Football Story: come la Roma costruì una squadra da scudetto

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La conquista dello scudetto nel 2000-2001 da parte della Roma di Fabio Capello, passa anche attraverso alcune decisioni forti e in controtendenza. Riviviamo alcuni episodi particolari di quel periodo.

IL FLOP DI CARLOS BIANCHI

Per arrivare a parlare di quel tanto sospirato scudetto, conquistato il 17 giugno del 2001 al termine di un campionato stradominato, bisogna fare un passo indietro. Torniamo, precisamente, al 1996, quando Franco Sensi decide di affidare la conduzione tecnica della squadra a Carlos Bianchi. Il tecnico argentino è un vincente, fautore del miracolo Velez. Una squadra argentina non tra le big storiche ma portate sul tetto del mondo grazie ad un lavoro inestimabile. In lui, Sensi, vede l’uomo giusto per alzare finalmente un trofeo, dopo i primi anni in chiaroscuro da presidente. Il lavoro di Mazzone, nei precedenti tre campionati, è stato buono, con un continuo crescendo che ha portato anche la squadra a sfiorare l’accesso alle semifinali di Coppa Uefa. Il dramma della magnifica notte contro lo Slavia Praga, però, deve aver pesato molto nel bilancio finale sull’operato di Mazzone. Nonostante lo splendido rapporto con la squadra e con la tifoseria, il sor Carletto viene esonerato per far posto a Bianchi. C’è grande entusiasmo nonostante il calciomercato non sia stato propriamente dei più indimenticabili.

Il Boca riabbraccia Carlos Bianchi - La Stampa - Ultime notizie di ...
Il tecnico argentino Carlos Bianchi, un disastro la sua avventura italiana. (credits: la Stampa)

A Roma arrivano diversi giocatori, pochi di questi faranno la storia, molti altri saranno flop storici. Come dimenticarsi di Roberto Trotta? Il centrale argentino è il vero leader del Velez, un marcatore tipicamente sudamericano, cattivissimo, dotato di carisma e con il vizio del gol. Bene, a Roma giocherà 6 partite, quasi tutte disastrose e poi verrà accantonato dallo stesso Bianchi. Oppure l’arrivo del centravanti svedese Martin Dahlin, uno che la porta l’ha sempre vista. Ha fatto benissimo in Germania con il Gladbach ed è reduce dallo strepitoso terzo posto al Mondiale americano, ovviamente da protagonista. Con lui, Balbo, Fonseca, Totti e Delvecchio, la Roma sembra avere un attacco strepitoso ma lo svedese vedrà il campo solo 3 volte e poi saluterà tutti, senza rimpianti. L’inizio è ottimo, la squadra inizia a macinare punti anche se il gioco non è dei migliori. Arriva qualche debacle, come quella interna per 1-4 contro la Samp (un grande Montella) ma anche ottime partite come il 3-0 al Milan di Sacchi.

Tuttavia, gli entusiasmi durano davvero poche settimane. La Roma esce clamorosamente dalla Coppa Italia contro il Cesena e fa lo stesso in Uefa contro i tedeschi del Karlshue. In campionato, le cose iniziano ad andare sempre peggio. La Roma non ha continuità, gioca malissimo e in più lo spogliatoio è una vera e propria polveriera. Tantissimi gli scontenti, primo fra cui Francesco Totti. Il giovanissimo talento giallorosso non lega mai col tecnico argentino e nel mercato invernale è addirittura vicino alla cessione alla Samp. Bianchi vorrebbe sostituirlo con il forte finlandese dell’Ajax, Yari Litmanen. Alla fine non se ne farà niente, per fortuna del popolo romanista. Tutto merito, o quasi, di un triangolare amichevole denominato “Trofeo Città di Roma”. Qui Totti fa il fenomeno e assieme a lui anche un altro giocatore ormai in esubero: il portiere storico della Roma, Giovanni Cervone. Anche quest’ultimo, messo inspiegabilmente alla porta per far spazio al disastroso Sterchele, riconquista il posto. Con il loro ritorno e gli arrivi, nel mercato, di Vincent Candela e Omari Tetradze, la Roma sembra trovare finalmente il bandolo della matassa.

