Caio, un “dottorino” tra i bidoni della nostra Serie A

Caio, il dottorino brasiliano che illuse Massimo Moratti

Caio Ribeiro Decoussau. In molti, leggendo questo nome penseranno  ad un intellettuale esotico o ad uno stregone. Niente di tutto questo (o quasi) perché a dispetto del suo aspetto da dottore e per la sua “abilità” nel non lasciare traccia nella sua avventura italiana, parliamo di una promessa non mantenuta del calcio brasiliano che ebbe un’avventura anche nella nostra Serie A.

Gli inizi con il San Paolo e l’arrivo in Italia

Nato a San Paolo del Brasile nel 1975, Caio si mette in mostra con la squadra paulista vincendo Supercoppa Sudamericana, Recopa Sudamericana Coppa CONMENBOL nella stagione 1994/95. 15 gol in 31 presenze bastano per convincere un giovane, ambizioso e generoso Massimo Moratti a spendere 7 miliardi per portarlo all’Inter. Il “Douthorinho” (dottorino per il suo aspetto molto elegante e raffinato) sbarca a Milano insieme ad un altro brasiliano: un certo Roberto Carlos che sarà il più grande rimpianto per l’Inter di quegli anni. Anche Caio diventerà un oggetto misterioso collezionando solo 6 presenze e zero gol.

Caio e la parentesi ancor più disastrosa al Napoli

A fine stagione la dirigenza nerazzurra decide di cederlo al Napoli. L’esperienza napoletana, però, si rivelerà ancora più disastrosa. Altre 20 presenze e ancora zero gol giocando sempre da subentrato per al massimo un quarto d’ora. Già in estate si era fatto scavalcare da gente come Aglietti, Caccia, Di Napoli ed Esposito. L’unico momento di “gloria” in una notte d’inverno allo stadio “Friuli” in una gara contro l’Udinese finita 2-2. In quell’occasione Caio tenta di salire agli onori della rubrica “Vai col liscio” della Gialappa’s Band: ad un metro dalla porta, chiude gli occhi tentando un tiro al volo. Risultato? Pallone clamorosamente mancato e fine virtuale della sua avventura a Napoli e in Italia.

Il ritorno in Brasile, la breve parentesi tedesca e la nuova vita come modello

Così Caio, nell’estate 1997, fa le valigie per tornare nel suo Brasile. Altri dieci anni tra Santos, Flamengo, Fluminense Flamengo con risultati più decenti. Più una parentesi in Germania con il Rot-Weiß Oberhausen con l’unico gol segnato in Europa. A trent’anni suonati Caio capisce che il calcio non fa più per lui si ritira dall’attività agonistica, iniziando una nuova vita da modello e commentatore televisivo per Radio Globo SporTV. C’era una volta un dottorino prestato al calcio…

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