Diego Armando Maradona e la schiera dei suoi presunti eredi: quanti flop!!!

Fonte foto: %author%

SEGUICI SU

 

 

Diego Armando Maradona è stato un giocatore unico, capace di far innamorare incondizionatamente una città (Napoli) e di lasciare un segno indelebile nella storia del calcio. Da molti annoverato come il più grande giocatore di tutti i tempi, ha sempre esercitato un grande fascino tra gli appassionati. In tanti, forse in troppi, hanno tentato di avvicinare talenti nati in ogni parte del mondo al suo estro. Paragoni scomodi, a volte improponibili che, molte volte, hanno bruciato le carriere dei poveri sprovveduti di turno. Ecco l’elenco, fornito da Sky Sport, dei tanti presunti eredi di Maradona, molti dei quali sono stati dei veri e propri flop!

1) GHEORGHE HAGI

Il Maradona dei Carpazi. Il miglior giocatore rumeno della storia. Uno dei pochi, in questo elenco, a poter vantare una carriera di assoluto livello. Dopo essersi in mostra, con la maglia della Steaua Bucarest, arrivando a giocarsi anche una finale di Champions e vincendo una Supercoppa, Hagi è stato una delle stelle del Real Madrid. Nel periodo di massimo splendore del calcio italiano, pur di arrivare nel Belpaese, ha lasciato i Blancos per approdare al Brescia. Dopo un primo anno con tanto di retrocessione in B, è rimasto in Lombardia, guidando le Rondinelle alla pronta risalita in A da vero protagonista. Le ottime prestazioni nella cadetteria italiana lo hanno portato al Barcellona.

A fine carriera, lo si ricorda grandissimo protagonista con la maglia del Galatasaray, con cui ha conquistato anche una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea. In Turchia ha giocato a livello altissimo, formando una coppia di assoluto livello prima con Hakan Sukur e poi con Mario Jardel. I tifosi italiani lo ricordano anche per il terribile fallo su Antonio Conte a Euro 2000. Attualmente è un allenatore.

2) ALI KARIMI

Il Maradona d’Asia. Uno dei più grandi giocatori iraniani di sempre, così come uno dei migliori talenti del calcio asiatico. Tecnicamente sublime ma anche  molto indolente, era un trequartista geniale ma dalla lentezza assopente. Le fantasmagoriche prestazioni nel suo Continente gli sono valse le attenzioni del Bayern Monaco. Il grande salto è stato assorbito anche discretamente da Karimi, che ha giocato un biennio in Baviera come buona alternativa ai titolari. Da qui in poi è iniziato il suo declino, con una serie di prestiti in Asia e un breve e insignificante ritorno in Bundesliga allo Schalke. Curiosamente, ha disputato l’unica gara europea in Champions, con la maglia dello Schalke, proprio contro una squadra italiana: l’Inter. Si è ritirato nel 2014, con ben 125 presenze in Nazionale.

3)BLAZ SLISKOVIC

Il Maradona dei Balcani. Un soprannome che sarà accostato a diversi giocatori provenienti da quella zona dell’Europa ma che rimane ad appannaggio dell’ex trequartista del Pescara. Molto forte tecnicamente, era anche noto per la sua vita assai poco professionale e per la sua passione per alcool e fumo. In un periodo in cui gli stranieri erano soltanto tre, il Pescara lo scelse per la sua prima esperienza in serie A alla guida di Giovanni Galeone, il Profeta. Contribuì alla salvezza storica degli adriatici nel loro primo massimo campionato. Ha ritentato una seconda esperienza abruzzese ma molto meno felice della prima, culminata con una retrocessione e con prestazioni sempre meno convincenti. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera tra la Francia e la Yugoslavia, dove lo si ricorda molto brillante con le maglie di Velez Mostar e Hajduk Spalato.