Arrivano buone vittorie, come ad esempio quella in trasferta contro la Samp. Ma anche questo è tutto un fuoco di paglia, perchè la squadra torna presto nel suo oblio e, dopo l’ennesima sconfitta subita, a Cagliari, Sensi esonera Bianchi. Al suo posto un traghettatore, in attesa di scegliere l’uomo a cui affidare l’ennesima ricostruzione. Per terminare un campionato disastroso, con la squadra che guarda pericolosamente anche verso la zona rossa, viene scelto un grandissimo tecnico, che a Roma ha fatto la storia: lo svedese Liedholm. Artefice dello scudetto 82-83, il Barone è ormai fermo da 5 anni ma è uomo di fiducia della società. Decide di accettare la difficile sfida ma i risultati non lo premiano. La media punti, per una squadra ormai allo sbanda, sarà addirittura peggiore di quella di Carlos Bianchi. La retrocessione viene evitata durante un turno infrasettimanale, con la Roma che gioca una gara strepitosa e rifila 4 gol in trasferta all‘Atalanta, con un Totti sublime. Le ultime gare sono solo l’occasione, per chi scende in campo, di provare a guadagnarsi una conferma e stupire il futuro tecnico. Il quale, dopo un ballottaggio con Trapattoni, è stato individuato in Zdenek Zeman, fino a pochi mesi prima allenatore addirittura della Lazio.

LA RICOSTRUZIONE BOEMA

Sensi è rimasto stregato dal gioco di Zeman, visto prima a Foggia e poi a Roma, sponda Lazio. I metodi del boemo piacciono al presidente, che lo vede come l’uomo giusto per far partire un progetto tecnico vincente. E alla fine, così sarà, perchè l’ottimo lavoro del boemo sarà poi alla base di quello di Capello. Zeman attua una vera e propria rivoluzione , stravolgendo in gran parte la Roma. Sul mercato, il boemo non è propriamente soddisfatto dell’operato della società. Arrivano tanti giocatori, molti non richiesti da lui. Se Zeman viene accontentato sugli arrivi di Konsel, Cafù e Vagner (quest’ultimo un bidone) lo stesso non si può dire per altri nomi. Il caso più emblematico è quello che riguarda Cesar Gomez, difensore spagnolo ancora oggi beffeggiato nella Capitale. A quanto pare, Zeman era rimasto stregato dalle qualità di uno dei due centrali del Tenerife, squadra spagnola che lo aveva eliminato nella scorsa edizione della coppa Uefa con la Lazio. Il problema è che il tecnico boemo non ricordava il nome del diretto interessato, che in realtà era l’argentino Paz. Uno che era anche nel girone della Nazionale: veloce, aggressivo, bravo nell’anticipo. Per questo, fornisce alla società una vaga descrizione: ha i capelli lunghi e neri, buona stazza fisica.

Almanacco Giallorosso - Zdenek Zeman - Gli Allenatori Giallorossi
Zeman ha gettato le basi, col suo lavoro, per la conquista dello scudetto con Capello. (Credits: Almanacco Giallorosso)

Le possibilità sono due, visto che due sono i difensori centrali della squadra iberica: uno è appunto Paz, l’altro è lo spagnolo Cesar Gomez. Ovviamente, la scelta ricade su quest’ultimo. Se sia stato perchè costava meno oppure per una semplice casualità non è lecito sapersi, fatto sta che a Roma arriva proprio lo spagnolo. Un episodio che appare assurdo e paradossale letto oggi, quando un qualsiasi giocatore può essere visionato anche attraverso semplici video sul web. Ma all’epoca, con molta meno tecnologia, non erano avvenimenti insoliti. Se Paz era veloce, aggressivo e bravo nell’anticipo, Cesar Gomez era lento, impacciato e macchinoso. Un autentico disastro, bocciato dopo pochissime partite, tra cui si ricorda il catastrofico derby perso contro la Lazio. Per il resto, la squadra gioca da subito un grande calcio e regala prestazioni memorabili, come quelle contro Fiorentina o Milan, travolte all’Olimpico. Nonostante il solito calo invernale delle squadre zemaniane, la Roma arriva al quarto posto finale. Un grande risultato, se si pensa alle difficoltà del precedente campionato.

