8 Aprile 1990: 30 anni dallo storico scudetto deciso da una monetina

Esattamente 30 anni fa

Nel calcio se ne sono viste tante di cose strane, ma esattamente 30 anni fa accadde un qualcosa di assurdo che compromise una stagione di fuoco; forse anche una delle più belle nella storia del calcio italiano. Una stagione che per i tifosi milanisti non potrà essere scordata e digerita, per questo se ne torna a parlare spesso. L’ultimo a farlo fu proprio il Cigno di Utrecht, Marco Van Basten:Lo sanno tutti che quello scudetto ci fu rubato, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dirlo”. Queste le sue parole due mesi fa al Corriere della Sera. Parole forti, ma sopratutto parole che fanno capire la rabbia ma anche  la grandezza  di un giocatore che, nonostante i dolori alla caviglia, vinse tutto con quegli “invincibili”. Ma in tutto questo, quello scudetto non gli è ancora andato giù. Ma cosa successe veramente?

8 Aprile 1990, una domenica di polemiche

Una monetina da 100 lire con il peso di 8 grammi aprì le porte al Napoli di Maradona e le chiuse al Milan di Arrigo Sacchi. Questa fu la causa. Che faccia ridere o meno, ma è andata proprio così quella maledetta domenica. Faccio un passo indietro: Era un testa a testa tra Milan e Napoli con Maldini, Baresi, Van Basten da una parte, e Maradona, Careca e Carnevale dall’altra. Era un Napoli voglioso di prendersi il suo secondo scudetto dopo quello dell’87 ed era un Milan campione d’Italia e d’Europa in carica. Quell’8 Aprile i rossoneri si presentarono allo stadio Dall’Ara di Bologna con un punto di vantaggio sui rivali partenopei, che in quell’epoca era oro pregiato visto che la vittoria valeva 2 punti. A 240 kilometri di distanza il Napoli arrivò a Bergamo per sfidare un Atalanta arcigna. Fu una partita che si stava indirizzando verso un brutto 0-0 con due squadre molto chiuse, e in contemporanea a Bologna stava accadendo la stessa cosa. Il Milan stava già sentendo la coppa tra le mani, fino a quando non successe l’impossibile. Nei minuti finali di Bergamo ci furono delle provocazioni da parte dei tifosi atalantini; incominciarono a volare oggetti fino a quando Alemao, il metronomo del centrocampo partenopeo, si mise la mano sulla testa camminando verso la linea di fondocampo. Una monetina lo aveva colpito. Entrarono subito i soccorsi ma Alemao stava bene, lo disse anche al suo massaggiatore entrato in campo anche lui, Salvatore Carmando. Lo stesso Carmando apparve preoccupato e fece accasciare a terra il brasiliano. Sembra grave e quindi barella, ambulanza e ospedale. A quell’epoca le regole erano chiarissime: in caso di episodi simili il risultato era 2-0 a tavolino. La partita però finì pari. Nei giorni successivi il Napoli fece ricorso con la prova di un referto che evidenziò un lieve trauma cranico per Alemao. Intanto a  Bologna iniziarono polemiche per un gol fantasma non dato a Morronaro dopo un pasticcio difensivo tra Galli e Pazzagli. La palla era entrata ma l’arbitro Tullio Lanese non se ne accorge. Arriva il delirio più totale. Quella Domenica sta degenerando. Alla fine arriva la svolta: Il Napoli vince il ricorso e dunque la partita a tavolino contro l’Atalanta, sorpassa il Milan andando a 51 punti e si laurea campione d’Italia per la seconda volta. Sacchi se la sognerà per tutta la notte, tanto che in un intervista rilasciata ha dichiarato: “Rabbia? Tanta, ma quella volta ci furono cose poco chiare. Poi ho saputo, ma sto zitto sennò mi mettono in galera. Diciamo che la politica non fu estranea a quella vicenda”. Questa è la storia. Questo è il calcio, giusto o sbagliato che sia va accettato. Anche per una monetina…

Foto: Wiki Alemao