4) SAEED AL-OWAIRAN

Il Maradona del deserto. Ricordate il mitico gol di Maradona contro l’Inghilterra? Bene, c’è anche chi è stato avvicinato a lui solo e soltanto per una rete similare. E’ il caso del giocatore saudita, che a USA 94 fece stropicciare gli occhi a tutti con un coast to coast travolgente. La meravigliosa rete con il Belgio attirò le attenzioni del mondo su Al-Owairan che, a dispetto della prodezza, era però un giocatore piuttosto mediocre. Raggiunse il tetto più alto della sua carriera, conquistando fama, lusso e gloria in patria ma senza mai uscire dai confini e tentare il grande salto in Europa. Una vita calcistica spesa con la maglia dell’Al-Shabab, davvero troppo poco per meritarsi il soprannome di Maradona del deserto. Eppure quella rete…

5) HOSSAM HASSAN

Il Maradona del Nilo. Prima del boom di Salah, in Egitto è sempre stato lui l’idolo incondizionato di tutto un popolo. Forte  del suo record, tutt’ora in battuto, di miglior realizzatore della Nazionale, Hassan si è guadagnato l’amore degli egiziani. Un bomber vero, capace di segnare valanghe di gol, specialmente in patria. Due brevi esperienze europee tra Svizzera e Grecia ma anche un ricco palmares a livello personale e continentale. Un particolare, però, lo rende poco paragonabile al Pibe de Oro: Hassan non era un trequartista ma un centravanti puro. Quando i soprannomi hanno ben poco a che vedere con le caratteristiche di un giocatore…

6) ABEDI’ PELE’

Il Maradona d’Africa. Un giocatore dal grande talento, il miglior ghanese di sempre. In Patria, è davvero considerato allo stesso livello del ben più famoso collega argentino. Tre volte Pallone d’Oro africano, sale sul tetto d’Europa (contro il Milan) con la maglia del Marsiglia da assoluto protagonista. Facendo un percorso simile a quello di Hagi, lascia una grande del continente per provare l’esperienza italiana.

E’ il Torino ad acquistarne il cartellino. In granata, però, arriva in un periodo societario difficile. La squadra è alla fine di un ciclo e, dopo i fasti di inizio anni 90, sta stancamente galleggiando nelle parti medio basse della classifica. Pelè, che oltre a prendere il soprannome di Maradona d’Africa, ha anche un nome decisamente impegnativo, prova a essere la stella di quella squadra. Il suo biennio, però, è caratterizzato da molti alti e bassi e porta alla retrocessione in serie B nel 95-96. Lascia il Piemonte per chiudere la carriera all’Al-Ain.

7) KRISHANU DEY

Il Maradona indiano. Una vera e propria icona in patria. Forse il miglior giocatore indiano di tutti i tempi. Quasi coetaneo del Maradona originale, aveva doti tecniche fuori dal comune, specialmente in un  luogo che non ha mai sfornato grandissimi calciatori. Tante le leggende su di lui, una delle quali vuole che le squadre locali, pur di aver con loro, si avvalessero di metodi tutt’altro che etici per riuscire ad acquistarlo. Tuttavia, pur valendosi di qualità importanti, non ha mai tentato il grande salto, restando tutta la carriera in Patria. L’epilogo della sua storia è molto triste, con la morte a soli 41 anni per una brutta malattia polmonare.

8) GIORGI KINKLADZE

Il Maradona del Caucaso. I nostalgici degli anni 90 lo ricorderanno bene, sia con la casacca del Manchester City che con quella della Nazionale georgiana. Proprio con quest’ultima, incrociò spesso i tacchetti con l’Italia nel corso delle varie qualificazioni. Dribblomane incallito, capace di umiliare l’avversario con un repertorio invidiabile di finte e contro finte, è tra i più grandi giocatori di sempre della Georgia. Una carriera di assoluto rilievo, quantomeno a livello di contratti firmati, visto che, oltre al City, ha giocato anche con Ajax e Boca Juniors. Quello che non ha mai trovato, però, è stata la continuità. A fine carriera ha complessivamente delusi tutti coloro che lo annoveravano tra i possibili campioni a livello mondiale.

9) ANDREAS HERZOG

Il Maradona delle Alpi. Partiamo da una curiosità: Alex Ferguson era totalmente pazzo di lui. Stravedeva per questo austriaco al punto tale da dargli lui stesso il soprannome. Ciò nonostante, non riuscì mai a fargli vestire la maglia dello United, che pure, per qualità tecniche, gli sarebbe calzata a pennello. Colpi fuori dal comune per questo fantasista, diventato famoso con la maglia del Werder Brema, che portò sul tetto di Germania. Tuttavia, un carattere difficilissimo frenò la sua carriera, che toccò il punto più alto col passaggio al Bayern Monaco. I nostalgici del vecchi  mondiali lo ricorderanno sfidare l’Italia di Cesare Maldini nella fase a gironi di Francia 98. Con gli Azzurri avanti per 2-0, fu proprio Herzog ad accorciare le distanze al novantesimo, trasformando un calcio di rigore. Altro talento che avrebbe potuto fare molto di più.