LA SEPARAZIONE

Nel secondo anno ci si aspetta il definitivo salto di qualità ma le cose non vanno come devono fin dal calciomercato. Dopo la separazione consensuale con Abel Balbo, Zeman chiede un grande centravanti. Si fanno nomi di primissimo livello e il popolo sogna: Shevchenko, Inzaghi, Vieri, Batistuta, Montella, Henry e Trezeguet. Proprio quest’ultimo sembra ormai ad un passo dalla firma ma, all’ultimo momento. Franco Sensi tira sul prezzo e fa saltare la trattativa. Alla fine arriva un argentino, preso dalla serie B, un certo Gustavo Bartelt. Tolti 10 minuti da indemoniato contro la Fiorentina, non lascerà alcuna traccia e chiudere con un desolante 0 nella casella dei gol realizzati. Zeman è così costretto ad affidarsi a Marco Delvecchio, che nel precedente campionato era una buona alternativa ai titolari. Il centravanti, generoso come pochi, ci mette l’anima e mette dentro ben 18 gol ma non convince mai a pieno. Il suo lavoro oscuro, infatti, lo porta spesso ad arrivare poco lucido sotto porta e a commettere errori anche grossolani.

Fabio Junior - Accostato a Ronaldo, fu sopravvalutato in modo ...
Un autentico flop: Fabio Junior (credits: calciobidoni)

A Gennaio si prova a rimediare, pagando a peso d’oro Fabio Junior, che in Brasile qualcuno ritiene il nuovo Ronaldo. Sarà uno dei più  grandi bidoni della storia della serie A e diverrà famoso soprattutto per una videocassetta del Corriere dello Sport, che tentata di osannarlo nonostante le immagini stesse fossero impietose. Inoltre, Zeman pensa bene di scagliarsi contro il Palazzo, accusando il mondo del calcio di utilizzare il doping e lanciando accuse, neanche troppo velati, alla Juventus. Gliela faranno pagare, fin dalle prime partite. Arbitraggi scandalosi, un mare di rigori contro, gol in fuorigioco, espulsioni e cartellini scientifici. Un autentico disastro che peserà tantissimo sull’andamento di una Roma che gioca bene ma che non è mai realmente in lotta per un titolo. Ci sono grandi partite, alcune che rimarranno per sempre nella mente dei tifosi come la rimonta con la Fiorentina o i due fantastici Derby, la vittoria contro la Juventus. Ma anche serate deprimenti, tra cui la clamorosa sconfitta per 4-5 in casa contro l’Inter.

Quella notte, molto probabilmente, viene segnato il destino di Zeman. Il tecnico di Praga ha da poco firmato il rinnovo e ha già impostato il calciomercato estivo. Ha messo alla porta Vincent Candela, Pluto Aldair, il fedelissimo Gigi Di Biagio, Paulo Sergio e, a quanto si sussurra, anche Marco Delvecchio.  Ci sono già tre acquisti: il terzino brasiliano Felipe, il centrale del Paraguay Celso Ayala e il tanto agognato centravanti, che sarà Vincenzo Montella. Il problema, però, è che due di loro la maglia giallorossa non la vedranno mai ma questo lo scopriremo tra poco. La squadra termina in crescendo il campionato, perdendo la qualificazione alla Champions per pochissimo, nonostante avesse battuto anche il Milan, futuro campione d’Italia. Alla fine è un quinto posto, piccolo passo indietro rispetto alla stagione prima e che vale l’esonero a Zeman.

