Giacomo Bulgarelli, indimenticabile icona del Bologna

15 Febbraio 2019 - 11:41 di

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Giacomo Bulgarelli: una delle grandi bandiere del calcio italiano

Il 12 febbraio 2009 si spegneva a Bologna Giacomo Bulgarelli. Un personaggio che, soprattutto per i giovani appassionati di calcio non bolognesi e nati dal 2000 in poi, potrà essere probabilmente sconosciuto ma che per il Bologna e per i bolognesi è un personaggio che ha fatto la storia del calcio, scrivendo insieme ai suoi compagni, una vera e propria favola calcistica.

Giacomo Bulgarelli: il capitano eroe del 1964

Classe 1940, Giacomo Bulgarelli nasce a Portonovo di Medicina (provincia di Bologna) e comincia la sua trafila nel Bologna, fino ad arrivare in prima squadra nel 1959, dove si mette in mostra nel ruolo di mezzala. Inizia per lui un’ascesa inarrestabile che lo porterà a diventare uno dei giocatori simbolo del club felsineo. In pochi anni, Bulgarelli diventa una colonna dei rossoblu, con la sua mitica maglia numero 8 e la fascia da capitano. Le chiavi del centrocampo sono sue: carisma, tecnica e tanta corsa, sia in fase difensiva che in fase offensiva. Doti che lo renderanno uno dei protagonisti del settimo scudetto del Bologna.

Giacomo Bulgarelli e la cavalcata del 1963/64

La stagione 1963/64 è quella della svolta per il Bologna e per la carriera del Borghese Bulgarelli, come lo rinominerà il giornalista Italo Cucci. Il sodalizio emiliano, guidato dal presidente Renato Dall’Ara e dall’allenatore Fulvio Bernardini, conquista il suo settimo scudetto al termine di un campionato incerto e spettacolare, risolto per la prima e unica volta da uno spareggio tra i felsinei e l’Inter di Helenio Herrera. La gara si giocò domenica 7 giugno 1964 allo stadio Olimpico di Roma e fu vinta dal Bologna 2-0, una vittoria che mandò in delirio un’intera città. Un trionfo guastato solo da uno scandalo doping che coinvolse i bolognesi a metà campionato (che poi si rivelò totalmente infondato) e dalla morte del presidente, stroncato da un infarto pochi giorni prima della gara.

Giacomo Bulgarelli: un’icona rossoblu

Per Bulgarelli, lo scudetto rappresenta la consacrazione definitiva ad icona dei tifosi bolognesi. “Onorevole Giacomino, salute!“, così veniva omaggiato dal capo ultrà Gino Villani con il suo megafono. Il capitano di una squadra che è riuscita a costruire una favola calcistica,portando sul tetto d’Italia l’orgoglio provinciale di una città fondata sull’artigianato, a differenza di Milano e Torino. Con lo scudetto arriva anche la Nazionale, con la quale conquisterà gli Europei del 1968 a coronamento di una carriera interamente dedicata alla causa del Bologna. Una carriera, però, tormentata nell’ultimo periodo da diversi infortuni, che lo costringeranno a lasciare la sua città nel 1975 per andare negli USA dove concluderà la carriera.

Giacomo Bulgarelli: la tv (e non solo) dopo il ritiro

Una volta appese le scarpe al chiodo, Bulgarelli diventa direttore sportivo negli anni ’80 con diverse squadre, tra cui il Bologna. Il suo volto non passa inosservato in altri settori: già Pier Paolo Pasolini lo volle nel suo film-documentario “Comizi d’amore” del 1965. Poi, negli anni 90′, diventerà apprezzato commentatore sportivo per TMC e per la Rai. I più giovani lo ricordano anche come telecronista (insieme a Massimo Caputi) nei videogiochi di calcio  della EA Sports. Poi, una malattia che se lo porterà via ad appena 69 anni. La città lo ricorderà con il lutto cittadino e l’intitolazione di una curva dello stadio. Un riconoscimento dovuto per il valore umano di un personaggio che ha dato tanto al calcio e ai bolognesi.