10) AMOORY

Il Maradona della sabbia. Poteva essere un vero fenomeno. Tutti iniziarono a interessarsi alle sue qualità ad inizio carriera. Aveva tutte le caratteristiche per fare la storia del calcio medio orientale. Saudita ma con passaporto degli emirati, attirò le attenzioni di tutti i top club europei, che iniziarono a farlo visionare con sempre maggior continuità. Anche i suoi innumerevoli video su Youtube sono stati a lungo tra i più cliccati.

Poi il dimenticatoio, per tre ragioni principali. La prima è un brutto infortunio dal quale non si riprese mai del tutto e che ne intensificò la già spiccata indolenza. La seconda è la poca voglia di lasciare la sua terra. L’ultima, ma non meno importante, è lo stipendio faraonico che gli garantiva l’Al-Ain. Nessun club europeo se la sentì di garantire un simile ingaggio a quella che, nonostante tutto, restava solo una grande scommessa. Tutt’ora milita in Patria e, nonostante abbia solo 29 anni, la sua carriera è ormai al tramonto da tempo.

11) EMRE BELOZOGLU

Il Maradona del Bosforo. Altra vecchia conoscenza del calcio italiano e altro soprannome dato un pò alla rinfusa. Emre, infatti, aveva ben poco di Maradona, essendo più un buon centrocampista. Dotato si tecnicamente ma anche dinamico, in Italia giocò con fortune alterne con la maglia dell’Inter. Spesso oggetto di incomprensioni tattiche, si sacrificò con continuità sulla fascia sinistra, pur amando molto poco il ruolo. Per la scarsa fisicità, infatti, nel nostro campionato non veniva ritenuto idoneo a ricoprire il suo del regista. Colpi importanti ma anche una certa fragilità che lo ha portato ad avere tanti infortuni. Tornato in Patria, pur sempre frenato dal fisico, ha giocato a ottimo livello con molte maglie prestigiose, tra cui Galatasaray e Fenerbahce, dove milita tuttora, pur in età molto avanzata.

12) ROBERTO MERINO

Il Maradona delle Ande. Non si sa bene chi gli abbia affibbiato il soprannome, tant’è che il ragazzo attualmente milita nel campionato di Eccellenza laziale con la maglia del Sora. L’epilogo di una carriera in continuo calando che lo ha portato a cambiare circa 20 maglie. Peccato, perchè quando arrivò in Italia dal Perù sembrava davvero un talento purissimo. Le sue grandissime giocate e la sua fantasie fuori dal comune, fecero innamorare i tifosi della Salernitana. L’amore aumentò a dismisura dopo un gol da 40 metri ma l’idillio durò ben poco. Ben presto, infatti, i sostenitori campani scoprirono la sua proverbiale indolenza e discontinuità. Le sue prestazioni irritanti lo hanno portato ad un crollo rapido della carriera. Genio e sregolatezza si, ma Maradona in questo caso non è neanche nominabile!

13) WU LEI

Il Maradona cinese. E niente, fa già un pò sorridere così. La Cina non è mai stata patria di grandi calciatori, nonostante una popolazione immensa e il desiderio, da diversi anni, di investire nel calcio per arrivare ad un livello superiore. Gli investimenti e il lavoro hanno prodotto giocatori migliori di quelli che c’erano stati nel corso della storia calcistica cinese. Uno di questi è senz’altro Wu Lei, che nonostante tutto è riuscito a ritagliarsi un posto importante anche in Europa. Arrivato all’Espanyol, infatti, ha dimostrato di avere doti importanti. Le stesse che lo portarono a esordire a 14 anni nel campionato cinese. Vanta anche una rete segnata al Barcellona. Tutto apprezzabile, ma Maradona…

14) GLI EREDI ARGENTINI DI MARADONA

Questo punto meriterebbe un articolo a parte. E’ ormai una triste usanza, per il popolo argentino, quello di bruciare sul nascere ogni possibile talento, attribuendogli la scomoda etichetta di “Nuovo Maradona”. Nell’elenco figurano in tanti, molti dei quali anche autori di ottime carriere e dotati di classe sopraffina. Ma quando hai troppe aspettative addosso, finisci inevitabilmente per deludere. E’ il caso del “Burrito” Ortega, che esordì in Nazionale proprio dando il cambio a Maradona nel 94. Una carriera all’insegna della discontinuità, con due tappe italiane (Samp e Parma).