L’ARRIVO DI FABIO CAPELLO A ROMA

Zeman si sente sicuro della riconferma, è in continuo contatto con la società per ultimare la rosa. Si cerca un difensore centrale, un regista e un esterno di attacco. I propositi sono importanti, si parla addirittura di scudetto. Ma, se in dirigenza sembrano ancora lavorare tutti all’unisono col tecnico, Sensi la pensa diversamente. Sa che, dopo le dichiarazioni pesanti dello scorso anno, non lo faranno mai vincere con Zeman in panchina, anche se ne adora il gioco. Inoltre, non è propriamente convinto dalle cessioni chieste dal boemo: per lui Candela, Aldair, Di Biagio e Delvecchio possono ancora dare tanto a questa Roma. Con un blitz improvviso, facendo di testa sua, Sensi trova un accordo con Fabio Capello ed esonera Zeman. Il friulano, al suo arrivo, si trova una squadra già abbastanza impostata ma che non sente sua e impone scelte drastiche.

Celso Ayala è già arrivato a Roma per le visite mediche. Viene riconosciuto da un tassista, che pare gli metta addirittura la sciarpa giallorossa al collo e ne raccolga promesse di vittoria. Si sta recando a Trigoria quando tutto viene stoppato. Fabio Capello non lo vuole. Non importa se sia uno dei centrali più quotati del sudamerica e che abbia disputato un grande Mondiale in Francia, un anno prima, col Paraguay. Per Capello non è adatto e, inoltre, è extracomunitario, particolare che toglierebbe il posto a qualcuno ritenuto più idoneo. La priorità del nuovo allenatore è convincere Aldair a rimanere. Per questo, fa ferro e fuoco per far saltare la trattativa e il povero Ayala è costretto a prendere l’aereo e fare il percorso inverso, restando parecchio sorpreso. Discorso analogo anche per Felipe. Il brasiliano è una precisa richiesta di Zeman, che stravede per lui. Con il Vasco da Gama, il 22enne ha sorpreso tutti, arrivando anche a vestire la maglia della Selecao. Disastroso in fase difensiva, sembra invece un autentico portento in quella offensiva. Veloce e dotato di una tecnica strepitosa, Sensi lo paga addirittura 40 miliardi. Tuttavia, Capello lo ritiene totalmente inadeguato. Per lui, Felipe non è un difensore, verrebbe a Roma per fare l’esterno alto ma in quel ruolo lui ha altre idee (Delvecchio).

Pes Miti del Calcio - View topic - Celso AYALA 1990-1998
Celso Ayala, scaricato da Capello ancor prima della firma (credits: Pes Miti del Calcio)

Così, Capello convince Franco Sensi a rinunciare all’acquisto, ormai chiuso, di Felipe. Il presidente del Vasco farà guerra, la questione finirà addirittura in tribunale ma alla fine il brasiliano non arriverà. Alla lunga, probabilmente, aveva ragione Capello, visto che nella seguente parte di carriera, Felipe si riciclò come trequartista, non giocando praticamente più da terzino. A dirla tutta, se proprio Capello avesse potuto, avrebbe rinunciato anche al terzo acquisto zemaniano, Vincenzo Montella. Per il tecnico ex Milan, il centravanti ideale è di stazza, uno che sa prendere e dare legnate, far salire la squadra. Montella non è ritenuto indispensabile ma in questo caso Capello deve adeguarsi. L’arrivo dell’Aeroplanino, inoltre, chiude alla possibilità di acquistare un altro centravanti. Intanto, Capello riesce a convincere anche alcuni esuberi a rimanere: Aldair, Delvecchio, Candela e, inizialmente, anche Di Biagio (nonostante l’acquisto di Assuncao nel suo ruolo). Inizialmente perchè, a pochi giorni dalla chiusura del mercato estivo, si apre una possibilità: quella di scambiarlo con Cristano Zanetti. Ai molti, sembra un cambio folle: fuori il regista della Nazionale per far posto ad un giovane che all’Inter non trova spazio. Alla fine, Capello ci vedrà lungo perchè Zanetti sarà determinante l’anno dello scudetto.

