesson (stroncato da un tumore nel 2014) e Masinga (anche lui ucciso dal cancro domenica scorsa a soli 49 anni). Fine tragica di una favola.

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