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Il caso razzismo di Ferrier: quando il Bentegodi di Verona si macchiò di vergogna

Di Vittorio Cornacchia - il 4 Novembre 2019

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E’ argomento di questi giorni quello del razzismo negli stadi, con l’episodio del 3 Novembre che ha visto coinvolto Mario Balotelli e i tifosi del Verona. Che siano stati ululati razzisti o semplici sfottò verso un giocatore a molti non simpatico, non è forse lecito sapere. Ben più chiaro, però, fu l’episodio che coinvolse gli stessi tifosi scaligeri nel 1996.

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IL VERONA NEOPROMOSSO

E’ la Primavera del 1996 e il Verona di Attilio Perotti conquista la promozione in serie A, chiudendo il torneo cadetto al secondo posto. Il tecnico bresciano, però, non viene confermato e, al suo posto viene assunto Gigi Cagni, che arriva dal Piacenza. La rosa scaligera, fino a quel momento, è composta solamente da giocatori italiani. Tra di essi spiccano Paolo Vanoli, ottimo terzino di spinta che arriverà fino alla Nazionale, e i due bomber Fabrizio Cammarata e Totò De Vitis. Ci sarebbe anche un certo Damiano Tommasi, ma le splendide prestazioni del giovane centrocampista gli valgono l’acquisto da parte della Roma. Con una rosa numericamente corta, la società veronese si mette al lavoro per poter trovare adeguati rinforzi in vista della serie A.

Da qualche mese, inoltre, nella nostra serie A (e in tutta Europa) si è abbattuto un vero e proprio terremoto: il caso Bosman. La sentenza, favorevole all’attaccante olandese, prevede che i contratti dei giocatori vadano a scadenza naturale e che essi si possano svincolare. Inoltre, non vi è più un limite all’utilizzo dei giocatori comunitari in campo, contro la vecchia regola dei 3 stranieri. Va da sè che molti club inizino a pescare con più frequenza all’estero. Arrivano calciatori di ogni genere: campioni, presunti tali, nomi esotici, giovani promesse. Il Verona, pur volendo mantenere un’identità prettamente italiana, tessera il difensore croato Elvis Brajkovic (che sarà un flop) e mette nel mirino una giovane promessa olandese…

LA VERGOGNA AL BENTEGODI

Il campionato di B non è ancora finito ma la promozione è ormai raggiunta, così la società veneta si mette al lavoro in vista della serie A. Detto di Brajkovic, i dirigenti veronesi puntano ad aggiungere un secondo straniero alla rosa. Il nome buono viene dall’Olanda e ha quasi 20 anni. Maickel Ferrier è un possente difensore, molto forte fisicamente e abile nel gioco aereo. Ha appena disputato la sua prima vera stagione da professionista, mettendosi in luce con la maglia del Volendam. Le buone prestazioni fornite in patria, con un bottino di due gol, gli valgono  le attenzioni di diversi club. Sembra essere il Verona a spuntarla, dopo essersi mossa prima di tutti anche grazie ai buoni uffici col suo agente, che è un certo Mino Raiola. Per i dirigenti scaligeri, Ferrier è un ottimo prospetto da far crescere alle spalle di difensori importanti come Paganin, Siviglia, Fattori e il già citato Vanoli. E’ tutto fatto, ma nessuno ha fatto i conti con la tifoseria veronese.

Il giovane Ferrer ai tempi della Salernitana, pochi mesi dopo il vergogno episodio di Verona. Credits: Wikipedia

Si sta giocando il derby di Verona del 28 Aprile quando, improvvisamente dalla curva dei tifosi scaligeri viene esposto un manichino. Rappresenta un uomo di colore. Già, perchè Ferrier è un ragazzo di colore e, secondo una parte degli ultras di quella curva, questa è una colpa. Il manichino impiccato, inoltre, presenta diverse scritte decisamente eloquenti. Una di queste recita “negro go away”. Riguardo all’episodio vergognoso, scatteranno ovviamente denunce e arresti, ma la cosa sorprendente è la scelta del Verona stesso. Il club, di colpo, rinuncia all’acquisto di Maickel Ferrier. La scusa ufficiale è quella di problemi fisici emersi durante le visite mediche.

L’EPILOGO

Alla fine, Ferrier, in Italia, ci arriverà lo stesso. Sarà la Salernitana ad acquistarlo. Rimarrà nel Belpaese per due stagioni, totalizzando poche presenze tra Salernitana e Catania per poi tornare in patria. La sua carriera non spiccherà mai il volo e giocherò per lo più nella serie cadetta olandese fino al ritiro. Intervistato qualche anno fa sull’episodio, lasciò le seguenti dichiarazioni:

“Avevo 19 anni quando firmai per l’Hellas, tramite il mio agente Raiola. Non fui accolto bene, ero il primo giocatore nero e i tifosi non gradirono. C’era razzismo in città in quel periodo. Andai in città con mio padre e trovammo un manichino nero impiccato allo stadio. Non fu una cosa bella e alla fine stracciammo il contratto”

Da quell’episodio sono passati tanti anni e di giocatori di colore, alla fine, ne sono arrivati diversi anche a Verona, riuscendo anche a conquistare i favori di quella tifoseria che, nel 1996 si sostituì alla società.

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