UN MERCATO FARAONICO

Il primo anno è tutt’altro che esaltante. La Roma parte alla grande e si ritrova in testa alla classifica dopo una decina di giornate. Sembra l’anno giusto perchè la squadra gioca bene ed è anche solida, cosa che non era nell’era Zeman. Il problema, però, è che ha la panchina veramente corta. Le alternative sono quasi tutti giocatori mediocri. Come non citare, ad esempio, il bielorusso Gurenko? Capello se ne innamora facendo il commento tecnico ad una partita della Nazionale con la Rai e lo pretende. Sembra addirittura poter togliere il posto ai titolari Cafu e Candela ma, nei fatti, non vedrà praticamente mai il campo. In attacco, oltre al fortissimo tridente tutto italiano, composto da Totti, Delvecchio e Montella, vi è ben poco. Sono ancora in rosa autentici flop come Bartelt e Fabio Junior. Così, a Gennaio, si prova a rimediare e viene acquistato Nakata, scambiato con Alenichev. L’iniziale idea di Capello, è quella di schierare il nipponico in mediana, in modo da avere tutti e 4 i tenori in campo contemporaneamente. L’esperimento, però, coincide con le prime crepe nella stagione della Roma e dura poco. La squadra sembra perdere brillantezza, è meno spietata in avanti e subisce troppo. Il crollo, nel girone di ritorno, è abbastanza netto e alla fine la squadra arriva sesta, facendo peggio dell’anno prima con Zeman.

Almanacco Giallorosso - Gabriel Omar Batistuta - I Giocatori ...
L’uomo della svolta per la Roma: Gabriel Omar Batistuta (credits: almanacco giallorosso)

C’è delusione nell’ambiente, accentuata dal fatto che la Lazio ha appena vinto lo scudetto. Sensi capisce che, l’unica maniera per alzare un trofeo, è quella di accontentare Capello nelle sue richieste. E’ inutile continuare a far arrivare giocatori di secondo piano, occorrono i campioni. E il mercato sarà faraonico. Assieme a dei buoni gregari, come Jonathan Zebina, il rientrante Balbo e il jolly uruguayano Guigou, arrivano tre giocatori di livello assoluto. Uno per reparto, a puntellare una squadra che, sulla carta, è fortissima. In difesa viene prelevato Samuel dal Boca Junior. Ha 22 anni ma in patria è considerato un vero e proprio fenomeno. Il giocatore era stato segnalato da Zeman due anni prima e già bloccato da Capello nella precedente stagione, per evitare l’inserimento di altri club. Un assegno di 40 miliardi per metterlo a disposizione di Don Fabio. Stessa cifra, su per giù, viene sborsata per regalare al tecnico il regista dei suoi sogni, Emerson. A dirla tutta, il brasiliano era in scadenza di contratto col Leverkusen e sarebbe potuto anche arrivare a 0 ma i tedeschi recriminavano la presenza di una clausola di rinnovo automatico. Per evitare processi e rallentamenti nella trattativa, Sensi stanzia il secondo assegno sostanzioso della sua estate e lo porta nella Capitale. Il terzo colpo, invece, è quello che davvero scatena la piazza. Ci vogliono 70 miliardi di lire e giorni e giorni di mediazione per convincere la Fiorentina e, soprattutto il giocatore, ma alla fine Gabriel Batistuta firma per la Roma.

IL SUCCESSO DELLA ROMA

L’entusiasmo era alle stelle ma non tutte le ciambelle riescono col buco, almeno inizialmente. La stagione, infatti, si apre nel modo peggiore. Durante il deludente precampionato, condito da molti passi falsi, la Roma perde Emerson. Il brasiliano si infortuna gravemente durante un’amichevole e si rompe il crociato. A quel punto, Capello, rivede i suoi piani: accantona il 4-3-1-2 su cui stava impostando la Roma e dà vita ad un sistema di gioco del tutto innovativo. Molti, infatti, schieravano quella squadra con un 3-4-1-2 ma, in realtà, la disposizione era differente. Se è vero che i tre centrali giocavano piuttosto bloccati, era anche altrettanto vero che Candela faceva il quarto a sinistra, mentre Cafù giocava molto più alto a destra. Dall’altra parte, a dare ampiezza e copertura, vi era Marco Delvecchio, con Totti a fare da trequartista. Un vero e proprio 4-2-3-1, che si trasformava in 3-4-1-2 solo quando Montella veniva preferito a Delvecchio, solitamente nelle partite più agevoli. Inoltre, a complicare ancor più le cose, per Capello, arriva la clamorosa eliminazione in coppa Italia subita dall’Atalanta. Per i tifosi è troppo. Vedono le solite ombre e, mentre la città è ancora sommersa di bandiere laziali, scoppiano e si lasciano andare ad una clamorosa contestazione. In una mattina di Settembre, a pochi giorni dall’inizio del campionato (stranamente al via in Ottobre), irrompono a Trigoria.