Anche per Pablo Aimar quel soprannome è stata, fin da subito, una condanna. Abbinata ad un fisico non propriamente da gladiatore, ha permesso all’argentino di avere un’ottima carriera ma di non avvicinarsi mai a ciò che gli era stato predetto. Maradona stesso stravedeva per lui ma nel complesso deluse. Destino simile a quello toccato a Saviola, uno che sembrava destinato a spaccare il mondo ma che si è accontentato di una carriera all’insegna della discontinuità, con una parentesi a Verona negli ultimi tempi.

Un altro trequartista che sembrava destinato, almeno secondo la critica argentina, a ripercorrere le orme del grande Diego fu Gallardo. L’attuale allenatore del River era un fantasista vero, capace di illuminare la platea con colpi da sogno. Fece innamorare i tifosi del River, un pò meno quelli del Monaco. In Francia, infatti, alternò grandi giocate a partite di livello bassissimo. Un pò il must della sua carriera, che infatti non spiccò mai del tutto il volo.

Andreas D’Alessandro, invece, fece innamorare il mondo intero ad inizio del nuovo millennio. Un pò come il doppio passo di Denilson, in molti iniziarono a imitare le sue giocate con la suola. Il problema è che D’Alessandro continuò a farle fino alla nausea, senza mai trovare la sua giusta dimensione e prendendosi presto l’etichetta di fenomeno da circo. Esperienze molto negative in Europa, fu poi costretto a tornare in Sudamerica, dove giocò a buon livello tra Brasile e Argentina.

Un altro giocatore bruciato dall’etichetta di Nuovo Maradona fu Luciano Galletti. Tutta colpa della scelta, da giovanissimo, di approdare al Napoli. Accolto in pompa magna, se ne andò nell’indifferenza totale. Attaccante esterno discontinuo e neanche particolarmente forte, disputò alcune discrete stagioni in Spagna e Grecia. In Nazionale, per un periodo, ha goduto di un credito spropositato, giocando diverse gare e segnando tre reti.

Poi ci sarebbe un certo Diego Buonanotte, il piccolissimo trequartista che fece stropicciare gli occhi ai tifosi del River quando, giovanissimi, esordì. Sembrava un vero e proprio portento, un giocatore destinato a fare la storia. Poi, purtroppo per lui, nel 2009 fu protagonista di un drammatico incidente stradale nel quale persero la vita 3 suoi amici. Non si è mai ripreso e la sua carriera è andata precipitando, sempre più rapidamente.

In pochi ricorderanno Chori Dominguez, che per un periodo fu anche vicinissimo ad indossare la maglia della Juventus. I bianconeri si interessarono a lui grazie alle ottime prestazioni con lo Zenith. In Russia vinse addirittura la Coppa Uefa. Classico numero 10, con la maglia dello Zenith sembrò trovare quella continuità che non ebbe mai più, ne prima e ne dopo. Ancor aoggi ci si domanda il perchè di un simile paragone.

Infine i due nomi più importanti: il primo è quello di Juan Roman Riquelme. Se chiedi a un tifoso del Boca, dirà di amarlo anche più di Maradona. Da molti definito come El Ultimo Diez, è stato un trequartista sublime, dalla visione di gioco fuori dal comune e dalla classe sopraffina. Molto indolente e introverso, ha prima steccato con la maglia del Barcellona per poi trascinare il Villareal quasi sul tetto d’Europa. Al ritorno in patria, col Boca, si è legato visceralmente ai colori blu e giallo, diventando la vera proiezione in campo del tifo della Bombonera. Forse un altro che, con minor indolenza, avrebbe potuto fare di più. Ultimo nome è quello più famoso: Lionel Messi, probabilmente l’unico capace davvero di reggere il confronto. La diatriba è aperta da anni: ha raggiunto il suo illustre predecessore?

COMMENTA L'ARTICOLO