E’ Francesco Totti a sbloccare la sfida decisiva contro il Parma (credits: Il Messaggero)

Si parla di spinte e schiaffi ai giocatori, danni alle loro macchine, parole molto pesanti nei confronti di Capello e dei suoi. Vengono risparmiati solo tre giocatori dalla contestazione: Totti, Batistuta e l’infortunato Emerson. Anche Samuel è etichettato già come autentico flop dopo i disastri di Bergamo. E’ il crocevia della stagione, perchè la squadra da qui in poi si compatta e inizia una marcia inarrestabile. Passano le giornate e la Roma è sempre più in vetta alla classifica. La squadra gioca bene, vince, segna e diverte. Batistuta è il bomber implacabile di cui c’era bisogno da anni, soprattutto nel girone di andata. Totti gioca un anno strepitoso, da Pallone d’Oro (arriverà quinto a fine anno), Cafù e Candela sono quanto di meglio si possa avere sulle fasce. In mezzo al campo, Tommasi e Zanetti non fanno rimpiangere mai Emerson, giocando gare di altissimo livello fino al rientro del brasiliano. Il quale sarà subito decisivo, anche in fase realizzativa. E poi c’è Samuel, tutt’altro giocatore rispetto a quello visto nelle amichevoli e in Coppa Italia. L’argentino è un difensore strepitoso, insuperabile. Si guadagna l’appellativo di “The Wall“: mai un soprannome fu più azzeccato. Anche Montella è determinante: l’aeroplanino soffre in panchina nella prima parte di stagione, poi subentra in squadra con l’infortunio di Batistuta e inizia a segnare a raffica. Anche col rientro dell’argentino non smette più di metterla dentro e alla fine ne fa 13, come Totti, mentre il Re Leone arriva a 20.

Qualche passo falso nelle ultime giornate aumentano la paura. La squadra sembra in affanno fisico e, soprattutto, sembra iniziare ad avvertire la pressione. Si avvicina la fine del campionato ma Lazio e Juventus sono sempre più vicine. Dopo aver pareggiato, in modalità totalmente opposte, i due scontri diretti per 2-2, la Roma ha il primo match point in casa con il Milan. Pur dominando la gara e sciupando tante occasioni, i giallorossi pareggiano 1-1 grazie ad una prodezza di Montella e vanno a Napoli per chiudere i giochi. Il clima è surreale, con i tifosi della Roma chiusi in gabbia e i partenopei che, dovendosi salvare, giocano la gara della vita. La Roma ribalta l’iniziale svantaggio grazie a Batistuta e Totti ma nel finale vengono raggiunti da una beffarda punizione di Pecchia. A quel punto, Capello manda dentro un furioso Montella, che sfiora subito il gol della vittoria. Ogni discorso è rimandato all’ultima partita. Un vero paradosso per una squadra che è stata sempre in vetta, tenendo un vantaggio rassicurante fin dalle prime gare. Il 17 Giugno, i giallorossi, per scucire lo scudetto ai rivali della Lazio, devono battere il Parma in un Olimpico gremito, molto più del consentito. Il resto è storia, perchè la squadra di Capello supera gli emiliani per 3-1 in una gara a senso unico. C’è anche un’invasione di campo, a dieci minuti dal termine che fa temere per il peggio. Sarà proprio Capello, in prima persona, ad allontanare le migliaia di tifosi dal campo di gioco. Poi la festa, attesa 18 anni.,..

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